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L’ultimo romanzo di Robecchi si legge d’un fiato; non necessariamente per sapere chi è l’assassino ma piuttosto per il suo modo di scrivere, di descrivere: i personaggi, i fatti e gli angoli, anche i più ignorati, di una Milano “capitale morale e modello del paese”. E neppure trascura le vicende politiche e sociali disegnandole con una penna sagace e dissacrante, sempre ironica e mai burlesca.
copertina di Torto marcio di Alessandro RobecchiL’autore mette in scena una vera e propria commedia (o piuttosto dramma) dei costumi che procede di pari passo alle indagini dei due investigatori della polizia, gli sconfortati Ghezzi e Carella, il cui spirito è avvilito dal bailamme di giornalisti, scrittori, uomini di strada e detective dell’ultima ora che, con un opinione in mano e la verità in tasca, sgomitano per vincere almeno una comparsata in TV. Indagini ostacolate anche dal dispiegamento chiassoso – voluto dalle alte sfere – che scaricano forze militari nelle strade e nei luoghi più centrali della città e organizzano task force che si danno arie da servizi segreti; ma anche da programmi televisivi che più dei fatti nudi e crudi, sciorinano scandali e indiscrezioni, cialtronerie d’ogni genere per commuovere o indignare un popolo più che addestrato a partecipare con perverso piacere alle spregevoli evoluzioni di quei protagonisti d’un attimo.
Un rapporto di polizia, è il caso di dirlo, quello di Robecchi, che delinea con arguzia la mediocre essenza di eroi e mezzi eroi e le loro azioni più o meno tollerabili; e quella di un Paese che si trasforma via via in un circo, in cui l’arte funambolica di politici e uomini della strada si mescola allegramente, diventando una massa di deplorevole conformità, unico specchio rimasto in cui rifletterci.
Che ci piaccia oppure no.
V.Ch.

Alessandro Robecchi
Torto marcio
Sellerio Editore Palermo, 2017
pagine 415

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