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Non proprio un pugno di dollari, ma per 85,4 miliardi di dollari (108,7 miliardi se includiamo  il debito) AT&T, lo scorso 21 ottobre, ha acquistato Time Warner. Per il perfezionamento di questo matrimonio bisognerà attendere l’istruttoria dell’Antitrust e le due aziende pensano di finalizzare il tutto entro il 2017.
È probabile che per l’antitrust non sia un problema, fatta salva qualche richiesta di dismissione di rami di attività. E fatta salva anche qualche dichiarazione di Trump, a fini elettoralistici e che quindi non applicherà mai, di totale contrarietà all’accordo. Sanders invece ha già provveduto ad inviare una lettera al Dipartimento di Giustizia americano per chiedere di annullare l’operazione. Secondo l’ex-candidato alla Casa Bianca, «la fusione tra i due colossi è una minaccia per i consumatori, essendo “l’ultimo tentativo di ridurre il nostro panorama mediatico, ridurre la concorrenza e la diversità di contenuti, e fornire ai clienti nient’altro che un aumento delle tariffe”» [1].

Prima di una andare avanti, vorrei chiarire la mia posizione e cioè che in tutte queste “Acquisizioni e Fusioni” stellari il ruolo dell’antitrust è quello della foglia di fico per continuare ad autorizzare e legalizzare situazioni di mercati oligarchici, basta guardarsi intorno, dove poche multinazionali dettano le regole. E spesso dettano anche l’agenda politica e le regole degli Stati.

Torniamo all’accordo e ad alcuni aspetti finanziari che chiariscono la complessità e la presenza di altri attori. È stata necessaria una linea di credito di 40 i miliardi di dollari per l’acquisto da parte di AT&T che «secondo indiscrezioni, 25 miliardi di dollari arriverebbero da JP Morgan e 15miliardi di dollari da Bank of America. AT &T ha in cassa poco più di 7 miliardi di dollari e un debito che sfiora i 120 già sotto osservazione degli analisti, AT&T stima sinergie annuali per 1 miliardo di dollari nei tre anni successivi alla chiusura dell’operazione» [2]. Time Warner ha una capitalizzazione di mercato di circa 71 miliardi di dollari e At&t di circa 231 miliardi.

Aggiungerei che come in tutti questi casi saranno soprattutto i lavoratori a farne le spese. E di questo non ci si interroga e non si parla sui media. Non c’è una sola fusione che non comporti ampi tagli all’occupazione. In Francia dopo le acquisizioni, avvenute in maggio, da parte di Sfr di Libération, L’Express, L’Expansion, Lire e del 49% di Bfm Tv e di Rmc, l’azienda ha annunciato la soppressione di 5.000 posti di lavoro [3].

La nuova società avrà al suo interno il primo operatore mobile USA nonché proprietari di servizi a banda larga e via satellite e un agglomerato media, Time Warner appunto che possiede canali quali la CNN, Hbo, produttore di fortunate e profittevoli serie tv, Cartoon Network,  la major Warner Bros. e le partite Nba.
È evidente il livello di concentrazione che si verrebbe a creare e soprattutto sarebbe un altro duro colpo all’indipendenza dell’informazione. La logica delle sinergie per il profitto e per «gonfiare le dimensioni e per aumentare così la propria capacità di indebitamento» sono la sostanza di queste operazioni[4].

Acquisizioni e fusioni media tlc

fonte: Dealogic

A dire dell’Amministratore delegato di At&T, Randal Stephenson, si tratterebbe di una fusione perfetta e che «può tradursi in un approccio nuovo su come l’industria dei media e delle comunicazioni e ricorda di aver comprato in tempi recenti l’operatore di televisione satellitare DirecTv» [5].
Rampini spiega che siamo di fronte ad un’operazione per la tv del futuro, «una tv smaterializzata, un flusso di contenuti che prescinde dal vecchio elettrodomestico che abbiamo chiamato televisione. È la presa d’atto che tra le giovani generazioni, e non solo loro, la fruizione di film, serie televisive, spettacolo e informazioni, avviene già oggi sempre meno attraverso uno schermo televisivo. […]. Tv ubiqua e portatile, viaggiante. Tempi e momenti dell’ascolto decisi dallo spettatore, non dal palinsesto ». Ma anche un’operazione che tiene conto della rivoluzione avvenuta dove «Netflix e Amazon dal lato della produzione di contenuti, Apple e Google per i supporti tecnici che sostituiscono la vecchia tv. In quest’ottica, l’acquisizione di Time Warner da parte di AT&T è solo in parte un’operazione avveniristica; sotto un altro punto di vista è una mossa difensiva in un paesaggio che è già cambiato profondamente» [6].

I concorrenti che usano banda per le connessioni, Netflix in testa temono questo accordo. Non è un caso se l’Amministratore delegato di Netflix, Reed Hasting «già in passato si era scagliato contro AT&T sui temi riguardanti la net neutrality, sostiene senza mezzi termini che non ha ragione di temere il nuovo accordo “se i bits di Netflix e quelli di HBO saranno trattati allo stesso modo”» [7].
AT&T e Time Warner potranno anche provare, con più probabilità, a togliere quote di mercato pubblicitario a Google e Facebook con promozioni e offerte ancor meglio personalizzate grazie alla enorme mole di informazioni disponibili da parte della nuova società. Infatti Jeffrey Bewkes, Amministartore delegato di Time Warner, dice che «gli spettatori, con nuove opzioni di abbonamento, possono godere di poche interruzioni pubblicitarie e vedere solo pubblicità di “prodotti a cui siamo interessati, e non quelli che non abbiamo bisogno di vedere» [8].

Un paio di appunti finali a proposito del consumatore che, spesso parlando di prodotti e servizi del web, viene posto al centro e sempre in grado di decidere lui quando e cosa fare. Pensate veramente che le pubblicità personalizzate siano quelle imperdibili e che vogliamo vedere? E, per usare le parole di Rampini, che sia sempre lo spettatore a decidere “tempi e momenti dell’ascolto” quando hai uno smartphone che ti allerta continuamente? O quando i grandi media con la loro invasiva capacità di comunicazione spingono su temi e contenuti?
Pasquale Esposito

[1] Daniele Chicca, “Sanders vuole bloccare mega fusione “monopolistica” tra AT&T e Time Warner”, http://www.wallstreetitalia.com/news/sanders-vuole-bloccare-mega-fusione-monopolistica-tra-att-e-time-warner/, 27 ottobre 2016
[2] Nicola Tranfaglia, “Matrimoni di colossi tv negli Usa. Ora se ne occuperà l’antitrust”, http://www.articolo21.org/2016/10/matrimoni-di-colossi-tv-negli-usa-ora-se-ne-occupera-lantitrust/, 24 ottobre 2016
[3] Marie Bénilde, “Quando i canali ingoiano i giornali”, Le Monde diplomatique-il manifesto, ottobre 2016, pag.17
[4] Marie Bénilde, ibidem
[5] Nicola Tranfaglia. Ibidem
[6] Federico Rampini, “AT&T-Time Warner, un’unione per la tv del futuro”, http://www.repubblica.it/economia/2016/10/23/news/at_t_time_warner-150383763/?ref=HREA-1, 23 ottobre 2016
[7] Raffaella Natale, “AT&T-Time Warner, i competitor sulla graticola”, https://www.key4biz.it/att-time-warner-i-competitor-sulla-graticola/171287/, 25 ottobre 2016
[8] Sapna Maheshwari, “Individualized Ads on TV Could Be One Result of AT&T-Time Warner Merger”,  http://www.nytimes.com/2016/10/27/business/media/targeted-advertising-time-warner-merger.html?src=me&_r=0, 26 ottobre 2016

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