• In Polonia la deriva autoritaria subisce una battuta d’arresto. Il presidente Andrzej Duda ha annunciato, dopo averlo minacciato, che porrà il veto sulla riforma del sistema giudiziario che il Governo si ostina a portare avanti con l’obbiettivo, non dichiarato, di sottomettere la Magistratura all’Esecutivo, scardinando un principio della democrazia: la separazione dei poteri. In un annuncio fatto in TV il Presidente, riferendosi alla legge sulla Corte Suprema ha sostenuto che “non rafforzerà il sentimento di giustizia” nella società. Una delle disposizioni peggiori di questa riforma è il potere del ministro della Giustizia di nominare membri e canditati della Corte Costituzionale. La Polonia democratica è ancora in grande allerta.


  • Che il governo di Parigi nelle mani del Presidente Macron fosse lo stesso di tanti altri, al di là delle scintille mediatiche, lo abbiamo scritto più volte. Il ministro delle Finanze della Francia Bruno Le Maire ha di fatto seppellito la Tobin Tax in Europa, cioè la tassa sulle transazioni finanziarie di cui si discute inutilmente da sei anni. Per dire quanto le lobby a Bruxelles siano in grado di impedire anche un banale e ridicolo prelievo. Il pretesto di questo funerale è il risultato che potrebbe avere la Brexit: non tassare le attività finanziarie potrebbe facilitare lo spostamento sulle borse europee delle transazioni ora a Londra. E non diversamente la pensa il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Ci siamo dimenticati dei danni che ha fatto, e continua a fare, la speculazione finanziaria.  


  • Il mondo del rock piange un altro suo grande esponente. Chester Bennington, cantante degli acclamati Linkin Park, si è tolto la vita ieri, a 41 anni. Un’altra scomparsa tragica, che si somma a quella recente di Chris Cornell e a quelle, ancora da assimilare per il mondo della musica, di Prince, George Michael e David Bowie. Morti su cui non è stata fatta totale chiarezza, spesso ricondotte, troppo superficialmente, ad abusi di droghe e alcool. Morti, soprattutto quella di Chris e Chester, che nascondono storie difficili alle spalle, traumi, depressioni che a noi appaiono assurde, ma che in realtà sono il riflesso di semplici vite umane, con le loro debolezze e paure. Così, anche il rock si riscopre ogni giorno più vuoto, privato dei suoi talenti migliori. Più vuoto e, allo stesso tempo, meno immortale.


  • Parafrasando Bob Dylan, quante strade deve percorrere un bambino prima che lo si possa chiamare cittadino?  Nell’ottobre del 2015 la Camera dei Deputati approvava, dopo un inter durato due anni, il testo per l’estensione dei casi di acquisizione della cittadinanza per nascita (ius soli) e l’introduzione di una nuova forma di acquisto della cittadinanza a seguito di un percorso scolastico (ius culturae). Questa legge è ferma al Senato e sembra di doverci rimanere per lungo tempo. Una battaglia di civiltà è stata giustamente definita, ma molti politici compresi coloro i quali si definiscono cristiani non ne vogliano sapere. Il ministro Enrico Costa ha chiarito che non avrebbe votato la fiducia se fosse stata posta per l’approvazione della legge. E poi il sospetto che Renzi volesse usarlo per far cadere il Presidente del Consiglio Gentiloni ha agitato le acque. La risposta soffia nel vento. La civiltà può attendere.


  • I sindaci di tredici città della Libia, capitanati dal premier Al Serraj, hanno dialogato e fatto proposte di sostegno con il ministro degli Interni Minniti che, per dirla con le parole di Matteo Renzi, intende “aiutarli a casa loro” con l’obiettivo di ridurre l’arrivo di migranti e rifugiati. Sostenere lo sviluppo nelle aree disagiate del mondo è una direzione giusta, anzi dovrebbe essere la stella polare della politica estera. Quello che va detto è che non è la prima volta, accadeva con Gheddafi, che proviamo a bloccare gli sbarchi e Minniti è già stato in Libia. Poi come dice il segretario generale della Cei, Nunzio Galatino «aiutiamoli a casa loro, se non si dice come e quando e con quali risorse precise rischia di non bastare e di essere un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità». E non dimentichiamo che va pacificata la Libia.


  • La spavalderia con cui Trump affronta molte questioni sembra fare scuola. Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, per la verità non nuovo a certi atteggiamenti, alla Camera dei Comuni ha invitato gli europei ad «andare a farsi un giro» a proposito dei negoziati sulla Brexit ed in particolare sugli obblighi finanziari che la Gran Bretagna deve al resto dell’Europa. Il capo-negoziatore Michel Barnier ha detto chiaramente che Londra deve ammettere di avere una posizione debitoria e che la trattativa non potrà andare avanti senza. In questa prima fase di negoziati che dovrebbero chiudersi ad ottobre, Bruxelles e Londra devono discutere di diritti dei cittadini, nuove frontiere esterne dell’Unione e appunto di questioni economiche. E se il buongiorno si vede dal mattino…


  • 11 Luglio 1982. Sono passati 35 anni da quella indimenticabile notte di Madrid. Al Santiago Bernabeu l’Italia di Bearzot si laureava campione del Mondo, battendo nettamente la Germania Ovest. Era un’altra Italia, un altro Paese. Lontano oggi idealmente ben più di quei “soli” 35 anni. Una nazione sicuramente più unita; in difficoltà, ma non disperatamente cinica. In preda alla follia del terrorismo e ai dissesti di una natura crudele. Era l’Italia di Sandro Pertini, Presidente partigiano, che quella notte esultava sugli spalti come un bambino. Era una nazionale di uomini veri: lavoratori del calcio e non fredde aziende-umane come oggi. Se tutta una generazione si domandasse dove si trovava nell’istante del fischio finale, avrebbe la certezza di conoscere bene la risposta.


  • L’ONU ha adottato il Trattato sulle armi nucleari che ne vieta l’uso. Sono solo 122 i Paesi che l’hanno firmato, mentre USA, Russia e Cina e i detentori di queste armi sono i principali detrattori. Le nazioni firmatarie  non dovranno produrre, possedere, usare o minacciare di usare armi nucleari e, inoltre, si impegnano a non riceverle e trasferirle. Così sembrerebbe un «uno strumento giuridicamente vincolante per la proibizione delle armi nucleari, che porti verso la loro totale eliminazione», ma di fatto chiunque e in qualunque momento può fare marcai indietro. Nonostante ciò molti paesi Italia inclusa non l’hanno adottato. La corsa agli armamenti nucleari ha ripreso ritmi forsennati e sul nostro paese continuano a stazionare armi nucleari violando il Trattato di non-proliferazione (Tnp) che l’Italia aveva ratificato nel 1975. E dal 2020 è atteso lo schieramento della B61-12, un nuovo ordigno made in USA da first strike nucleare.


  • Quando si ascoltano le TV o si leggono i giornali, nella quasi totali dei casi, sembra che i migranti e rifugiati siano la causa di tutti i nostri mali per la spasmodica e, spesso, cattiva informazione che viene fatta. Statistiche calcolate con criteri che danno il senso della catastrofe, costi del contribuente quando da più parti si è dimostrato dei saldi positivi, per non parlare dell’ignobile aggressioni alle ONG il cui compito è salvare vite umane e assistere migranti e rifugiati. La politica corre velocemente dietro e così dopo Tallin ci saranno strettoie, restrizioni, maggiori respingimenti tutto all’insegna del rifiuto. E poi a dar man forte Bill Gates che pur spiegando della necessità degli aiuti in loco sostiene che non possiamo essere troppo buoni. Ma lui dov’era quando accumulava insieme alla sua azienda patrimoni miliardari accentuando le sperequazioni nel mondo, quella si vera emergenza planetaria?