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Restare in città in agosto non è sempre una brutta cosa. E neppure tanto triste. Sono lontanissimi gli anni in cui le città si svuotavano quasi completamente e non si riusciva neppure a comprare pane e latte sotto casa. Era un “chiuso per ferie” ovunque.
Ora quel cartello è molto raro: bar, alimentari, supermercati e tutto lo scibile commerciale resta aperto, sempre; alcuni più perversi di altri, lo sono persino 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Ed ecco che la colazione al bar è possibile, e tranquilla senza essere troppo solitaria; ci si può trattenere più al lungo al tavolo senza le occhiate malevole di chi vorrebbe tanto sedersi proprio lì, perché è più appartato, comodo, luminoso etc. etc. Così un cappuccino, un cornetto e un buon libro … si può fare!!!

la copertina del libro Una mattinata in libreria: Rilke e il bibliotecarioIn questa atmosfera più calma la lettura di “Una mattinata in libreria: Rilke e il bibliotecario” di Carl Jacob Burckardt è plausibile. Edito da Apeiron le 64 pagine del diplomatico, narratore e storico svizzero sono una piacevole e raffinata incursione nel quotidiano di un poeta e di un bibliotecario che nella loro unica giornata insieme discorrono di libri e letteratura in un negozio angusto e buio di volumi di antiquariato.

la copertina del libro di Max Perkins L’editor dei geni

Restando in tema di letteratura è buona per il bar d’agosto anche la biografia di “Max Perkins. L’editor dei geni” stilata da Andrew Scott Berg nel 1978 e per la quale fu insignito del National Book Award. Pubblicata dalla Elliot nel 2013 e ritornata agli onori della ribalta con il film diretto da Michael Grandage con Colin Firth e Jude Law, si tratta di un viaggio eccellente e intimo tra le follie, idiosincrasie, ossessioni dei maggiori scrittori americani e inglesi. Da Fitzgerald a Hemingway, da Wolfe a Pound passando per Galsworthy o James, l’editor strinse rapporti di amicizia e legami di fratellanza con gran parte di loro; con alcuni divenne persino un padre putativo.

la copertina de Il commesso viaggiatore di Arnaldur IndridasonPer gli appassionati di giallo/noir/thriller, insomma della codificazione che più piace, visto che ormai ognuna viene confusa, maltrattata o snaturalizzata, suggeriamo Arnaldur Indriŏason (o Indridason) e il francese Hervé Le Corre. Il primo con “Il commesso viaggiatore”, pubblicato da Guanda, ambientato nella Reykjavìk del 1941, terra neutrale occupata prima dall’Inghilterra poi dagli Stati Uniti. L’omicidio di un commesso viaggiatore con un colpo di pistola statunitense in testa e l’incisione di una svastica sulla fronte porta al parossismo le già tesissime relazioni tra gli abitanti e gli occupanti. La narrazione lenta tipica dello scrittore islandese passa attraverso la prospettiva insolita di un periodo storico e nazionale poco conosciuto dalla nostra Europa “mediterranea” e che non dovrebbe essere ignorato.

 

Del secondo invece proponiamo “Dopo la guerra”, del 2015 ma pubblicato quest’anno nell’edizione tascabile di E/O. la copertina di Dopo la guerra di Hervé Le CorreDefinito “apocalittico e chandleriano”, il romanzo decisamente noir è stato premiato con il Prix du Polar Européen. L’autore racconta una storia di traditori e vendicatori nella Bordeaux del 1950: in pieno dopoguerra, la città è ancora un luogo di corruzione e violenza in cui l’incubo dell’Occupazione pesa molto su tutti assumendo spesso gli stessi contorni atroci della guerra da poco conclusa. Il racconto di ex-delinquenti deportati che tornano per vendicarsi di sbirri corrotti e collaborazionisti è stato ispirato dalla testimonianza di un ex-resistente testimone al processo contro il responsabile della deportazione di oltre 1600 ebrei durante il regime di Vichy.

Buon ferragosto a tutti!!!

V.Ch.

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