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Non cambia nulla in Colombia. Juan Manuel Santos nipote di un ex presidente della Repubblica ed ex ministro della Difesa del presidente uscente Alvaro Uribe è stato eletto presidente. Non cambia nulla perché Uribe lo ha sostenuto per assicurare continuità al suo sistema di potere fondato su una corrotta oligarchia economico-militare. Una continuità che avrebbe voluto assicurare lui stesso con un terzo mandato ma che il coraggio dei giudici della Corte Costituzionale e della Corte Suprema hanno impedito. E’ possibile che Uribe corra per diventare sindaco di Bogotà tanto per non perdere contatto con il territorio.
Santos è stato eletto con il 69% dei voti contro il 29,5% del suo oppositore Antanas Mockus [1] filosofo, matematico ed ex sindaco di Bogotà che aveva fatto della legalità la sua bandiera. Prima del turno elettorale del 30 maggio [2] secondo gli analisti e alcuni sondaggi sembrava essere vicino nelle preferenze al suo avversario, ma forse era solo un modo per mettere in guardia dai rischi di un cambio di politiche o serviva a dare una patente di democraticità alle elezioni?

Colombia. Bogotà, 30 agosto 2009.
Foto Gianluca Stamerra

A proposito di trasparenza e democrazia va detto che la società incaricata di controllare l’esattezza  del voto è alle dipendenze de El Tiempo  che è di proprietà della famiglia Santos.
Comunque dopo il primo turno per rafforzare la sua posizione Santos ha invitato molti partiti, vicini al suo come politica e base di riferimento, ad un governo di unità e sul carro del vincitore uno dietro l’altro sono saliti i conservatori, la stragrande maggioranza degli eletti tra i liberali e con una decisione travagliata anche Cambio Radical, il partito del candidato Vargas lleras.
Mockus ha sicuramente commesso degli errori a cominciare dalla sua posizione di intellettuale o per quella eccessiva fiducia nei social network come Facebook e Twitter come mezzi per affrontare la straordinaria macchina elettorale, corruzione e violenze comprese, di Santos. Va aggiunta anche la supponenza politica per il rifiuto, senza troppo riflessioni, di un accordo con il Polo democratico alternativo, la sinistra-centrosinistra di Gustavo Petro. Il Partito Verde dice la politologa Mónica Pachón dell’università di los Andes, <<”un movimento urbano e cibernetico”, forse solo una delle “congiunture elettorali”, le fa eco la sociologa María Ocampo dell’università Javeriana, che “crescono come la spuma in tempi di elezioni e poi si sfaldano” [3].

Colombia. Amazzonia tra Puerto Narino e Leticia, agosto 2009.
Foto Gianluca Stamerra

Il vero vincitore di queste elezioni è stato l’astensionismo. Un partito che da molto tempo ha un seguito di vaste proporzioni (a questa tornata il 57% degli aventi diritto). Probabilmente è il sintomo della sfiducia dei colombiani stanchi  di vivere all’interno di un paese in guerra e dove le possibilità di migliorare le condizioni della propria esistenza sono quasi nulle. L’astensione è anche il cavallo di battaglia dei gruppi guerriglieri che sostengono l’inutilità delle elezioni per il cambiamento una svolta nel governo del paese.
Queste elezioni non sono servite a vincere <<quella sorta di Sindrome di Stoccolma che la lega da troppo tempo ai suoi stessi aguzzini, in un rapporto malato, contorto. Una relazione inspiegabile con una classe dirigente marcia e corrotta, che mantiene il paese in uno stato di guerra permanente da 50 anni>> [4].

 

Colombia. Bogotà, Un uomo stanco di leggere, 29 agosto 2009.
Foto Gianluca Stamerra

Il nuovo presidente al di là di vaghe dichiarazioni a proposito del rispetto dell’indipendenza del potere giudiziario e legislativo non si muoverà dal sentiero segnato da Uribe. Forse proverà a dare qualche elemento di diversità per semplice prestigio personale. Un modo per non essere ricordato come un alias.
La sua storia soprattutto nell’ambito della presidenza di Uribe è quella di un ministro che ha condiviso e messo in pratica la politica di guerra totale contro la guerriglie e le Farc in particolare e che è sconfinata in territorio ecuadoregno. Nel marzo 2008 l’aviazione colombiana bombardò un accampamento in Ecuador uccidendo il numero due della guerriglia.
Lo scontro armato con la guerriglia è stato uno dei cardini della politica di Uribe e lo sarà per il successore. Sono stati fatti dei progressi militari e le operazioni, come la liberazione della Betancourt o quella della liberazione di altri ostaggi nel corso della campagna elettorale,  hanno dato popolarità anche internazionale. In attesa dell’insediamento del nuovo presidente il 7 agosto tutto prosegue secondo copione Anche qualche giorno fa un bombardamento a tappeto la provincia di Bolivar contrastare le azioni di Ivan Marquez, creduto in Venezuela, numero due delle Farc.
Ma nonostante l’esercito della guerriglia si sia ridotto significativamente come  gli attacchi alle infrastrutture e i numero di sequestri la situazione resta critica e non potrà essere risolta senza un processo di pacificazione vero.
Bisognerà portare fino in fondo le inchieste contro i militari e i paramilitari (Autodifese unite della Colombia, Auc) che si sono macchiati di crimini orrendi. In cinque anni una cinquantina di pubblici ministeri ha portato alla luce 2488 fosse comuni dopo aver interrogato paramilitari che però nei processi collegati alla legge di Justicia e paz sono stati concesse pene irrisorie.
Sono in corso anche inchieste contro militari per lo scandalo dei <<falsi positivi>> e cioè l’assassinio di civili fatti passare per guerriglieri morti in combattimento.
Il tema della guerriglia è collegato a quello delle relazioni con i paesi vicini e della stabilità della Colombia stessa. Oltre all’Ecuador anche il Venezuela potrebbe trovarsi con truppe colombiane nei propri territori. Qualche mese fa era stata annunciata la creazione di una nuova divisione alla frontiera con il Venezuela e una base nella penisola di Guajira. Il motivo: lo sconfinamento e il rifugio di guerriglieri.
Dopo la sua elezione Santos ha dichiarato di voler normalizzare i rapporti con i due paesi ed ha invitato i presidenti Hugo Chavez e Rafael Correa alla propria cerimonia di insediamento il sette agosto.
Ma molti dei paesi latino-americani sono irritati per la disponibilità data dalla Colombia agli USA per la disponibilità di sette basi e per la durata di dieci anni. Per molti il sospetto che queste basi o come ora le chiama il Pentagono Forward Operations Location siano una <<portaerei con l’obbiettivo di compiere operazioni di sorveglianza elettronica in tutta la regione sudamericana>> [5].

In questi anni comunque Uribe [6] grazie alle materie prime esportate ha potuto vantare una notevole crescita economica ma di questo solo le briciole sono finite alla popolazione sia cittadina che rurale con gli indios ad avere la peggio. Lo sfruttamento delle risorse come il petrolio implica impatti sulle comunità e sull’ambiente devastanti.
Forse solo Familias en accion può essere considerato un risultato in quella direzione. Si tratta dell’accesso all’istruzione e alla sanità che ha visto un numero molto più alto di assistiti.

Colombia. Medellin, Barrio, 13 agosto 2009.
Foto Gianluca Stamerra

Per il resto la crescita del PIL che anche nel 2010 secondo  l’FMI crescerà del 2,2% lascia ancora il 65% dei contadini in povertà e senza terra. La proprietà in questi anni si è ulteriormente concentrata. Insieme al Paraguay ha la peggiore distribuzione del reddito. Un esempio? A Cartagena <<la più crudele e spietata città che io conosca>>, secondo il racconto dello scrittore Medina Reyes, il 70 per cento della popolazione è meticcia, l’86 per cento vive con meno di un dollaro al giorno e 7.000 bambini con meno di 13 anni sono nel giro della prostituzione [7].
La disoccupazione resta a due cifre e il 60% di quelli che lavorano è composto da venditori ambulanti e lavoratori in proprio mal pagati.

 

Colombia. Eje Cafetero, regione Quindio, 11 agosto 2009.
Foto Gianluca Stamerra

La distanza con la maggior parte dei paesi del continente si fa più ampia e non potrà cambiare molto se non si sradica la piaga della corruzione a tutti i livelli. Basti pensare che sono centosette i parlamentari sotto processo e di questi una ventina condannati. Il potere politico si sovrappone in diverse situazioni con gli ambienti paramilitari come è successo per la campagna elettorale di Uribe nel 2002 nel dipartimento Magdalena.
Pasquale Esposito

[1] Un racconto più dettagliato della figura di Mockus lo si può leggere in Lariza Pizano, “Antanas Mockus e la filosofia al potere”, Semana, nella traduzione di Matteo Tagliapietra Internazionale 28 maggio 2010; in Isabella Flisi, “Antanas Mockus, il filosofo”, www.peacereporter.net, 25 maggio 2010
[2] Al primo turno in testa c’era Santos con circa il 47%, seguiva Mockus con oltre il 21%, terzo Germán Vargas Lleras del Partido Radical con il 10% circa e Gustavo Petro del Polo democratico alternativo con poco più del 9%.
[3] Maurizio Matteuzzi, “Uribe se ne va ma resta: Santos”, Il Manifesto, 20 giugno 2010, pag. 8
[4] Stella Spinelli, “Sindrome colombiana, www.peacereporter.net, 28 maggio 2010
[5] Sono le parole del’ex presidente colombiano Ernesto Samper che, insieme agli altri leader sudamericani, alla riunione dell’Unasur  tenutasi a Quito il 10 agosto 2009 denunciavano il pericolo prima della chiusura dell’accordo, in Maurice Lemoine, “Il caso delle basi in Colombia”, Monde diplomatique Il Manifesto, febbraio 2010, pag.17
[6] Sugli anni di Uribe con una disamina con vari punti di vista cfr. Maria Teresa Ronderos, “La Colmbia volta pagina”, Gatopardo, in Internazionale, 28 maggio 2010, pagg. 32-38

[7] Milena Nebb, “La Colombia che verrà“, www.peacereporter.net, 14 luglio 2010

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