Condividi

Una brezza di aria fresca che ha il sapore della pace arriva dalla Corea del Sud. Moon Jae-in, il nuovo presidente ha già giurato e ha già detto che volerà nelle capitali, da Washington a Pechino e “nelle giuste circostanze” a Pyongyang, per lavorare per la pace.
L’amministrazione americana continua a mostrare i pugni contro il regime della Corea del Nord con la decisione della Cia di una task force ad hoc, il Korea Mission Center, per contrastare le attività militari. Prima delle elezioni Trump, forse approfittando di un vuoto di potere per l’impeachment prima e l’incarcerazione poi della Presidente Park Geun-hye, aveva autorizzato l’attivazione in Corea del Sud del sistema Thaad (Difesa d’area terminale ad alta quota) che serve ad intercettare missili balistici a breve e medio raggio che è costata l’inasprimento delle relazioni commerciali con Pechino.
Il presidente cinese Xi Jinping si congratulato immediatamente con Moon Jae-In e ha forse trovato un alleato in una politica più cauta, meno aggressiva, nei confronti di Kim Jong-un e nei confronti dello stesso espansionismo asiatico di Washington. Infatti il nuovo presidente intende negoziare sul Thaad, ma soprattutto ha un’altra idea dei rapporti con la Corea del Nord.
È sua intenzione riprendere un cammino fermatosi nel 2008 quando la vittoria dei conservatori pose fine alla politica di apertura e riconciliazione, la cosiddetta sunshine policy, tra le due Coree. In controtendenza alla volontà internazionale di inasprimento delle sanzioni, Moon ha già affermato di voler riallacciare i rapporti economici con la Corea del Nord riprendendo ad investire con una politica che i suoi consiglieri chiamano sunshine 2.0. Uno dei primi provvedimenti potrebbe essere la riapertura e l’ampliamento, al di là del confine, dell’area industriale di Kaesong, imprese del sud e lavoratori del nord erano l’esempio di cooperazione, chiusa dalla ex-presidente Park.

Moon deve ridare speranza ad un paese travolto da uno scandalo per corruzione della Presidente, della sua consigliera e alcune aziende tra cui la Samsung. Per settimane nelle principali città della Corea del Sud le strade e le piazze sono state inondate di cittadini che protestavano. Un paese dove molti giovani laureati sono disoccupati e soprattutto non hanno molte speranze per il futuro.
Moon «riceve in eredità un paese che negli ultimi quattro anni ha conosciuto allarmanti derive autoritarie da parte dell’esecutivo guidato dalla Park e l’aggravarsi delle disparità socio-economiche, per questo l’agenda di politica interna può essere riassunta in una sola parola: riforme. Interventi che interessino sia l’apparato istituzionale della giovane democrazia sudcoreana, che quest’anno celebra i suoi trent’anni, sia la governance economica» [1].
Il presidente ha promesso che nell’agenda dei cento giorni ci sarà la creazione di posti di lavoro.
Un’altra riforma a cui mettere le mani è quella del “chaebol”, le grandi conglomerate coreane di cui fanno parte la Samsung, la Hyundai e la Lg.

Perché i prossimi cinque anni di mandato presidenziale potrebbero essere una ventata di novità, non come quella creata dai media di Macron.
Perché Moon Jae-In è un ex avvocato per i diritti umani, figlio di rifugiati dal regime comunista perché le sue idee progressiste le ha conservate e perché dalla sua ha una forte legittimazione con oltre il 77% degli aventi diritto che sono andati a votare e dalla forte maggioranza che lo ha voluto: 40,2% del totale contro il 25,2% del conservatore Hong Joon-pyo e Ahn Cheol-soo, il 21,5% del leader del Peoplès Party. E forse perché ha l’esempio del Presidente Kim Dae Jung, che inaugurò la politica di apertura con il Nord e che andò a Pyongyang vedendosi assegnare il Premio Nobel per la pace.
Pasquale Esposito

[1] Francesca Frassineti, “Corea del Sud, si riapre la stagione progressista”, http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/corea-del-sud-si-riapre-la-stagione-progressista-16790, 11 Maggio, 2017

In this article