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Saranno 42 i partiti che si presentano alle elezioni tedesche del 24 settembre prossimo. Anche minuscole entità a rappresentare interessi, semplici tendenze culturali o ideologie che nella quasi totalità non accederanno al Bundestag [1]. Il sistema maggioritario per 299 deputate e deputati e lo sbarramento al 5% del sistema proporzionale per le altre/i determineranno una composizione con pochi partiti. Nonostante ciò il/la Cancelliera avrà bisogno con tutta probabilità di un accordo per governare il paese.

Tutti i sondaggi danno in netto vantaggio la Cancelliera Angela Merkel della colazione cristiano-democratica CDU/CSU sul socialdemocratico Martin Schulz della SPD con un divario di un 15% a favore dei primi. Così la Merkel sarà al suo quarto mandato consecutivo, una vera rarità nell’Europa di questi anni che hanno visto anche cambi al vertice clamorosi come nel caso di Macron o con l’arrivo di formazioni politiche che hanno messo in forte crisi quelle tradizionali come la straordinaria crescita del Movimento 5 stelle in Italia, Podemos in Spagna, Syriza in Grecia e per non parlare della Brexit sfuggita di mano a tutti i leader storici in Gran Bretagna. In genere l’instabilità che la circonda è un suo vantaggio: «I più grandi sostenitori (involontari) di Merkel in questa campagna elettorale si chiamano Trump, Putin, Erdoğan, Farage. La Brexit, l’ascesa al potere di Trump, le mosse dell’autocrate turco e la politica di Putin verso l’Ucraina (e non solo) fanno apparire agli occhi di gran parte dell’elettorato tedesco la loro cancelliera come l’usato sicuro, come il timoniere provetto in un mare in tempesta» [2].

Nell’unico dibattito televisivo [3] tra i due candidati, il confronto a visto primeggiare Schulz che in qualche occasione (i rifugiati accolti nel 2015, le disuguaglianze sociali, dieselgate e Turchia) ha messo in difficoltà la Cancelliera, ma alla fine per l’opinione pubblica che ha assistito è stata quest’ultima a primeggiare. Evidentemente è una scelta, quella dei tedeschi, di stabilità, se non di conservazione che ha consentito di primeggiare in Europa, anche governando a proprio vantaggio l’economia continentale; basti pensare al surplus commerciale molto al di là dei limiti stabiliti da Bruxelles. Nella stessa direzione di controllo va il recente tentativo del ministro tedesco delle Finanze di provare ad usare il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) «ai fini di controllo delle politiche fiscali degli Stati che ricorrono ai suoi fondi (per fare fronte ad emergenze come i terremoti oppure per affrontare i costi di riforme strutturali interne). Si noti che il Mes è stato istituito attraverso un accordo intergovernativo esterno al Trattato di Lisbona e funziona sulla base di una governance interna condizionata dal Paese (la Germania) che, in percentuale al reddito nazionale, contribuisce maggiormente al suo budget» [4].

Non che in Germania tutto giri nel verso giusto. Anzi il costo del lavoro basso e la competitività tedesca alle stelle sono il risultato delle pesanti riforme del lavoro (2003-2005), volute dalla coalizione SPD-Verdi del cancelliere Gerhard Schröder e ideata da Hartz e che «hanno segnato il passaggio dal sistema di sicurezza sociale a tutela dei lavoratori a un modello di “inclusione” dove i disoccupati sono trasformati in una grande sacca di lavoratori poveri sottoposti a un regime di controlli rigidamente coercitivo, fondato sulla stigmatizzazione di chi si trova in difficoltà. […] Alla fine del 2016, la rete Hartz IV inglobava quasi 6 milioni di persone, di cui 2,6 milioni di disoccupati ufficiali, 1,7 milioni non ufficiali usciti dalle statistiche grazie alla trappola dei “dispositivi di attivazione” (formazioni, “coaching”, impieghi a 1 euro, mini jobs, ecc.) e 1,6 milioni di bambini associati a famiglie riceventi il contributo forfettario dei Jobcenter. In una società fondata sul culto del lavoro, queste persone sono spesso descritte come un gruppo di oziosi e anche peggio» [5].
E i poveri o a rischio povertà non sono pochi, secondo dati pubblicati nel 2016, «il 15,7 per cento degli ottanta milioni di abitanti è considerato a rischio povertà. E il 14,7 è già povero, con punte del 19 per cento tra i bambini» [6].

Delle questioni sociali, anche attraverso la proposta della cancellazione della Hartz, si occupa il programma della Linke, con a capo Sarah Wagenknecht nel quale si richiedono l’aumento del salario minimo a 12 euro l’ora e del reddito di base garantito a 1.050 euro mensili, la riduzione dell’orario di lavoro con l’estensione della settimana di 30 ore e l’aumento al 53% del salario per le pensioni. Senza dimenticare la sanità e l’istruzione che dovrebbero fare marcia indietro rispetto alle esigenze di mercato.

Tra i partiti che entreranno nel Parlamento ci potrebbe essere il partito di estrema destra, euroscettico e razzista, Alternative für Deutschland (AfD) con i suoi due nuovi leader, la 38enne Alice Weidel e il 76enne Alexander Gauland che la scorsa primavera avevano tolto lo scettro a Frauke Petry accusato di fare scelte moderate. , La Procura di Mühlhausen ha aperto da qualche giorno un’inchiesta su Gauland, per una frase che durante un comizio in cui avrebbe invitato a sbarazzarsi della Ministra per l’integrazione Aydan Özoguz.
Pasquale Esposito

[1] Andrea D’Addio, “Elezioni Germania, il partito dell’hip hop, i vegani, i fedeli alla Bibbia. 42 formazioni “contenderanno” il cancellierato alla Merkel”, http://www.huffingtonpost.it/2017/09/12/elezioni-germania-il-partito-dellhip-hop-i-vegani-i-fedeli-alla-bibbia-42-formazioni-contenderanno-il-cancellierato-alla-merkel_a_23205465/, 12 settembre 2019
[2] Michael Braun,“I tedeschi votano per Angela Merkel ma senza passione”, https://www.internazionale.it/opinione/michael-braun/2017/09/11/germania-elezioni-merkel-schulz, 11 settembre 2017
[3] “Elezioni Germania, il confronto in tv: Schulz attacca e vince il duello, Merkel si difende e vince nei sondaggi”, http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/04/elezioni-germania-il-confronto-in-tv-schulz-attacca-e-vince-il-duello-merkel-si-difende-e-vince-nei-sondaggi/3835485/, 4 settembre 2017; “Merkel ha vinto il dibattito contro Schulz”, http://www.ilpost.it/2017/09/04/dibattito-merkel-schulz-germania-2017/, 4 settembre 2017; Tonia Mastrobuoni, “Berlino, duello tv per la Cancelleria. Migranti e Turchia, Schulz attacca e Merkel non cede”, http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/03/news/duello_merkel_schulz_livetweet-174532556/, 3 settembre 2017
[4] Sergio Fabbrini, “La governance Ue e l’azionista di maggioranza”, http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-08-26/la-governance-ue-e-l-azionista-maggioranza-222609.shtml?uuid=AEh9LBIC, 27 agosto 2017
[5] Olivier Cyran, “L’Inferno del miracolo tedesco“, http://www.ancorafischiailvento.org/2017/09/10/linferno-del-miracolo-tedesco/, 10 settembre 2017, nella traduzione di Anna Sperati da Le Monde Diplomatique
[6] Fabrizio Gatti, “No, la Germania non è il paradiso: viaggio nel paese che nessuno racconta”, http://espresso.repubblica.it/internazionale/2017/04/24/news/qui-non-e-il-paradiso-cresce-la-Germania-degli-scontenti-1.300187, 26 aprile 2017

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