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Le proteste in Serbia non si fermano dopo più di due settimane dalle elezioni presidenziali che avevano decretato la vittoria del premier, Aleksandar Vučić che così sarà al potere fino al 2022. Anche oggi al grido “Contro la dittatura” a Belgrado e in altre città, migliaia di cittadini non organizzati, molti giovani e studenti, contestano per brogli l’elezione, chiedono nuove consultazioni, libertà e vorrebbero l’abbandono della politica da parte dell’élite al potere.

Le irregolarità in otto seggi sono state accertate dalla Commissione elettorale (RIK) che ha chiesto di ritornare alle urne. La stessa RIK aveva dichiarato velocemente vincitore Aleksandar Vučić del Partito Progressista Serbo, con il 55% delle preferenze, che non si era nemmeno dimesso da Primo ministro utilizzando così tutti gli strumenti di comunicazione a sua disposizione.

Le elezioni presidenziali hanno visto al secondo posto, ma molto distante dal vincitore con il 16,36%, Saša Janković sostenuto da molti movimenti civici e da alcuni partiti di opposizione. Sorprendente il risultato del giovanissimo Luka Maksimović alias Saša Janković  con oltre il 9% dei voti la cui campagna è stata impostata tutta su una satira irriverente rispetto alla classe politica e con un programma elettorale a dir poco stravagante. Al quarto posto troviamo Vuk Jeremić ex Ministro degli esteri e Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2012-2013 non ha raggiunto nemmeno il 6%.

Lo scarto così evidente tra Vučić e tutti gli altri, oltre alla scarsa coesione delle opposizioni, è dovuto ad una campagna elettorale dominata dall’ex-premier – del resto era ministro della comunicazione sotto Slobodan Milosevic – che nel solo mese disponibile è stato onnipresente direttamente sui media, in particolare in televisione, o indirettamente perché giornali e riviste hanno spesso deriso o infangato gli altri avversari, in particolare Jeremić e Janković.
La campagna elettorale secondo Antonela Riha è stata dominata anche dalla paura «cittadini impoveriti, la cui esistenza dipende in gran parte dalla vicinanza con alcuni potenti locali, e il cui lavoro dipende dal voto per Aleksandar Vučić, quotidianamente sedati dai “successi” del governo, dal sostegno internazionale che riceve, e dai “nemici” che minacciano la Serbia, quasi non avevano altra scelta. Il potere per mesi si è garantito il “voto sicuro”, promettendo salari più alti e nuovi posti di lavoro e allo stesso tempo demonizzando qualsiasi istanza critica» [1].

Si dovrebbe mettere in conto anche il sostegno internazionale avuto dal vincitore, di fatto «endorsement ubiquitari, da Mosca a Washington passando per Berlino e Bruxelles, dimostrando l’abilità del Presidente nel presentarsi come uomo per tutte le stagioni», o meglio utile alla stabilità quella che «oggi tutti vanno cercando e a molti non sembra vero aver finalmente trovato un altro “uomo forte” con cui interloquire proprio nel cuore della “polveriera balcanica”», come ha scritto  Alessandro Tebini [2]. E poca importanza ha la scarsa trasparenza o atti come la chiusura dei lavori parlamentari subito dopo aver deciso di andare alle urne. E chissà se il suo europeismo liberale continuerà ad essere tale.

Dalla sua il governo qualche risultato concreto l’ha ottenuto sul fronte dei dati macroeconomici: nel 2016 il Pil è cresciuto del 2,7% rispetto all’1,5% previsto; il deficit è al 2% contro il 4% previsto; il tasso di disoccupazione è sceso dal 16,1% al 13,8%.

Per quanto possa sembrare un successo straordinario, quello dell’elezione direttamente al primo turno, va detto che i serbi sono stati molto poco partecipi come dimostra la scarsa affluenza alle urne (meno del 55% degli aventi diritto) e quindi di fatto, come spesso accade nelle elezioni “democratiche”, il Presidente è stato votato da poco più del 25% della popolazione.
Pasquale Esposito

[1] Antonela Riha, “Presidenziali in Serbia: dopo la vittoria di Vučić, le proteste”, https://www.balcanicaucaso.org/aree/Serbia/Presidenziali-in-Serbia-dopo-la-vittoria-di-Vucic-le-proteste-179217, 10 aprile 2017
[2] Alessandro Tebini, “SERBIA: La vittoria di Vucic vista dalla stampa internazionale”, http://www.eastjournal.net/archives/82779, 6 aprile 2017

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