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Un barbone e un ispettore di polizia: una vicenda amara, fatta di sogni infranti e sogni inseguiti nella Parigi che ci è stata resa familiare dalle inchieste del commissario Maigret, il grande assente di questa storia.

copertina del romanzo Il sorcio di George SimenonIl Sorcio è un barbone gentile e quasi signorile che sbarca il lunario grazie ad un ampio repertorio di frasi, battute e facezie che gli conquistano la simpatia di quelli che si muovono in una Parigi fatta di teatri e locali all’aperto.
Nel suo passato c’è tutto un altro tipo di vita e nel suo agire c’è una sorta di malinconica accettazione del presente.
Il Sorcio, come ormai lo chiamano tutti gli agenti in servizio nei quartieri dove si sposta, passa la maggior parte delle sue notti nelle celle dei commissariati che sono diventati una sua seconda casa. Lo conoscono tutti e tutti lo tollerano ormai quasi con simpatia.
In questa storia, almeno fino a un certo punto, il suo rivale è lo Scorbutico. Con questo soprannome non proprio lusinghiero, il Sorcio è solito riferirsi all’ispettore Lognon, un uomo cupo e chiuso, che non ha mai raggiunto gradi più alti nella gerarchia della Polizia parigina.

Citazione 1
E dentro ci aveva trovato un fascio di dieci banconote da cinquecento dollari, cinquanta banconote da cento, e infine delle banconote francesi.
Era fuor di dubbio che quel tizio fosse morto. Anche se il corpo non era ancora freddo. Prima di aprire il portafoglio si era pulito le mani sull’erba bagnata, ma gli restava ancora una sgradevole sensazione di appiccicaticcio.
Comunque non c’era tempo da perdere. Un’occasione simile non capita due volte nella vita e, per non sprecarla, non bisognava lasciare niente al caso.

Gli abituali lettori di Simenon, in particolare quelli legati alle inchieste del “mitico” commissario Maigret, potranno trovarsi quasi in difficoltà nel seguire la vicenda che c’è narrata.
I luoghi, i personaggi e anche gli intrecci sembrano essere quelli tipici di una delle inchieste di Maigret.
Lognon, Lucas e altri poliziotti sono quelli che, in molte occasioni, fanno da collaboratori o informatori del commissario e ci attenderemmo da un momento all’altro la sua apparizione con il tipico incedere e il fumo della sua pipa.
Un Maigret senza Maigret” è stato definito questo romanzo, perché lo stile e le regole narrative sono quelli tipici delle inchieste più celebri.

Citazione 2
Quando uscì, mezz’ora dopo, Lognon non vide il Sorcio, come invece si aspettava, e non sospettò minimamente che il vecchio, a forza di buffonate, era riuscito a intrufolarsi nelle cucine, dove stava facendo piangere dal ridere la servitù con le sue storie.
Lognon tornò a casa in métro. La sala da pranzo era ingombra di bagagli. Sua moglie se ne stava davanti alla finestra con il cappello in testa, e il figlio, vestito in ghingheri, non sapeva dome mettersi.

Il caso porta il Sorcio a ritrovare un’ingente somma di denaro e a poter quindi sognare una vecchiaia diversa e senza affanni. Il Sorcio non sa che dietro questo fortuito caso si cela un delitto eccellente che lo proietterà al centro di una vicenda pericolosa e più grande di lui.
Il caso è troppo grande anche per l’ispettore Lognon che è il primo a rendersi conto della complessità delle cose e che vedrà in quell’inchiesta la grande occasione della sua carriera.
Due uomini ai margini, due uomini che vorrebbero cambiare il proprio destino si ritrovano al centro di una vicenda che non li aveva previsti e non li aveva convocati: l’uno e l’altro affronteranno un piccolo calvario per sopravvivere agli eventi.
Infine due uomini che sembrano, in modi diversi, essere complementari e contrapposti al più noto personaggio di Simenon, quel commissario Maigret che continua ad aleggiare in queste pagine.
Un barbone e un ispettore; un senza tetto e senza casa; un ispettore che non sa risolvere gli enigmi del crimine: Maigret è, invece, in qualche modo casa, regolarità, serena convivenza familiare con la moglie, semplicità domestica, ma è anche un giovane ispettore che ha saputo raggiungere da uomo adulto l’ufficio più importante della Polizia giudiziaria di Parigi.

Citazione 3
Il Sorcio lo studiava di sottecchi. Conosceva bene la polizia. Sapeva a memoria tutte le storie che si raccontavano sugli interrogatori della Polizia giudiziaria e la famigerata stanza delle confessioni spontanee. Chissà se gli avrebbero proposto un panino e una birra, oppure Lucas lo avrebbe cotto a fuoco lento.
Antonio Fresa

Georges Simenon
Il sorcio
Adelphi, 2017
€ 18,00, pagine 155

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