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Arrivano nuove tecnologie per trasformare vecchie foto in bianco e nero in simil nuove foto a colori. O vecchi film che dal grigio si trasformano, come d’incanto, in nuove animazioni colorate. Con tavolozze di colori vicine al vero, ma mai perfettamente vivide, come quelle moderne ultra-perfette (anche troppo). L’antico bianco e nero, ora pastellato, diventa nuovo ipnotico, dice Geppe Inserra. Una forma di antichizzato nel campo del poetico.
Ogni riporto alloggi deve mantenere il dovuto rispetto, non trascinando tutto dentro una spettacolarizzazione sfrenata dei tempi moderni, o del consumismo di immagini che ne consegue. Appropriato, al proposito, un diverso atteggiamento di restauro storico-culturale specifico, sia pure riportato al moderno. Con una serie di regole come succede nel recupero delle opere d’arte. Il passato è un’Arte per intero?

una precessione a Vico del Gargano
Vico del Gargano, processione. Foto originariamente a colori. Pasquale Esposito

Il principio è che il passato non deve rimanere passato, in quanto sola presa di distanza. La questione diventa un rapporto critico attivo con suoi significati intrinseci, mantenuti alla loro essenzialità. Non equivocati e non trasportati nel calderone di presente contemporaneo, che tutto fagocita. Con il rischio che anche il futuro sia anch’esso declinato nel presente totalizzante.
Geppe Inserra ci presenta in Lettere Meridiane le foto del Gargano in una nuova veste, quella antica, truccata con una serie di colori lievi. Che contrastano con le foto attuali, scintillanti, con un ottimismo eccessivo, che, invece, nasconde la grande incertezza contemporanea. Dopo la prima curiosità, le vecchie foto ri-colorate propongono, invero, un senso di nostalgia e poi di delusione per quello che c’era e non c’e più.
Il colore aumenta ovunque il senso del reale e del particolare, nelle vecchie e nuove foto, con effetto di grande profondità di fondo e di una maggiore tridimensionalità. Nelle vecchie foto rimane il sapore del tempo, curvo sulla sua bidimensionalità essenziale, come uno specie di astrattismo surreale. Il nuovo colore evidenzia i fronzoli che prima il bianco-nero mischiava nel grigio. Anche se il colore spesso va oltre quello che lo stesso occhio umano in genere trascura.

panoramica di Pizzomunno a Vieste a colori
Pizzomunno Vieste, colore. Foto Giuliana Macchia
panoramica di Pizzomunno a Vieste in bianco e nero
Pizzomunno Vieste, bianco e nero. Foto Giuliana Macchia

La nuova tecnologia propone una romantica illusione tipo Amarcord (Federico Fellini) , o vuole forse solo fare il verso al gioco del prima e del dopo? Che talvolta è pur anche necessario, per farci rendere conto di quanto abbiamo perso e rovinato. Mi ricordo che anni fa ho ritrovato alcune foto (in bianco e nero) che mio padre, anni ‘50, aveva scattato dalla sua casa di Francavilla al mare, verso l’antistante collina verde. Il confronto con l’oggi è disastroso, a sfavore di quest’ultimo. Personalmente lascerò le antiche foto nel loro stato di bianco e nero.
Di recente ho visto alcuni documentari della seconda Guerra mondiale trasformati a colore, con il commento intelligente di Paolo Mieli. Certo la realtà filmata appare più chiara, ma perde per strada la crudezza reale della vera storia delle immagini grigie e tristi.
Ho condiviso, invece, la scelta di lasciare in bianco e nero i filmati dell’arrivo dei soldati russi nei campi di concentramento degli Ebrei, con le scene ultime della tragedia. Il colore aggiunto avrebbe aggiunto una spettacolarizzazione impropria non rispettosa della Shoah. Il bianco e nero ha mantenuto il senso minimo della dignità umana.
la locandina del film Schindler's listLa bambina del cappottino rosso nella Shindler’s List (Steven Spielberg) rappresenta, invece, una poetica estrapolazione mentale del singolo episodio, tolto dalla massa. Ci siamo infatti abituati alla Shoah solo come un grande numero, e meno come singole storie personali. Il cappottino rosso è il più semplice modo per personalizzare la tragedia, in particolare dell’innocenza della bimba. Dalla sommatoria al minimo addendo e l’inverso. Anche attraverso il colore filtrante.

L’arrivo ritardato del colore in televisione è stato ancora più scioccante. Sono cambiate le persone e gli scenari si sono ampliati, allungati. La cultura stessa di intere popolazioni è saltata in avanti (evoluta/involuta?). È iniziata l’era delle inter-culture, dell’omogeneizzazione, poi finita nella cosiddetta globalizzazione culturale.
Il vantaggio più evidente della televisione è l’immediato contatto con il quotidiano. Gli avvenimenti televisivi diventano storie, cronache, dibattiti (correnti e più o meno discutibili), piuttosto che fantasia circostanziata. Presente piuttosto che flusso continuo di passato e/o futuro, oggi forzati all’unico presente della cultura contemporanea in corso.
Il cinema ha subito un colpo durissimo dall’avanzamento, bello o brutto, della televisione. Assistiamo agli spettacoli televisivi più vari, compresi i film l’uno dopo l’altro, tutti accoccolati sul comodo divano di casa. La televisione ha stabilito rapporti più personalizzati, e ritmi più serrati, conciliabili con la vita familiare o di solitudine pseudo-accompagnata. Le altre forme visive, colorate e non, le dobbiamo, invece, intenzionalmente cercare. La televisione sta sempre lì.
Le sale cinematografie singole di una volta sono andate in crisi. Molte hanno chiuso (la demolizione simbolica del Cinema Paradiso). Si sono riorganizzate solo attraverso l’associazione delle multisala, complementari ai grandi centri commerciali e alle altre strutture di grande intrattenimento. Il cinema diventa, così, la conclusione residua di altre forme di tempo libero.
Allora il cinema moderno è andato alla riscossa con gli effetti speciali, audio-visivi e altro. Utilizzando al massimo la tecnologia digitale. Gli attori sono sempre più soli davanti ai prodotti del computer. Ma anche la televisione non scherza, con scenografie, che non sono più solo materia. I giochi della luce e delle immagini digitali totali di alcune mega-trasmissioni televisive (o mega concerti negli Stadi) sembrano un trasferimento colorico ultraterreno.

Il bianco e nero viaggiava con i sentimenti più di oggi, pur rimanendo fermi. Oggi il trolley e/o lo streaming ci portano ancora più lontano. Realmente e virtualmente. Il bianco e nero era un mondo parallelo, che giocava con la fantasia spostata. Mondi possibili, con storie che facevano la concorrenza alle immagini, e viceversa. Magari in concorrenza con la fantasia nei libri, poi filmati. Oggi questo passaggio è più difficile. Prova ne è il film Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino, che ha ritenuto inventare la propria trasposizione tra film e libro, attraverso la pubblicazione della scenografia scritta.
Il cinema di oggi e gli altri immaginari collettivi tendono, cioè, alla separazione tra fantasia e linguaggio delle immagini, più che ad una integrazione culturale unitaria . Ciascuno nella sua evoluzione intrinseca. Il bianco e nero nei confronti della fantasia era più chiaro.

I film neorealisti dovevano essere tassativamente in bianco e nero. Da questo punto di vista interpreto il prefisso “neo” come pura concettualizzazione di qualcosa che deve rimanere nudo e crudo. Indistinguibile nelle sfumature. Non riesco ad immaginare i film di Pasolini a colori. Nella nuova forma colorata avremmo false ed inutili sensazioni di sporco, di povero, di inferiore.
Le immagini sbiadite e “nuvolate” del bianco e nero rimanevano fedeli alla loro fermezza concettuale. Non per questo meno libere. Solo diverse per uno spontaneo esercizio traslativo di messaggi in un mondo di immaginario collettivo più forte. Oggi, invece, disarticolato, frazionato, perduto in tempo reale della propria obsolescenza veloce.
Un bacio filmato in bianco e nero era più romantico ed ammiccante di qualsiasi bacio a colori. La sensualità era diretta ed intimizzata. Anche più sognata. locandina del film di Giuseppe Tornatore Nuovo Cinema ParadisoLo hanno detto gli spezzoni che Arturo ha lasciato in eredità a Salvatore in “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.
I films a colori di oggi hanno spostato l’attenzione su troppi piani paralleli. Magari per traslare di continuo le fantasie multiple. Devono fare strani giri di parole o complicate sequenze. Fino alle nuove tecnologie meccanicistiche, che trasfigurano la realtà. Ci calano senza tanti complimenti nelle illusioni usuali ed inusuali, reali e virtuali, con sovrapposizioni spesso inconciliabili.
Spaesandoci. Articolando e disarticolando l’oggetto e il personaggio, scivolando dall’uno dall’altro, con frenetica velocità. Creando disambiguità continua. (I films a sensazione).
I colori hanno dimensioni e materie multiple, addirittura oltre quelle che conoscevamo nella tavolozza essenziale dei colori primari assoluti. Compreso il tempo dei colori come un addendum inaspettato. Si tratta di esplicitare una nuova teoria e mondo del colore. I colori della luce sono sempre stati il sale e la magia della vita. Lo capiamo ancora di fronte all’arcobaleno. Ora i colori sono ribaltati, scoppiati. Anche abusando della delicatezza dell’originario bianco e nero.

Penso alla incapacità dei cani di percepire i colori. I loro grandi occhi tristi si stringono all’uomo con l’antico amore ancora in bianco e nero.
Penso alle persone daltoniche e al loro mondo strano, difficilmente comprensibile. Una psicologia che non è del tutto dentro la scenografia del bianco e nero, ma è spesso vissuta in un proprio personale travisamento di colori. Forse solo una diversa articolazione di colori scambiati, quindi una diversa visione della vita.

Il desiderio di dire molto di più attraverso i colori è talmente tanto, che si finisce per dire meno. Soprattutto perché la tecnologia non riesce ancora a digitalizzare i sentimenti, l’emozione, la fantasia. Il “bianco e nero” crea minori equivoci e mantiene l’anima profonda intatta. Il colore tecnologico successivo è contaminato in un progress veloce. Che appartiene ad una evoluzione contemporanea ormai fuori ogni possibile controllo e previsione.
Potremmo provare a fare l’analogo gioco inventato da Celentano “questo è rock, questo non è rock”. Nel nostro caso “questo è in bianco e nero, questo è a colori”. Giusto per capire quanto le cose che ci circondano e le vicende che ci coinvolgono, conservano o hanno perso la loro veste sentimentale. Quanto sono ormai preda di un frastagliamento variopinto eccessivo, che in ultima analisi si traduce nell’incertezza contemporanea assoluta.
Il bianco e nero è ancora una filosofia di vita?
Eustacchio Franco Antonucci,

Bibliografia navigante

Perché fare le foto in bianco e nerodidatticarte.it
L’importanza del bianco e nero we-rad.com
La provocazione del colore e l’endiadi bianco e neroartlistening.umpf.it
Effetto colore modifica foto – Editor foto – App
Giovanni Rinaldi, Il potere ipnotico del bianco e nero nella Puglia, 3 marzo 2014 – blog Lettere Meridiane
Se Il passato ritrova i suoi colori 16-06-2017 – blog Lettere Meridiane

 

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