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Quando si parla di uguaglianza dei diritti, oppure si chiede di abbassare sostanzialmente le disuguaglianze economico-sociali tra le persone si continua a fare poco. Quando invece si tratta di rendere uguali le condizioni economiche e le leggi che riguardano le merci, aziende e politici si danno da fare.
È il caso del CETA, il Trattato economico e commerciale globale tra Canada e Europa che, senza una discussione democratica seria, può essere approvato globalizzando le regole che governano quasi tutti gli aspetti della vita dei cittadini europei e canadesi. Stiamo parlando di di settori come il lavoro, i servizi pubblici, il sistema finanziario, le produzioni agricole.

Come ha spiegato Carlo Petrini i prodotti agricoli canadesi non hanno le stesse e stringenti regole europee ed in particolare italiane e questo significa produrre a costi più bassi e quindi sarà facile sconfiggere la concorrenza delle tante medie e piccole aziende dalle produzioni di qualità del made in Italy. Inoltre in Canada si fa uso di 100 agenti chimici nei prodotti alimentari (purtroppo, alcuni come il glifosato è già presente sulle nostre tavole) e, dato il sistema di etichettatura, non sarà possibile discernere e comunque saranno danneggiati gli agricoltori dediti al 100% italiano. E poi su 291 denominazioni di origine italiane solo 41 verranno riconosciute e quindi finiremo con avere prodotti con nomi simili a quelli italiani ma con tutt’altri ingredienti e disciplinari di produzione.

Qualche tempo fa The Guardian spiegava come in Canada spiegava che le sabbie bituminose vengono trattate per estrarre petrolio arrecando danni all’ambiente. Chi ne impedirà la stessa procedura in Europa? Se dovesse passare saranno evidentemente favorite le multinazionali che sarà sempre più difficile ridimensionare nei loro poteri, a maggior ragione se potranno chiamare facilmente in tribunale (ne sono previsti ad hoc)gli stessi Stati in caso di danni e inadempimenti. E questi tribunali non sono terzi, come può essere il tribunale per un normale cittadino.

Altra aggravante di questo accordo è l’essere, di fatto, un mezzo per far entrare nel mercato europeo tutte le multinazionali statunitensi che hanno sedi in Canada e quindi il famoso Trattato con gli USA (TTIP) rientrerebbe dalla finestra.

E per finire: perché tutta questa corsa all’approvazione? Sono contrari i cittadini che hanno capito che di vantaggi veri non ce ne sono. Sono contrari i lavoratori e la maggioranza dei sindacati, le associazioni ambientaliste, la Coldiretti … E poi in Francia la Corte Costituzionale deve pronunciarsi su un ricorso che porta la firma di 106 parlamentari o nello stesso Canada il parlamento del Quebec aprirà i battenti a settembre.

Democrazia sempre più vacillante. Ad essere buoni.
Pasquale Esposito

 

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