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È inutile ripetersi anche la dodicesima tappa del Giro d’Italia Centenario, arrivato a Reggio Emilia, è andata ancora una volta ad un corridore straniero. Siamo contenti, almeno chi ha vinto è stato un giovane corridore di fresco talento. Si tratta di Fernando Gaviria, un nuovo grande talento colombiano (velocista). Il 55% del Giro d’Italia è già ad appannaggio del ciclismo straniero.
Ci siamo abituati da tempo ai grandi corridori colombiani, soprattutto scalatori per natura, visto che il loro territorio è un Paese di altopiani e grandi montagne. Rigoberto Uran, Chaves Esteban, giovane dal viso simpatico, che è stato battuto all’ultimo dal nostro Vincenzo Nibali nel Giro d’Italia dell’anno scorso. Alberto Betancur, anche lui scalatore, dall’atteggiamento gentile e simpatico.
E soprattutto oggi Nairo Quintana, che sembra lo scalatore più quotato del momento. Per vincere facile i Giri d’Italia, più in difficoltà con il Tour de France.
Dopo siffatti campioni-scalatori, ecco, a sorpresa, un grande velocista colombiano emergente, che sembra sopravanzare lo stesso André Greipel, che fino a qualche giorno fa sembrava un velocista marziano imbattibile, dalle gambe mostruose, a guardare alcune foto dei suoi immensi muscoli gambali. Sembra di ricordare la massa muscolare di Alberto Tomba.
Un’anomalia colombiana rispetto alla caratteristica strutturale somatica del colombiano tipo. Non ha le gambe mostruose di Greipel, però deve avere una potenza esplosiva occulta, misteriosa.

I nostri velocisti sono ancora molto lontani da questi livelli. E lo saranno ancora, fintantoché insisteremo a demolire i Velodromi, invece che costruirli.
Mi piacerebbe lanciare qualche slogan. Un Velodromo per ogni città capoluogo di Regione (minimo). Per promuovere il talento di probabili ciclisti passisti e velocisti.
Una pista di ciclocross per ogni capoluogo di provincia (minimo). Soprattutto di quelle province collinari, legate a Paesaggi particolari.
Tali strutture (Velodromi, e ciclocross nel Paesaggio/natura) avrebbero il grande merito di avvicinare ancora di più il pubblico sportivo al ciclismo, potendo osservare con una maggiore lente di ingrandimento il gesto atletico in bicicletta. Molto di più dell’attimo fuggente di una tappa del Giro, che passa troppo velocemente nelle strade per una volta sola. A meno che non si tratti di circuiti urbani finali, che, comunque, propongono comunque la velocità estrema ad ampi giri.
Eustacchio Franco Antonucci

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