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La Grecia è rientrata nei mercati finanziari. Lo ha fatto collocando obbligazioni con scadenza a cinque anni.
Dopo tre anni, questo passaggio, è stato possibile per una serie di fattori, primo fra tutti gli 8,5 miliardi necessari per ripagare i creditori garantiti dai ministri delle finanze dell’Unione europea e il coinvolgimento “di massima” del Fondo monetario internazionale e la decisione della Commissione europea di far uscire la Grecia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.

La soddisfazione del governo Tsipras e di Bruxelles è evidentemente enorme. Soddisfazione anche, evidentemente, per le banche a cui è stato affidato l’incarico per gestire l’operazione di collocamento: la francese Bnp Paribas, le americane Citigroup Global Markets, Goldman Sachs e Merrill Lynch, la tedesca Deutsche Bank e l’inglese Hsbc. Va detto che alcuni analisti non concordano con il ritorno al mercato in questo momento perché pericoloso per le prosciugate finanze di Atene [1].
Molto meno la soddisfazione per la stragrande maggioranza dei greci che a causa di austerità e mancanza di buon senso delle istituzioni internazionali e delle nazioni coinvolte hanno sacrificato molto della loro esistenza. E non ce n’era bisogno.
Del resto il Commissario Ue Moscovici ha avuto modo di dire che il percorso delle riforme è stato «forse troppo duro, ma necessario». A proposito proprio di riforme non va dimenticato che l’ultimo passaggio è avvenuto con altri impegni di Alexis Tsipras per la riduzione del deficit e del debito. Austerità per dirla con un altro termine. Il debito pubblico è al 179% del Pil greco e avrebbe bisogno di una profonda ristrutturazione, ma di fatto se il Fmi è aperto la Germania non ne vuole sapere, almeno fino al 2018 quando si svolgeranno le elezioni tedesche.
L’ex Ministro Janis Varoufakis non ha risparmiato critiche, anche ultimamente, per questa gestione di continui sacrifici imposti alla popolazione, definendo Syriza «l’altra faccia del centrodestra di Nuova Democrazia» [2].
La restituzione, se mai avverrà, degli 8,5 miliardi significa non poter intervenire ancora sui livelli di povertà che obbligano, solo ad Atene, decine di migliaia di persone a ricorrere agli enti caritatevoli e alle ong, sugli stipendi e le pensioni, sulla sanità pubblica di un paese dove sono in molti ad aver smesso di curarsi.
Pasquale Esposito

[1] Daniele Chicca, “È ufficiale, Grecia torna a finanziarsi sui mercati: bond a 5 anni”, http://www.wallstreetitalia.com/crisi-debito-grecia-torna-sui-mercati/, 24 luglio 2017
[2] T. A. Synghellakis, Fabio Veronica Forcella, “Atene torna sui mercati. Tsipras: «Stiamo uscendo dalla crisi»”, https://ilmanifesto.it/atene-torna-sui-mercati-tsipras-stiamo-uscendo-dalla-crisi/, 25 luglio 2017

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