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In un articolo sulla Strada Parco di Pescara, Emilio Maria Di Loreto evidenzia per intero il bluff ormai in atto da tempo nella città del voglio l’infinito ma guardo al micro. A scapito di una delle migliori intuizioni degli ultimi tempi, la Strada Parco.

È il 1989 quando Pescara supera, in sopraelevata (originale fatto in ambito nazionale e oltre), l’handicap di una strada ferrata invalicabile, che divideva un due una città, per giunta lineare-costiera. Trasformando il canale residuale FS in una Strada Parco, suggestiva iniziativa del tempo. Poi, però, ritornando subito sui propri passi, la città rinnega l’idea verde e ripristina una nuova e diversa barriera, con l’intenzione di risolvere i gravi problemi di una mobilità specializzata Pescara-Montesilvano (linea filobus presunta innovativa, oggi già obsoleta).
L’ipotesi Strada Parco aveva lasciato intendere che Pescara, città esemplare per l’intero Abruzzo, storicamente legata alle antiche pinete dunali costiere, lunghissime, una volta fiorentissime, senza interruzioni, potesse, così, recuperare il DNA marino adriatico generale. Attraverso una nuova striscia ecologica verde, capace di interconnettere tutti i brani verdi sbriciolati. Sia pure in posizione più interna, a ridosso di consistenti aree residenziali fronte-mare, che avevano tagliato irrimediabilmente, decenni fa, i precedenti scenari litoranei naturali.
Le residue pinete malate, rimaste qua e là a francobollo sul lungomare pescarese, non basterebbero, ovviamente, a ricostruire da sole le precedenti immagini antiche. La Strada Parco assicura, invece, ancora oggi, un minimo di continuità. Altrimenti il buio di una edificazione che continuerà inesorabile.

La scomparsa delle storiche pinete di Pescara ha snaturato, in effetti, l’immagine originale della città cresciuta troppo in fretta. Avrebbe potuto davvero imporre sull’intero versante adriatico di sempre, uno scenario unico ed irripetibile. Il colpo finale sarà dato dall’eventuale svilimento della Strada Parco in agonia. Piccole oasi sparse, piccoli giardini agonizzanti, il cui destino è segnato. Con minacce continue di tagli arborei senza futuro.
Una storia simile è capitata a Francavilla al mare, ma per altre cause. Una drammatica distruzione bellica a raso prima, e subito dopo l’effetto deleterio di successivi Piani di ricostruzione assatanati, con la ri-costruzione fino alla spiaggia già esigua, distruggendo l’immagine di un luogo balneare di élite storica. Gabriele D’Annunzio, pescarese, non potrebbe più, oggi, con gli attuali stravolgimenti, raggiungere a cavallo, per pinete, dune e spiagge libere di un tempo, il suo amico Francesco Paolo Michetti a Francavilla al mare e coltivare i famosi cenacoli artistici abruzzesi.
La sostituzione dei lunghissimi ed eterogenei lungomare palmati attuali è il seguito ironico del perduto scenario naturale precedente. Emulazione sciocca dei vari lungomare palmati nord-adriatici, anche loro di dubbia naturalità locale. Il lungomare di Pescara è, d’altra parte, più povero degli altri, non potendo gareggiare, per esempio, con la vastità del lungomare di San Benedetto del Tronto. Per fortuna, dietro il suo lungomare, Pescara è una città certamente più attraente.

L’insipienza urbanistica di un vecchio Piano Regolatore pescarese è stato il suggello negativo di tutto questo stato incerto. Un Piano obsoleto che campa dentro i suoi rigidi comparti (monofunzionali a francobolli-zoning), o grazie a Varianti più o meno generali. Comunque attuato per parti. Dove la continuità fisica-logica è solo una illusione.
Il limite culturale ristretto entro cui ristagna la questione della “Strada Parco si e Strada Parco no” è l’esempio più lampante di una visione urbanistica miope, piccola. Una questione che deve, invece, riconquistare una caratteristica urbanistica vasta.
Così come l’aspirazione metropolitana pescarese, da cui dipende anche la nuova visione dell’intero Abruzzo, per nuovi assetti lineari costieri adriatici regionali, collinari paralleli, montani interni, lunghe vallate. Comprese le fragilità territoriali interne (terremoto, instabilità idro-geologica), che, emergenze a parte, reclamano, soprattutto loro, una visione regionale globale.
Tutte le ragioni esposte da Emilio Maria Di Loreto sono apprezzabili, ma credo sia opportuno riportarle subito alla grande scala. Uscire fuori dalla sola logica del dibattito nel dettaglio. La questione deve guardare sempre al tutto, con inter-scala, ruoli più vasti, in tempi più dilatati.
Diversamente la nuova Pescara metropolitana appare come un pescecane che divora se stesso.
La proiezione spaziale cui penso, si muove soprattutto attraverso i grandi corridoi multifunzionali, che le nuove visioni lunghe esigono, come connettivi necessari. Tra questi la Strada Parco.
La metropolitazzazione pescarese deve procedere, pertanto, lungo processi vasti in progress.
Dalla città lineare costiera, alla città centrale dell’intero versante adriatico (da Francavilla al mare-zona Foro, fino al Polo degli Alberghi di Montesilvano). Quindi dal suo baricentro strategico, ribaltato nella città ortogonale diffusa della intera vallata del Pescara. Quindi alla città regionale in sinergia globale. Quattro Province in sinergia strategica. E oltre, oltre.
Si tratta di un modello totalizzante, intelligente, che può legittimamente aspirare, il più presto possibile, al livello dell’Euro City adriatica comunitaria, di cui l’intelligenza pescarese parla.
Queste nuove visioni urbanistiche stratosferiche, non possono appoggiarsi, quindi, su episodi urbanistici esigui o interrotti. Visioni povere di una perdurante politica corta, sempre contingente. Servono politiche di respiro, dall’assoluta mente generale al particolare circolare.
La città territoriale, di cui parliamo, attraverso gli ampi corridoi, costruisce, a sua volta, i sistemi dei sistemi. Che non sono costituiti soltanto dai soliti collegamenti mobili, ma anche dagli altri canali funzionali, eco-funzionali, verdi, etc. Urbani ed extra-territoriali, lungimiranti.
L’attuale e vetusto Piano Regolatore generale di Pescara, per esempio, è interessato alla città e meno al territorio. Deriva da una superata Legge urbanistica regionale Abruzzo, addirittura del 1983, che opera attraverso modelli urbanistici verticali-gerarchici, conformativi e non performativi, contrastanti con l’odierna visione urbanistica aperta. Solo nel novembre del 2016 la Regione Abruzzo ha compiuto un primo, timido passo, non ancora sostanziale, attraverso specifiche Linee Guida in materia urbanistica in generale. Troppo tardi, forse, per organiche soluzioni di rilevanza territoriale, tipo quella pescarese.

La Strada Parco di Pescara resta comunque (per poco ancora?) elemento di congiunzione territoriale del terzo/quarto tipo. Che diventa di primo/secondo tipo in una visione di adeguata Area Vasta. Oppure zero.
Tale asse multi-funzione in effetti riguarda la competenza (divaricata) di due Comuni, Pescara e Montesilvano, che non sembrano aver accettato il modello di due realtà urbane integrate. È attualmente un canale ibrido, che appare diverso nei due rispettivi ambiti territoriali. Lo stesso lungomare tra Pescara e Montesilvano è nettamente differente in una parte e nell’altra.
Una più attenta analisi, del resto, dei rispettivi tessuti di attacco urbanistico/edilizio tra i due Comuni, dimostra che sono avvenuti in modo incoerente e di dubbia qualità urbana. Tutti gli assi viari della mobilità longitudinale rispettiva si sono raccordati senza incontrarsi.
Gli unici assi veramente continui tra Pescara e Montesilvano sono la preesistente Strada statale adriatica SS.16, ingolfata da un tessuto commerciale diffuso, e la Strada di lungomare Pescara-Montesilvano, comunque ristretta (soprattutto sul versante Pescara) all’uso specifico di servizio-mare e passeggiata-mare. Le altre strade livello mare e sub-collinari interne a ridosso della linea ferroviaria, sono a singhiozzo. Le Direttrici longitudinali più specificamente collinari (esclusa la tangenziale esterna ed Asse attrezzato), sono anch’essi singhiozzati, per effetto delle difficili urbanizzazioni diffuse della Pescara colli.
La congiunzione lineare globale tra Pescara e Montesilvano è imperfetta.
È impensabile, allora, che in queste condizioni si possa sognare una Città lineare vasta. E sarebbe ancor più ingiusto, per questo, riversare sulla Strada Parco gli errori precedentemente commessi in termini di mobilità urbana e connessa inter-Urbanistica generale, senza strategia integrata.
Pescara è in uno stato di sostenibilità globale in crisi. Circuiti errati all’origine diventano spirali perverse. Gli altri canali della specificità urbana-territoriale, funzionali, dei servizi, del verde integrato ed integrabile, rischiano di essere fagocitati e resi inefficaci.
Pescara dovrà abbandonare i miopi Piani del traffico di un tempo, per i più intelligenti Piani della mobilità strategica integrata, legati ai preliminari Piani strategici urbani-territoriali, che devono ampliare la totalità dei temi. No comunque ai Piani per parti, nel caso di una città ambiziosa.
La Strada Parco, in quanto tale, deve essere allora preservata. Anzi possibilmente valorizzata e continuata fino al grande comparto degli Alberghi di Montesilvano, del Centro Congressi, del Centro commerciale di “Porto allegro“. Legandola ed integrandola al fiume Saline, disinquinato, ma rinaturalizzato e arricchito come vero e proprio Parco fluviale.
Si tratterebbe di una prima buona pratica di riconoscimento dei grandi Nodi territoriali, a loro volta interconnessi alle grandi Direttrici dei corridoi multi-tematici territoriali. (Strada Parco).
Si tratta di un più grande sistema nervoso organico essenziale, misurato sulla grande scala delle ambizioni globali. Ogni distorsione di congestione del traffico, ed altro, deve essere risolta al proprio interno, senza traslazioni improprie su altre direttrici già acquisite di fatto all’affetto ed uso della popolazione. (Strada Parco).
Diversamente l’auspicato impegno pescarese di dilatazione inter-scalare e inter-europea moderna diventerà una delle tante metropolitazzazioni caotiche.
Eustacchio Franco Antonucci

La foto di copertina,  mercato sulla Strada Parco di Pescara, è di Emidio Maria Di Loreto

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