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Una donna che ama un uomo violento e il suo cammino. copertina del libro Il dolore del tiglio di Laura ScanuUn romanzo intenso e dalle mille voci. Una storia di resilienza e di coraggio. Laura Scanu narra la vicenda di Lucilla, alternando la voce della protagonista con quelle che appartengono al mondo che la circonda
Sembra necessario e corretto far partire questa nostra breve presentazione del romanzo di Laura Scanu, Il dolore del tiglio, da una frase che fa da sottotitolo: Per un metallo la resilienza è il contrario della fragilità. Per una donna anche.

Come pure ci sembra utile e indicativo riportare le domande con le quali si apre la postfazione che Stefano Scatena ha dedicato al romanzo.
Sono domande importanti e utili a indirizzare la lettura e collocarla in una riflessione necessaria, quasi obbligatoria nella nostra società: “Cosa spinge una donna nella nostra epoca di emancipazione a sopportare il peso di una relazione con un uomo violento? Cosa prova nell’interminabile scorrere del tempo, appesa a una speranza flebile, presente solo nella sua mente?”.

Le domande, dicevamo appena sopra, come opportunità per fermarci a riflettere e non restare sempre incalzati dalla cronaca corrente che, con il suo vociare, sembra mostrare tutto e spiegare tutto, mentre in realtà non mostra e non spiega.
Le domande come condizione necessaria per un confronto forte e radicale: la violenza sulle donne, nelle sue varie forme, non è lontana e insidia la vita di tutti noi senza autorizzare nessuno a volgere la testa e passare oltre.
La violenza, nelle sue varie forme, non può appartenere, come comodamente sentiamo ancora dire a più riprese, allo spazio privato della coppia e della relazione.

Citazione 1
Quella domenica invece, la giornata era iniziata sotto tono come tante altre; avevamo deciso di andare al parco poi un contrattempo ci aveva costretti in casa, con quel caldo. Avevamo oziato tra un programma televisivo e l’altro ma la casa diventava un forno col passare delle ore. Volevamo cenare fuori. “Cosa mi metto?” E come spesso accadeva, non riuscivo a scegliere velocemente. “Non ho nulla da mettermi.” Ti dissi e poi lo so che mi lamento più per abitudine che per vera esigenza. Perché a volte non mi sento a mio agio nemmeno con me stessa. Sei stato tu a educarmi all’insicurezza che non conoscevo. Mi guardi con tale repulsione che quasi mi si strozza la voce in gola, fai un passo verso di me, minaccioso e dici di non ricominciare con la solita lagna.

Lucilla lo aveva amato senza condizioni. L’era apparso improvvisamente, e si potrebbe dire che lei si era arresa senza alcuna protezione, senza alcun limite, non temendo niente.
Lui era apparso con simpatia, come un uomo che sappia offrire un amore dolce e necessario. Le sue parole erano state avvolgenti e le sue premure avevano scavalcato ogni preclusione.
Poi, un giorno, un gesto, un atto, una violenza senza perché si presenta in un istante: la mano colpisce Lucilla, inattesa e improvvisa.
Il dolore si fa sordo e si confonde con la sorpresa, con lo stupore, con l’ingiustizia, con la storia, con il silenzio, con il segreto.
Dal fondo del suo cuore lei si trova paralizzata e non sa ribellarsi e non sa chiedersi perché.
L’immagine del suo rapporto si spezza in mille parti di un vetro tagliente e il desiderio di salvare la visione dell’amore, che lei portava nel cuore, la costringe a non aver cura del proprio dolore.
Sarà lei, proprio lei, a sentirsi imprigionata nelle proprie domande. Perché è accaduto questo evento? Perché lui mi ha colpito con tanta malvagia durezza? Domande, una catena di domande e un dubbio fatale che consegna la vittima al carnefice: forse non è accaduto…forse ho fatto qualcosa che…

Citazione 2
La cipria, amica fedelissima nella mia vita, stesa sopra uno spesso strato di fondotinta sa coprire, tutte le imperfezioni e fa tutto nuovo.
Il livido sotto l’occhio quasi non si vede più e può smettere di sentirsi in colpa.
Non vedere mi aiuta a non pensare, a non dover fare i conti con la sua coscienza e con il senso di inadeguatezza che sempre accompagnava i nostri dopo.
Così era più facile non dover cercare risposte.

E gli episodi si ripetono; e la violenza cresce e si fa devastante.
Con calma, con la necessaria durezza e un’indubbia incisività, Laura Scanu ci prende per mano e ci fa seguire Lucilla e quelli che interagiscono con lei per proteggerla, per amarla, per restituirla a se stessa.
Con questo insieme di voci, pur narrandoci l’immensità di un dolore, Laura Scanu ci fa avvertire come Lucilla riesca, un passo dopo l’altro, a fare i conti con la brutalità del proprio uomo e a separare il proprio destino da quello di lui.
Un passo in avanti ogni volta, e un necessario passo indietro – ogni volta – nella memoria alla ricerca della forza che viene dalle persone care perdute: un cammino che sa dare voce agli affetti smarriti e che ancora san, però, donare forza.
Una valigia, un viaggio, un treno, un incontro: pagina dopo pagina, Lucilla finisce col trasformare il suo nome e concedere a se stessa una nuova vita e una nuova speranza di serenità accolta da altre donne.

Citazione 3
All’inizio ho fatto fatica a riconoscermi in quel nome, era il mio, un poco mutilato, ma così voleva il protocollo. Dovevamo lasciarci alle spalle la vecchia identità, il passato e ricominciare con un nuovo nome.
Ho scelto il nome Lucia, alleggerendomi per sempre di quelle due “elle”, lesioni e lacerazioni della mia vecchia vita che non volevo più mi appartenessero.
Solo così potevo provare, finalmente, a essere luce: così come già nel destino del mio nome.
Antonio Fresa

Laura Scanu
Il dolore del tiglio
DAVID AND MATTHAUS, 2016
pagine 82, € 9,90

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