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Quando si parla di autismo, si intende definire una serie di condizioni di patologia definite come “disturbi dello spettro autistico” che hanno in comune la presenza di alterazioni del neuro-sviluppo coinvolgente tre aree in particolare: il linguaggio sia come comprensione che come espressione, la interazione sociale, il comportamento con interessi stereotipati e ristretti.
La classificazione DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) comprende nei disturbi dello spettro autistico le seguenti condizioni:
– sindrome di Asperger
– disturbo autistico
– disturbo disintegrativo dell’infanzia
– sindrome di Rett
– disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (NAS)

Nella nuova classificazione DSM-V tali sindromi sono state raggruppate come “Disturbi dello
spettro autistico” tranne la sindrome di Rett, catalogata come disturbo neurologico.
Il disturbo è circa quattro volte più frequente nei maschi che nelle femmine.
Le cause di questo disturbo sono pressocché sconosciute: vi partecipano alterazioni genetiche, e si
presume sempre con più forza che anomalie dello sviluppo neurologico si possano verificare
durante lo sviluppo fetale; non si esclude infine la compartecipazione di fattori psico-ambientali.

Per quanto si sia detto e tentato di dimostrare, al momento non vi sono chiare e sicure evidenze del
nesso di causalità fra autismo e vaccini.

L’esordio del disturbo di solito avviene entro i primi tre anni di vita e coinvolge in vario grado le tre aree di neuro-sviluppo di cui si è detto all’inizio (ritardo o atipicità dell’interazione sociale,
compromissione del linguaggio fino a forme non verbali, comportamenti rituali e/o ripetitivi); la
sindrome inoltre può essere associata a ritardo mentale di gravità variabile da forme lievi a ritardo
mentale grave; in quest’ultimo caso si può purtroppo avere associazione con forme di epilessia e
molto frequenti sono i disturbi del sonno.

In questi ultimi anni si è notato un notevole aumento dei casi di disturbo autistico tanto da portare numerosi paesi compresa l’Italia, il cui governo ha recentemente pubblicato le linee guida sulla
diagnosi e la terapia dell’autismo, ad interessarsi più concretamente del problema, ma secondo molti non si tratterebbe di un reale aumento dei casi, ma di un miglior affinamento nel riconoscimento e nella diagnosi precoce di tale affezione.

Trattasi comunque di una condizione cronica, attualmente inguaribile e che coinvolge in maniera
drammatica le famiglie data la difficoltà a gestire questi pazienti.

L’approccio terapeutico è tipicamente multidisciplinare, di tipo psico-educativo, cognitivo-
comportamentale, farmacologico.

L’inclusione sociale di questi pazienti è molto difficile ed occorre sia per la riabilitazione che per l’inclusione scolastica personale esperto, preparato, paziente ed amorevole.
L’approccio farmacologico, di competenza esclusivamente specialistica, da parte del neuropsichiatra sia esso infantile che dell’adulto, è in realtà circoscritto al controllo di alcuni sintomi comportamentali specifici ed ai casi di associazione con epilessia, ma non è curativo dell’autismo nel suo complesso; esso va pertanto considerato in una visione più ampia di terapia integrata con le altre componenti terapeutiche cui si è accennato.

Un cenno particolare merita la relazione tra pratica sportiva ed autismo.
In particolare il paziente autistico si giova del nuoto e dell’atletica leggera e, da questo punto di vista, bisogna dire che vi è una grande crescita di associazioni sportive di sport paraolimpico anche per soggetti con disturbi relazionali classificati come atleti di classe S14, alcuni dei quali hanno già
raggiunto risultati notevoli a livello nazionale ed internazionale; ciò aumenta in maniera significativa la consapevolezza del sé e l’inclusione sociale.
Cataldo Maestoso

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