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Assuefatti dal senso di rassegnazione politica che ormai, evidentemente, attanaglia le masse di elettori ad ogni latitudine, la Francia ci regala il nuovo Presidente tra il giubilo generale dei media e dei mercati finanziari. Si faccia subito chiarezza: la sconfitta del Front National di Marine Le Pen è comunque una buona notizia. E, al fiato scaturente dal sospiro collettivo di sollievo, compartecipano oggi un po’ tutti.
Il quesito del giorno semmai è un altro. Ovvero, cosa resta oggi del principio democratico di rappresentanza? Come possono oggi gli elettori sentirsi nuovamente protagonisti e vedere di nuovo la loro porzione di idee e attitudini sedute a dibattere in un qualsiasi scranno parlamentare? Oggi pare che di speranze ce ne siano sempre meno, forse nessuna. La logica, ormai trionfante in ogni luogo, del dover votare il “meno peggio” ha pervaso, permeato ogni discussione politica. Siamo proprio sicuri però che questo approccio valga sempre? Oppure sta diventando un metodo, un sistema, che scatti un po’ a orologeria e a seconda delle circostanze e dello spauracchio del caso? Prendiamo proprio il recentissimo, ancora caldo, esempio francese. Alla vigilia del primo turno, un paio di settimane fa, si davano più o meno appaiati quattro candidati, oltre al neo eletto presidente Emmanuel Macron. Si trattava di François Fillon, ex Primo ministro, espressione del centro destra e del Partito Repubblicano, Marin Le Pen, rappresentante dell’estrema destra populista, xenofoba e anti-europeista, e Jean Luc Mélenchon, outsider rappresentante della sinistra radicale, per mass media, più semplicemente, della Sinistra per coscienze un po’ più critiche. Il dato anomalo, questa volta, era rappresentato dai socialisti, storicamente sempre forti nel paese transalpino, ma che erano annunciati da tempo molto al di sotto dei quattro e intorno al 5/6%. Dati poi confermati dopo lo spoglio ufficiale. La prima riflessione che potrebbe venire dall’”elettore” della strada è come mai proprio i sostenitori del socialista Hamon, condannato dai sondaggi, al primo turno non si siano riversati in massa sul rappresentante delle Sinistra? L’uomo della strada se lo chiede perché ogni qualvolta, in ogni angolo del globo, ci si trovi di fronte alla scelta tra le “sane” istanze “pseudo-progressiste” e un conservatorismo anti-sistema, ci si sente ripetere dai più sempre la nenia post-ideologica dell’opportunismo politico e della preservazione ad oltranza e a tutti i costi della democrazia, in primis economica, e perché c’è sempre qualcuno sopra di noi a chiedercelo per cortesia. Nel caso dell’Italia, ad esempio, è sempre “l’Europa che ce lo chiede”.

La seconda riflessione dell’uomo della strada è proprio sulle sorti del ballottaggio disputato da Macron e Le Pen. Come era già successo recentemente in occasione delle presidenziali americane, una levata di scudi si è alzata per impedire l’oscenità di vedere eletto un rappresentanti anti-politico, populista e non in allineato al sistema. Più o meno tutti, compreso chi scrive, hanno immediatamente optato per il candidato all’interno del sistema, occasionalmente antifascista, e per impedire derive di cui l’Europa, si po’ dire, ha già dato, compreso qualche inaspettato recente ritorno, si veda l’Ungheria e la Polonia, tanto per fare qualche esempio. E venuto naturale così cercare in tutti i modi di arginare la Le Pen. Il messaggio è arrivato forte e chiaro, sia dall’establishment che da tutta la cosiddetta società civile: scrittori, accademici, i “soliti” artisti, persino i calciatori (anche perché in questo caso la nazionale francese multietnica avrebbe rischiato di scomparire…).
Anche se la storia non si fa con i se e con i ma, all’uomo della strada sorge spontanea una domanda. Se al ballottaggio con la Le Pen fosse arrivato “malauguratamente” Mélenchon, candidato senz’altro “più critico” di Macron, gli elettori di quest’ultimo, i sostenitori dello “status quo” eterno, che indicazioni avrebbero dato? Il quesito resterà per sempre senza risposta. Godiamoci perciò questo ennesimo, logico, “meno peggio”, consapevoli oggi, che è già l’indomani, che i tra i nostri cugini francesi uno su cinque tra l’elettorato intero, alla fine, è per Marine Le Pen. Uno su cinque ne segue quelle stesse idee xenofobe e populiste. C’è poco da esultare nella sensazione che si continui a vivere in uno stato di illusione politica. Occorre invece meditare e ricominciare a pretendere e osare di più, a cominciare dalla lotta per ri-ottenere finalmente un sano e non compromettente principio di rappresentanza politica.
Cristiano Roccheggiani

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