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Se Mario fosse nato a Pantelleria lo avremmo trovato sulle tracce della foca monaca, oppure a fare visita alla enorme cernia con tana nei fondali lavici nei pressi dell’arco dell’elefante.
Mario invece è nato a Pescasseroli nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dove la natura è egualmente protetta.

I tetti innevati di Pescasseroli.
I tetti innevati di Pescasseroli. Foto Luciano E Guido Paradisi

Ha 37 anni, dalla nascita si è nutrito di ogni gesto che fosse in simbiosi con quanto la natura di questi luoghi offra. Ha immagazzinato ogni apparente variazione del territorio con l’avvicendarsi delle stagioni ed ha capito come, queste variazioni, interagiscano con l’etologia degli straordinari selvatici che popolano questi territori. La sua alimentazione preferita è quella della sua terra: ravioli di ricotta di pecora e arrosticini accompagnati da Montepulciano d’Abruzzo e con un “ bicchieruccio” di ratafia o di genziana per concludere il pasto. Altre pietanze e bevande rispetto a quelle dell’isola siciliana: i ravioli panteschi con la tumma, il passito prodotto dai vigneti di Khamma di Salvatore Murana. Il significato caratterizzante i luoghi però è analogo.

Mario e Antonio Ursitti.
Mario e Antonio Ursitti. Foto Emidio Maria Di Loreto Maggio 2017

Il richiamo della natura è uguale a quello che insiste su ogni naturalista. È costantemente sulle tracce della nuova generazione di orsi; ammira l’imponenza del palco a dodici punte del cervo dominante che staziona alle falde del  Monte Marsicano, si chiede se anche il prossimo autunno quell’esemplare avrebbe avuto il controllo del suo harem oppure avrebbe dovuto cedere all’esuberanza del giovane maschio che già lo scorso settembre lo aveva incalzato. Mario non manca di domandarsi se l’incremento notato nei branchi di lupi è sostenibile da quei luoghi, oppure se, la presenza così numerosa dei troppo prolifici cinghiali, non stia ponendo, agli equilibri della natura, più di un problema di accettabilità.
Pur avendolo desiderato, non è mai diventato guardaparco, ciononostante è sempre a disposizione per un aiuto, per ogni necessità o per gli impegnativi censimenti faunistici.

Abruzzo Un orso sul Monte Tranquillo
Un orso sul Monte Tranquillo. Foto Mario Ursitti

Abbiamo incontrato Mario Ursitti nei giorni scorsi. Il suo cognome, tipico per queste zone, non poteva essere cucito addossa a persona diversa. I suoi occhi hanno narrato, più delle parole, le emozioni vissute durante la sua ancora breve ma intensa attività naturalistica. Ci hanno comunicato l’incanto vissuto direttamente quando, appena dodicenni, i due amici Italo e Mario, erano a guardia del gregge di famiglia nei pressi di Pescasseroli, come faceva ogni ragazzino al rientro dagli impegni della scuola dell’obbligo. Non immaginava certo di vivere un’esperienza con il selvatico predatore dal ruolo più importante nella scala zoologica per la fauna del Parco. Una cosa è leggerle sui testi, o apprenderne nella documentazione cinematografica, altro trovarsi nel pieno di una azione simbolo dalla quale anche i nativi d’America, nelle lotte contro i “lunghi coltelli”, avevano tratto spunto per i loro attacchi agli avversari. Accadde che, quello che sembrava un branco al completo di lupi, si avvicinò al gregge affidato alle custodie dei due piccoli amici. I cani, avvertendo la presenza dei predatori, si attivarono e li attaccarono. I lupi batterono in ritirata e, purtroppo, i cani commisero l’errore, di lanciarsi al loro inseguimento lasciando sguarnito il gregge. Così altri due lupi dello stesso branco repentinamente azzannarono una pecora, uno alla gola e l’altro al posteriore, e come erano apparsi, altrettanto velocemente sparirono con la loro preda facilmente trasportata. Quell’immagine e quell’azione è rimasta scolpita nella mente dei due ragazzini. Un cane pastore abruzzese, però, non avrebbe mai lasciato il gregge e la rincorsa al predatore si sarebbe conclusa in pochissimi metri.
A Mario, alla sua crescita, non mancavano gli input a cui la natura prorompente del parco lo sottoponeva. Proviene da una famiglia di “mulattieri”, un antico, faticoso e utile mestiere, necessario per la sopravvivenza di queste popolazioni. Nei freddi e lunghi inverni la disponibilità della legna era garantita dal lavoro dei mulattieri che provvedevano al suo trasporto, a dorso di mulo, dai boschi in paese. Ancora oggi nei paesi di montagna esiste la possibilità di rifornirsi di legname per uso civico acquistato a “prezzo calmierato” ( meno della metà del prezzo di mercato) al quale ogni famiglia ha diritto nel quantitativo massimo di circa 80 quintali. Questo legname, proveniente dai boschi comunali che a rotazione vengono tagliati, garantisce ancora oggi il riscaldamento alle popolazioni malgrado l’uso del pellet sia in costante incremento. Anche a Mario, al rientro dal lavoro del genitore, gli veniva consegnata una mela e gli veniva raccontata una storiella sugli animali del parco, o dicendo che la mela gli veniva offerta da un orso incontrato nel bosco, oppure offrendo una fetta di pane che era denominata…” il pane del cuculo”. Un pezzo di pane che richiama, nel significato del dono, quello offerto ai piccoli, in altre zone della penisola, la domenica precedente la Pasqua a volte arricchito da un uovo sodo su una estremità. A Pescasseroli, però,quel tozzo di pane è strumento che suggella in modo fiabesco il rapporto tra i bimbi e la natura.
Parte da queste esperienze la dedizione di Mario verso la sua terra, ed è grazie anche ad essa che è possibile che lo stesso abbia avuto modo di vivere episodi che noi abbiamo il privilegio di ripercorrere nei racconti ma che in pochi hanno potuto vivere da spettatori. Un esempio emblematico può essere rappresentato da uno degli incontri con l’animale simbolo dell’Abruzzo: l’orso.

Un orso nel Parco che mangia i resti di un mulo. Foto Mario Ursitti

Accadde quando Mario incontrò nel suo girovagare in montagna la carcassa di un mulo che emanava già evidenti segni olfattivi di putrefazione. Intuì che poteva rappresentare l’occasione per un incontro con la fauna più importante del posto. Trascorsero quattro giorni prima che notasse le orecchie del plantigrado che spuntavano al di sopra della carcassa. L’avvistamento continuò per tutta la settimana successiva durante la quale ebbe la fortuna di riportare uno scatto significativo. La grande abbondanza di cibo evidentemente non faceva gola solo agli orsi, ma anche ai lupi che ne avrebbero approfittato volentieri, ma il problema è che i lupi non potevano avvicinarsi se non in assenza dell’orso. Infatti, dopo un pasto abbastanza nutrito, un sonnellino che favorisse la digestione allontanò l’orso e, così, in quel breve periodo di assenza, un lupo si procurò un bel pezzo di carogna che alla svelta trasportò lontano per potersene cibare indisturbato. Tutta la sequenza fu ripresa dagli scatti di Mario ben mimetizzato nei paraggi.

Nella foresta del Parco un lupo alle prese con una carcassa di mulo
Un lupo alle prese con la carcassa di un mulo dopo che l’orso ha consumato il suo pasto. Foto Mario Ursitti

Altro documento che è stato filmato da Mario è stata la ripresa di mamma Orsa con tre cuccioli, il numero massimo per una cucciolata.
Continuiamo insaziabili ad ascoltare ricordi di piccole importanti storie naturalistiche, esattamente come è capitato a Mario durante la sua infanzia, quando i vecchi guardaparco riempivano le serate dei loro racconti. È così che accade nei luoghi di montagna; l’opera di protezione della natura prestata da uomini come lui non si interrompe mai.
Non è solo operativa sul campo, lo è anche più intensa e meritoria quando permette, con il trasferimento di esperienze alle nuove generazioni, di incentivare il rispetto che si deve avere per i luoghi che ci sono stati affidati in prestito. Mario ha assorbito tutto come una spugna, pronta adesso a rilasciare i suoi convincimenti. Lo fa senza manifestare nessun protagonismo, anzi ci permette di rendere completa l’informazione, guidandoci in una visita al guardaparco più anziano, con l’intento di completare la storia, ma anche quello di rendere il giusto omaggio a chi ha speso una vita nella natura e per essa. Sapeva che avrebbe avuto piacere, il novantenne guardaparco Antonio Ursitti, un numero esagerato di “carrarmati” di scarponi consumati tra le cime ed i boschi abruzzesi, di avere una nuova opportunità per narrare le declinazioni di questi posti. Ma questo sarà un’altra storia, quella di un personaggio dal fisico ancora atletico e dal pensiero veloce come nel caso di Antonio.
Nel frattempo Mario racconterà le sue storie al suo piccolo Luigi, in modo da crescerlo tra gli aspetti più sani della nostra esistenza e con ancora tanti rugli da ascoltare.

Nove misce ad aspettà/ nove misce a trebbelà/ nove misce che ze penzaire/ nove misce i mo è levaire./
So passate i si arrevate/ ne terramute n’ha pertate/ ne terramute ben velute/ ne terramute de salute./
Pecceninne si arrevate facenne remure/ che ne seconde so fenite le paure/ m’ha renghiete la vita senza parlà/ ne quesarellitte… ne nzacce comme fa./
La jernata chemenza che n’atre sapure/ i la saira né vè mai le scure/ la notte è longa ma passa che ti vecine/ ne nzo mai state belle accuscì le matine./
Ne n’esiste cria che te leva daz prime poste/ a ti che già si ne belle  moste/ tutte le reste pe mi ne conta cria/ i cria  pe mi po deventà na fatia./
Si forte i me fa sta cundende/ meccechille  che me renghie la mente/ la vita ma rechemenza che quila ta/ ne nde facce mancà cria belle de papà.
MECCECHILLE di Mario Ursitti, 2016

Emidio Maria Di Loreto

La foto di copertina è di Mario Ursitti
Si ringrazia www.tripsinitaly.it

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