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La Polonia democratica è in fermento per le approvazioni di leggi che intaccano la democrazia nel paese. La peggiore di tutte è passata alla camera bassa del Parlamento, il Sejm che stabilisce nuovi poteri per l’esecutivo che attraverso il ministro della Giustizia potrà nominare membri e canditati della Corte Costituzionale, «necessario per razionalizzare il sistema giudiziario e combattere la corruzione» [1], le risibili argomentazioni del Governo espresso dal PiS, Legge e Giustizia (Prawo i Sprawiedlywosc) che vinse le elezioni nel 2015.

Tomasz Sawczuk scrive chiaramente che si tratta di «follia pura! Queste misure non hanno nulla a che vedere la riforma della giustizia: il loro unico obbiettivo è subordinare i giudici al governo. Con questa novità sarà difficile garantire processi equi» [2]. Mentre il professore di Storia della Polonia all’Università del Michigan Brian, Porter-Szucs scrive sul suo sito che «la Terza Repubblica Polacca formatasi nel 1989 è arrivata alla fine. Kaczyński ora controlla l’esecutivo, il legislativo, e le branche del giudiziario; lui controlla la polizia e l’esercito e sufficientemente i media per assicurarsi che il suo messaggio domini l’agenda» [3].
La sottomissione del potere giudiziario a quello del potere esecutivo, il Governo, è uno dei passi per spostarsi su posizioni autoritarie e, un passo più in là, su modelli costituzionali di natura dittatoriale. Non è un caso se un altro grande esponente dell’ultra-destra nazionalista a capo del governo in Ungheria Victor Orbán ha dato pino appoggio alla riforma.

Una piazza di Cracovia in Polonia
Polonia, Cracovia. Foto Pasquale Esposito 2017

Se questa riforma dovesse andare in porto definitivamente i giudici in carica andranno in pensione obbligatoriamente, salvo quelli indicati dal ministro della Giustizia, attualmente Zbigniew Ziobro. Il Consiglio nazionale della magistratura, oramai sotto il controllo del Governo dopo una precedente legge, dovrà confermare le nomine del ministro che potrà anche indicare il presidente della Corte. Inoltre questa legge prevede la nascita di un organismo disciplinare che potrà evidentemente allontanare giudici, ma cosa ancora peggiore, potrà bloccare le attività anche degli avvocati e dei notai.
Come accennato questa riforma era già stata preannunciata da altri due provvedimenti che hanno preparato il terreno alla legge sulla Corte costituzionale e allo sconvolgimento della struttura dei poteri di una democrazia.
Si tratta della legge che cambia il Consiglio Nazionale della Magistratura messo sotto il controllo politico perché sarà composto da membri eletti dal Parlamento (dominato dal partito del Governo), da membri del Parlamento, il ministro della Giustizia, un rappresentate del Capo dello Stato, il Presidente della Corte Suprema e il Presidente della Corte Amministrativa Suprema. L’altra legge ha già dato il potere al ministro della Giustizia di allontanare i presidenti e i vice-presidenti delle corti comuni e di sostituirli.

Il quadro è veramente inquietante dal punto di vista delle garanzie democratiche tanto che il presidente polacco Andrzej Duda di Diritto e giustizia ha minacciato di porre il veto alla riforma senza le modifiche da lui richieste e nemmeno Bruxelles ha potuto prendere posizioni blande, come sua abitudine quando si tratta di interlocutori forti.
Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, ha tuonato dicendo che l’Unione europea potrebbe far ricorso all’Articolo 7, l’”opzione atomica”, prevista dal Trattato di Lisbona che potrebbe arrivare a sospendere i diritti di voto della Polonia presso il Consiglio Ue. Per poterlo mettere in atto l’Europa deve votarlo all’unanimità, ma sarà difficile che accade viste le dichiarazioni di appoggio già fatte dal premier ungherese che con tutti i membri del club di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia), come ha scritto Andrea Bonanni, «da tempo i governi di questi quattro paesi si riuniscono e si consultano separatamente non solo e non tanto per difendere i propri legittimi interessi, ma per cercare di sovvertire le basi stesse su cui è stata costruita e si sta costruendo l’Unione europea» [4].

Le opposizioni si sono mobilitate in tutto il paese con iniziative e manifestazioni, ma il dominio delle istituzioni da parte degli uomini del partito Diritto e giustizia impedisce risultati concreti sul piano parlamentare al momento.
Queste derive autoritarie in Europa sono confermate anche da i tanti provvedimenti e dalle tante posizioni contro gestioni umanitarie e consone alle democrazie del flusso dei migranti e dei rifugiati.
Pasquale Esposito

[1] Andrea Tarquini, ”Varsavia, sì al controllo politico dei giudici la Ue è pronta a varare sanzioni“, la Repubblica, 21 luglio 2017, pag. 12.
[2] Tomasz Sawczuk, “L’indipendenza dei giudici sotto attacco in Polonia”, Kultura Liberlarna, in Internazinale, 21/27 luglio 2017, pag. 26
[3] Paola Di Marzo, “Polonia: una legge contro l’indipendenza del settore giudiziario. Verso l’autoritarismo?”, http://www.eastjournal.net/archives/85471, 19 luglio 2017
[4] Andrea Bonanni, “L’anomalia del gruppo di Visegrad tra i valori morali dell’Europa”, la Repubblica, 21 luglio 2017, pag. 27.

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