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Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov ha dichiarato che nel sud-ovest della Siria la tregua è entrata in vigore a partire dalle 12 (ora locale) del 9 luglio dopo l’impegno degli Stati Uniti affinché tutte le forze nel Paese rispettino il cessate il fuoco. L’area è molto delicata perché è al confine con la Giordania e alle alture del Golan, occupate da Israele, anche se il numero dei combattenti non è elevato. Salvo piccole violazioni la tregua sembra tenere. Sulla Siria ad ascoltare quanto dichiarato dal segretario di Stato Rex Tillerson «questo primo risultato potrebbe condurre a una più estesa collaborazione in Siria per giungere a una transizione che eventualmente porti alla emarginazione di Assad», questo perché Putin sarebbe fondamentalmente interessato all’unità della Siria e non al suo Presidente [1].
La tregua è il risultato del colloquio – in effetti, una vera e propria riunione che dai quaranta minuti previsti è durata 140 minuti – avuto durante il summit G20 di Amburgo tra Donald Trump e Vladimir Putin che hanno aperto qualche spiraglio nelle relazioni USA-RUSSIA e di cui si proverà a capirne gli sviluppi.
In questo suo primo faccia a faccia con il Presidente russo è stato quasi costretto ad insistere in più di un’occasione del tema dell’influenza russa sulle elezioni del 2016, non farlo avrebbe aumentato le ragioni di chi si sta chiedendo del ruolo del Cremlino sulle elezioni alla Casa Bianca ma alla fine come ha dichiarato il Segretario di Stato americano Rex Tillerson le relazioni «sono troppo importanti per non trovare il modo di andare avanti» [2].

Del resto stiamo parlando di due superpotenze che si affrontano su diversi scacchieri sul pianeta. A dire la verità gli USA sono di fatto l’unico impero esistente per la diffusione delle basi (587) in moltissimi paesi (42) che gli consentono di controllare e di intervenire con maggiore facilità, senza contare i 611 miliardi di dollari spesi per la propria difesa nel 2016 [3].
L’ipotesi di è che si sia trattato di un incontro strategico, indipendentemente se programmato o meno al di là dei quaranta minuti del protocollo, perché «Putin e Trump hanno lo stesso interesse a ripristinare il vecchio asse intorno a cui ruotava il pianeta nel Novecento. Un rapporto allora altamente conflittuale che oggi potrebbe perfino configurarsi come una relazione amichevole e produttiva. Era questa infatti l’ipotesi principale su cui poggiava la scommessa presidenziale di Trump in politica estera, uno scenario che gli avrebbe consentito di abbozzare un nuovo ordine mondiale e, soprattutto, permesso di dedicarsi al suo programma domestico, che è quello che gli sta più a cuore e sul quale si gioca tutto» [4].
Di questi eventuali sviluppi non parla il Post che riporta l’analisi del NY Times nella quale gli obiettivi erano diversi e tali sono risultati alla fine «nessuno dei due ha ottenuto quello che voleva» [5].
Se è vero che non c’è stato un accordo sull’Ucraina bisogna dire che qualche spunto si è trovato per incanalare le relazioni russo-americane su questo fronte, nonostante lo show di qualche giorno prima a Varsavia quando il Trump ha dato fondo alla sua retorica appoggiando il sentimento anti-russo dei polacchi e dei suoi leader attuali accusando Mosca di essere «impegnata in una sciagurata destabilizzazione dell’Europa (Ucraina docet) e che nel mondo se la fa con i peggiori regimi dittatoriali e teocratici, dalla Siria all’Iran e pure alla Corea del Nord» [6]. In effetti però la Russia sembra essersi impegnata a favorire investimenti nell’agricoltura ucraina facendo pressione su Poroshenko facilitando la risoluzione della guerra nel Donbass sulla base degli accordi di Minsk.

Niente da fare invece al momento sul tema Corea del Nord ed un impegno generico a parlare sulla sicurezza nel web. Va detto che la “chimica” delle relazioni tra i due capi di Stato sembra essere di quelle che aiutino la gestione degli interessi reciproci. Magari a scapito delle altre nazioni e popoli.
Pasquale Esposito

[1] Yurii Colombo, “Amici come prima: intesa Putin-Trump su Siria e Ucraina”, https://ilmanifesto.it/amici-come-prima-intesa-putin-trump-su-siria-e-ucraina/, 8 luglio 2017
[2] ”Even now, does Mr. Trump get it on hacking”, https://www.nytimes.com/2017/07/07/opinion/even-now-does-mr-trump-get-it-on-hacking.html, 7 luglio 2017
[3] “I cinque imperi militari del mondo”, http://www.tpi.it/gallery/cinque-imperi-militari-del-mondo/#, 11 luglio 2017
[4] Guido Moltedo, “Il nuovo ordine mondiale di Putin e Trump”, https://ilmanifesto.it/il-nuovo-ordine-mondiale-di-trump-e-putin/, 9 luglio 2017
[5] “Cosa si sono detti Trump e Putin al G20”, http://www.ilpost.it/2017/07/08/trump-putin-incontro-amburgo/, 8 luglio 2017
[6] Umberto De Giovannangeli, “La lunga “prima” di Trump e Putin. Cortesie e sorrisi per mostrare la “chimica positiva, ma sui dossier principali non c’è sintonia”, http://www.huffingtonpost.it/2017/07/07/si-apre-il-g20-ad-amburgo-attesa-per-lincontro-tra-trump-e-put_a_23020413/, 7 luglio 2017

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