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Da sempre la parola viaggio viene utilizzata anche nella sua accezione metaforica, intesa quindi come percorso di vita, come cammino spirituale, come viaggio all’interno del proprio io. Ed è vero che molto spesso è il viaggio vero e proprio, quello inteso nel suo significato letterale come spostamento nello spazio e nel tempo, a sostenere questa duplice valenza semantica, divenendo occasione per un’analisi della propria esistenza.


Lo spettacolo, scritto da Marco Falaguasta e diretto da Davide Santarpia, in cui lavora anche come attore/mattatore – al Teatro Duse di Roma dal 26 gennaio al 5 febbraio 2012 – mette in scena un divertente viaggio in treno in cui, costretti ad una vicinanza “forzata”, di cinque viaggiatori e un controllore – ognuno con le proprie bizzarrie, idiosincrasie e bagaglio, non solo materiale, inteso quindi come valigia o zainetto, ma anche proprio di esperienze, emozioni, sogni, speranze, delusioni – si raccontano e confrontano, trasformando così lo spazio temporaneo di un vagone di un treno in un vero e proprio microcosmo.
Sei personaggi che attraverso la loro esuberante diversità di carattere e di problematiche danno vita ad una serie di gag e dialoghi di scoppiettante comicità e, al tempo stesso, tratteggiano una serie di caratteri a dimostrazione di un’umana varietà che, proprio perché a contrasto, viene ancor più evidenziata umoristicamente. Dunque, immaginatevi questa situazione: un cronista di nera che curiosamente sviene al solo sentir nominare la parola “sangue”, una ragazza zen decisa a liberare ambiente e persone dalle energie negative, una donna in preda alla rabbia che sta per andare a trovare per l’ultima volta il suo uomo, decisa a lasciarlo, un emozionato neo-papà ancora stupefatto al pensiero di esser diventato tale senza averlo mai programmato, uno strano e misterioso signore dalla dizione impeccabile, il nome improbabile e l’incontenibile abitudine a metter sempre bocca nelle questioni altrui, un controllore ormai disilluso e disincantato ma ben attento a svolgere il proprio mestiere con dovizia e senza troppe complicazioni ed ognuno di questi desideroso di trovare qualcuno che sappia prestar loro ascolto, anche solo per un momento.

Sei personaggi tutti apparentemente diversi e distanti – e tutti ottimamente interpretati – eppure uniti da un medesimo sogno: quello di trovare finalmente il coraggio per lasciarsi alle spalle un passato che non ha funzionato e ricominciare da capo.
L’umorismo nasce proprio dal contrasto dei personaggi – tutti in qualche modo esasperati nelle loro caratterizzazioni – e del loro vissuto messi a confronto; i dialoghi, in cui emergono i diversi punti di vista, dando adito ad equivoci divertenti, incomprensioni e buffe situazioni, diventano un’occasione di ascolto ed elaborazione reciproci. Si ride molto, ma si riflette anche.
Un racconto corale a sei voci, così esilarante da sfiorare a tratti il surreale, che però al tempo stesso evidenzia situazioni e problematiche in cui ognuno di noi può facilmente riconoscersi. Una maniera ironica per raccontare i fallimenti ed i disastri cui tutti andiamo incontro, ma anche il coraggio di saperci ridere sopra per superarli e per poter mettere, è il caso di dire proprio letteralmente, un punto e… a capo!
Rita Ciatti

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