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Non è iniziato bene il percorso della nostra Nazionale di Rugby al Sei Nazioni 2017. Il calendario generoso ci ha concesso le prime due partite in casa, entrambe perse in modo differente ma non meno inquietante.
L’esordio con il Galles quasi un mese fa in un Olimpico insolitamente riempito a macchie con diversi settori completamente chiusi.
Un buon primo tempo dei nostri XV che si concludeva 7 a 3, aveva fatto ben sperare per una ripresa di gran livello. Che non ci è mai stata. Purtroppo i primi segnali dell’imminente schianto si erano palesati verso la fine della prima metà, quando nei pressi dei 22 metri Gallesi, con i nostri in vantaggio di una meta, si sprecava una buona occasione con un “tenuto” che ci rispediva indietro.

Olimpico di Roma. Italia-Galles, Sei Nazioni di rugby. 5 febbraio 2017

Nel secondo tempo l’Italia perdeva completamente il filo, fallosa, senza energie mentali e fisiche, consentiva al Galles, sornione fino a quel momento, di esprimere senza ansie tutto il suo talento. Tre mete del Galles oltre all’implacabile piede del grande Leigh Halfpenny umiliavano i nostri con un 7 a 33 senza appello.
All’indomani dell’esordio deludente dei ragazzi del tecnico Conor O’ Shea, sulla stampa nostrana non si è potuto non rimarcare la delusione per un primo tempo giocato bene ed un secondo tempo da zombie, una prima metà da Italia vs Sud Africa ed una seconda metà da Italia vs Tonga, tanto per riferirsi ai due test match autunnali con il nuovo allenatore irlandese.
Ma così va la vita e lo sport, si gira pagina ed occorre guardare al futuro.

La successiva gara con l’Irlanda, sconfitta ad Edimburgo dalla Scozia, rappresentava dopo 6 giorni dall’esordio una occasione a doppio taglio per i nostri. Se da una parte l’assenza di Sexton tra i verdi e la sconfitta potevano permettere un cauto ottimismo, l’ effettiva solidità e maestria dei folletti metteva ansia nelle menti di tutto il movimento ovale, dai giocatori ai quadri tecnici.
Fatto sta che la nostra Nazionale colava a picco colpita dall’iceberg irlandese, rubricando il peggior risultato di sempre con i folletti: 10 a 63. Nove mete a una il verdetto senza appello. Un divario impressionante tra noi e gli irlandesi, un divario che non si riesce a comprendere fino in fondo, neanche a distanza di due settimane dal tonfo.
Siamo così…” diceva laconico e scioccato Carlo Canna in una video intervista post match e questa frase forse racconta tutto.

I tifosi del Galles a Roma, 5 febbraio 2017

Probabilmente, al di là delle sterili polemiche dell’Italia fuori o dentro il Sei Nazioni, occorre ripensare umilmente ad un approccio “orientale” a questo sport che ci vede cristallizzati nel panorama internazionale che conta.
Alla sconfitta pesante e reiterata si potrebbe interiorizzarne la nobiltà, a patto che dal primo all’ultimo anello del nostro rugby si intenda coniugare all’infinito un unico verbo: lavorare. Su più fronti.
In Federazione, dove posizioni stantie di privilegio e di pastella italiota, alla luce dei risultati, dimostrano che occorre rifondare il sistema, ripensare agli investimenti verso le accademie nonché agli stipendi dei quadri federali non più adeguati alla realtà negativa dei risultati.
Nelle Società, che troppo spesso antepongono interessi da orticello privato alla abnegazione tipica di un popolo che spinge verso un unico obiettivo.
Negli atleti, che dovrebbero interpretare con furore ogni occasione con la maglia.
Tra le mamme e ai papà, che dovrebbero portare di più i figli a giocare, soprattutto quando piove.
Alle scuole, che potrebbero fare qualcosa di più rispetto all’ora di educazione fisica.
Infine al pubblico, educato e gentile chissà per quanto tempo ancora, che deve continuare ad essere presente come un guerriero cinese di terracotta.
Ci attende ora l’Inghilterra, in silenzio, con tanto lavoro.
Zobie La Touche

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