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Le grandi emergenze del nostro tempo, sempre più prorompenti e insostenibili; la crisi economica e collettiva del globo, che inghiotte la nostra società in questo scorcio di storia coeva, oltre a creare un abisso culturale ormai profondissimo, e dal quale forse non emergeremo più, hanno prodotto un degrado politico e una violenta deriva estremamente pericolosi. È il palesarsi di idee dichiaratamente neo-fasciste e neo-naziste, che probabilmente covavano sotto una cenere mai del tutto spazzata via dalla storia e che trae continuo nutrimento dalla metastasi xenofoba.
Si tratta innanzitutto di un gravissimo oltraggio alla memoria e alla dignità, che si scioglie in un melmoso e nauseabondo dilagarsi nei più ampi contesti. Il tutto scorre sotto i nostri occhi come se nulla fosse. Così accade che, al proliferare di “marcette” e raduni nostalgici, nel nostro Paese faccia casualmente eco la “normalità” di uno stabilimento balneare che, tra le sue imperdibili “attrazioni”, annovera una grande e incondizionata riverenza per la buon anima del duce. E ne prenda, ovviamente, il peggio (ammesso che vi sia un “meglio”), sciorinando tutta una serie di “parole d’ordine”, di imperativi, di “miti consigli” appartenenti al repertorio del “ventennio” italico. Un caso, questo, un po’ troppo allegramente balzato alle cronache proprio in concomitanza della discussione parlamentare sulla nuova legge che prevede l’inasprimento dei provvedimenti contro chi inneggia a quell’ideologia.

Nel dibattito culturale generale invece è urgente, e mai come ora necessario, chiederci come sia possibile che in Italia, dove per Costituzione è vietata la “riorganizzazione del disciolto partito fascista“, siano tollerate oggi certe orrende sceneggiate. Come si possa spiegare e raccontare agli eredi di chi ha combattuto contro la tirannia, di chi è stato deportato, dei morti e dei vessati, quanto rischia oggi di allargarsi l’insulto a tali memorie. Ovviamente non si può giustificare; bensì e opportuno interrogarsi su cosa abbia fatto fino ad oggi la politica ufficiale di fronte all’avanzare delle destre estreme in Europa e nel Mondo. Paesi come la Polonia o l’Ungheria, che pure conobbero da vicino l’orrore del nazifascismo, hanno oggi governi che non fanno finta nascondere certe inclinazioni, in nome della purezza nazionale e contro le “invasioni” di profughi e migranti. In Francia il Fronte Nazionale è stato si fermato nella sua ascesa politica ed elettorale, ma può contare sempre sulle simpatie di milioni di cittadini. In Venezuela squadracce armate di “democratici” oppositori al presidente socialista Maduro, si aggirano per le strade spargendo sangue e terrore tra coloro ritengano troppo “vicini” al Governo, con il sostegno della maggior parte dei governi occidentali.

La propaganda mediatica tutta orientata alla produzione chirurgicamente scientifica di una guerra tra disperati, attraverso il controllo e la diffusione della “paura per l’altro”, è stata fino ad oggi opportunistica e funzionale alle varie politiche di stampo liberista. Ma, al di là degli umori orientati sempre più sul respingimento, è riuscita a produrre dunque anche la riorganizzazione di gruppi ben più pericolosi proprio tra quelle mura di casa sempre più alte e invalicabili.
A partire da questo punto il passo verso quanto la nostra umanità ha già conosciuto bene nel secolo scorso appare veramente molto breve. E si tratta di un avanzare, sordo e battuto di stivali e uniformi, contro il quale occorre intraprendere una dura e intollerante vigilanza. Questo va fatto a partire dalla ripresa della divulgazione costante e militante dell’antifascismo: nelle scuole, così come nelle famiglie e sui luoghi di lavoro. E’ necessario un nuovo, grande balzo culturale che faccia si che quel “nulla” che sta avanzando sempre più nelle esistenze, soprattutto dei più giovani, venga via via soverchiato. Sostituito cioè dal riempimento di un nuovo cemento culturale che torni a chiamare chiaramente le cose con il loro nome attraverso il linguaggio e la formazione di coscienze. Solo questa può essere la chiave: una nuova consapevolezza, il ritorno della Storia attraverso la Parola e la narrazione. Attraverso il racconto dei fatti e la creazione di un interesse e di una curiosità sempre nuovi. Don Lorenzo Milani diceva: “Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande <<I CARE>>. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: <<me ne importa, mi sta a cuore>>. È il contrario esatto del motto fascista <<me ne frego>>”. Queste parole, un esempio tra i tanti proveniente da un passato recente e illuminato, dovranno essere inserite nel dizionario oggi irrinunciabile della nostra nuova Resistenza.

 

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