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La mia esperienza di volontario presso l’Associazione nazionale delle Famiglie delle Persone con disabilità intellettive e/o relazionali di Pescara, è iniziata con un certo timore, che poi si è trasformato in un inaspettato sentimento di entusiasmo/passione, comunque sempre “attento”. Per necessaria responsabilità.

L’ANffAS di Pescara, che opera all’interno del Parco Sabucchi in Pescara, interessante Area verde urbana, con una sua storia, affacciata sul viale Bovio, una delle strade più trafficate della città. E lì che ho scoperto un mondo nuovo, come mai avrei creduto potesse esistere, e così ho deciso di dedicare parte del mio tempo presso questa Onlus, che, di recente, ha anche realizzato lungo la strada Adriatica Pescara/Montesilvano una “Casa famiglia” per disabili. Simpaticamente chiamata “la Gabbianella“, anch’essa all’Interno di un’altra Area verde, il “Parco del sorriso”. Una Comunità alloggio polifunzionale, con lo scopo di offrire una struttura per la convivenza di persone disabili prive di assistenza familiare.

Entrando mi sono ritrovato ad avere una nuova famiglia, nuovi fratelli, dolci, simpatici. Persone vere, soprattutto. A fior di pelle.
Credevo che il sentimento puro fosse una qualità molto rara, da estrarre con diversa modalità e fatica dalla personalità di ciascuno di noi.
Prima di tutto dal mondo della “normalità”. Pensando, addirittura, che questo avesse maggiore facilità di accesso automatico al mondo emozionale. Non è così. La loro sofferenza “pulisce” all’origine i sentimenti, in modo ancora più radicale, spontaneo ed immediato.
Ritenevo che anche la felicità fosse più difficile estrarla dalla “diversità disabile”. Perché carica di sfortunato sconforto. Invece ho qui trovato un patrimonio misterioso di inaspettata vivacità e di allegria semplice. Tutto più chiaro nei loro modi semplificati, veloci, senza filtri. La facilità/difficoltà al contrario. Così come la felicità e sofferenza con ordine inverso.
La “normalità” è soverchiata, forse, dai mille e mille ragionamenti eccessivi, se non faziosi. Che si moltiplicano, in genere, per confondere e disunire. O per competere, ed alla fine per odiare. Troppo spesso elucubrazioni tanto astratte da perdere il senso stesso della realtà. Aumenta la massa critica del metafisico, a svantaggio di un minimo di fisicità felice.
Le cui conclusioni fredde sono sempre trascinate nel campo della presuntuosa razionalità madre di tutto. Fine a se stessa. Anche i sentimenti dei “normali” finiscono nella stessa rete della razionalità padrona, segando trasversalmente la spontaneità. Per questo motivo il loro ambito di felicità, soprattutto nel mondo attuale, si riduce sensibilmente.
La felicità disabile è ammantata, invece, di piccole cose infinite. Questo è il segreto.

Nei miei nuovi fratelli il sentimento è netto. Non è mai banalizzato nella razionalità artefatta. Ma sta nella razionalità minima della vita essenziale. È mantenuto nel suo stato originale, senza cadute di tono o di super-meditazioni. È immediatamente affiorante, senza equivoci, senza intermediazioni.
Voi siete già direttamente sintonizzati con il profondo dell’anima. Non occorrono trasmettitori o sensori speciali. Senza le evoluzioni da saltimbanco, senza trucchi, come noi troppo spesso utilizziamo.
Gli Artisti, quelli che tra i “normali” riteniamo “geniali”, si devono davvero sforzare in strane salti ed elucubrazioni mentali, o difficili ispirazioni interiori, per spogliarsi di ogni sovrastruttura della imperante logica complessa. Una palla al piede talvolta molto pesante, per separare l’emotività dalla razionalità. Scorza dura da tagliare, per trovare gli strati profondi del nostro cosiddetto istinto/emozione/sentimento. Illudendoci, nella maggior parte dei casi, di riuscire a rovesciare le pareti del cuore. Un ribaltamento faticoso e miracoloso al tempo stesso. Quando avviene. Tanto da sembrare pseudo, oltre che rarissimo. Perché è una condizione comandata dal dubbio perenne, parte integrante dell’Arte in bilico, soprattutto nella attuale atmosfera culturale contemporanea.
Ovviamente salvo eccezioni, che io sarei tentato di attribuire, addirittura, a qualche distrazione “divina”. Una speciale dimenticanza abbondante della luce di Dio, in qualche normale eccezionale. Oppure una precisa intenzione soprannaturale nel volerci, di tanto in tanto, dimostrare la presenza dell’Altissimo. Attraverso l’umanità trasgredita.
Voi, miei fratelli, invece, l’Arte ce l’avete direttamente dentro il vostro cuore, senza passaggi di mano, ed è trasparente. Mi sembra proprio di intravedere il vostro battito cardiaco sotto la camicia e percepirlo subito sulla pelle viva. Dio si manifesta in Voi. Noi abbiamo bisogno degli angeli. Voi siete già gli angeli di voi stessi.
È un circuito inverso a quello umano “normale”, ovvero una opposta attenzione divina. Quello che Dio vi ha tolto ve lo ha ridato. Lo sanno anche i vostri Genitori, che, dopo la sofferenza, hanno goduto di un amore più spontaneo, più grande, più duraturo.
La vostra è la vita del cuore a cielo aperto. Senza corti-circuiti. Siete “diversi”, non nel modo e significato spregevole che noi normali vi affibbiamo, ma, al contrario, per uno straordinario eccesso di emozione che vi caratterizza. Contro la nostra banalità ordinaria. Fatta di furbizia, di cattiveria, spesso gratuita, se non specificamente indirizzata. Mentendo più facilmente come mestiere, o perversità, o come convenienza di quieto (e difficile) vivere. Sempre all’insegna della competizione senza tregua, per mantenerci a galla, o per emergere egoisticamente. Fino alla estrema distruzione l’un dell’altro.

Il serpentone. Progetto ANFFAS Pescara realizzato dalle Persone con disabilità intellettuale e relazionale frequentatore del Centro diurno dell’Associazione. Foto Franco Eustacchio Antonucci

Il vostro senso dell’Arte è completamente estraneo a tutto questo. L’ho osservato quando vi ho impegnati nel disegno e nella pittura.
I vostri disegni non sono banali. Sono Arte pura al massimo della verità svelata. Manifestazione diretta dell’anima. A prima vista sembrano ingenui, simil-infantili, ma intrisi di un’esperienza più vissuta, a vostro modo. Con le ferite sempre aperte.
Con una vostra speciale personale sofferenza, certo. Perché, anche se sembrate più disincantati, gli angoli del vostro sorriso denotano amarezza, forse inconscia, istintiva, ma non per questo meno forte del dolore degli “altri”.
Noi, i presunti “normali” (che vorrei chiamare “gli altri”, per distinguerli da voi “diversi” con ribaltato significato), siamo invece coibentati, rivestiti di convenevoli artificiali, di falsità, che alla lunga inaridisce. E della quale troppo spesso cerchiamo di liberarcene, soprattutto quando facciamo Arte. La nostra sofferenza è più lacerante nel tempo. Sembra il contrappasso di colpe “normali”, più pesanti, perché compiute con coscienza piena.
Voi siete “nudi”, ma subito ricoperti dalla spontaneità primaria. Nell’anticamera della bontà, della tenerezza che ispirate. La razionalità cattiva l’avete lasciata a noi. Come si può non amarVi all’istante?

All’inizio della mia attività, in quanto peraltro impegnato da sempre in ambito di Architettura ed Urbanistica, ho voluto capire come voi vedete ed interpretate lo spazio nel quale vivete.
Vi ho chiesto di disegnare, in tutta semplicità, la vostra casa.
Per prima cosa tutti voi, tranne una, avete tracciato un grande rettangolo, che occupava il limite del foglio. L’ho interpretato come il vostro confine, entro il quale vi sentite sicuri.
Poi avete disegnato una serie di altri rettangoli, fluttuanti dentro il primo rettangolo massimo. Erano le stanze galleggianti, ciascuna non legata all’altra. Però ogni stanza era definita nei minimi dettagli. Qui il letto, qui il comodino, qui l’armadio………, soprattutto qui altre piccole cose della vostra vita quotidiana, a voi particolarmente care. Poche relazioni tra le parti, ma grande rilievo dentro le singole “scatole di vita“. Una conferma del concetto generale della vostra poca attenzione ai grandi lacci e laccioli, ma molta cura alle cose “dentro”. Con una voglia, iniziale o finale, di protezione. Perché il mondo esterno non è sempre buono con voi.
Una sola di voi mi ha disegnato la sua casa come un “palinsesto“. Una serie di fogli successivi, da lei incollati l’uno dopo l’altro, come un libro. La prima pagina il giardino esterno, che “contiene”, o che viene prima. Poi la stanza dove si mangia, dove si cucina, poi la sua stanza, e poi altre pagine dove vengono rappresentate le sue piccole care cose. Come se queste non stessero dentro la sua stanza, ma in una “successione” diversa, speciale. Con un ordine lineare, ma senza nessun obbligo che le varie cose stiano l’una dentro l’altra. Una linea ininterrotta. A differenza delle scatole fluttuanti degli altri.
Sono le successioni dell’Amore che “si srotola”, e non si contiene in nessun modo.
Ciao fratelli. Sono con voi.
Eustacchio Franco Antonucci

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ANffAS di Pescara

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