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Non è un caso isolato, sicuramente. Non è neanche molto noto perché i bei gesti si fanno e non si dicono e perché chi ha organizzato ha fortemente voluto sobrietà e normalità. Allora dove è l’eccezionalità di questa storia da meritare di essere raccontata? Non vi è eccezionalità, anzi, secondo qualcuno adesso potrà sembrare eccezionale quello che un tempo, molto spesso rispetto ai giorni nostri, era normale più di quanto si possa credere.
Ci riferiamo a quando si passava di casa in casa l’assaprataur, l’osso di prosciutto che aveva la funzione di insaporitore delle minestre o a quando si ricopriva di regali, per lo più alimentari, l’emigrante all’atto della partenza. Ma anche quando le donne usavano andare nei campi portando sul capo pesi importanti e si aveva la fortuna di incontrare un’altra donna che procedeva in senso contrario senza pesi. Quest’ultima, per alleviare le fatiche dell’altra, le prendeva il carico tornando a sua volta a ritroso accompagnandola per qualche decina di metri. La giustificazione non era quella dell’aiuto diretto ma sottilmente si diceva che “… si doveva riammorbidire la sparrɘ … per rifare la sparrɘ“, quel pezzo di tela intrecciato posto tra peso e capo della donna.

Ma torniamo alla nostra storia di solidarietà che proveremo a narrarla rispettando sobrietà e la sua normalità. Senza riportare il loro vero nome o il luogo dove tutto è accaduto.
In un paese Vincenzo ed Angela come tantissimi altri come loro, abitanti degli innumerevoli comuni italiani, casualmente si incontrano durante uno dei tanti mercatini che fioriscono in tutti i centri.
In questo caso siamo in una delle località montane più note dell’Appennino centrale. Vincenzo tenta tra le enormi difficoltà della sua vita di mantenere in piedi l’antica attività di famiglia: quella del venditore di noccioline americane alle feste di paese, attività meglio nota con il suo motto: ”è la cottura che vale!”. Angela proviene dalla Sicilia, non le resta molto della sua famiglia ed è in quel centro montano per caso; lo stesso caso però che le riserva, in quella circostanza, la conoscenza di Vincenzo e che, in aggiunta, fa sbocciare affetto e solidarietà tra i due che da quel momento non saranno più soli ma diventeranno coppia.

Evidentemente quella casualità poggiava su basi solide, sulle quali era difficile scommettere inizialmente ma che, nel tempo, si accresceva e li fortificava nei sentimenti, nei comportamenti duraturi che dopo un decennio si rilevano ancora più solidi. Il loro percorso è difficile, ricco di insidie ed irto di diffuse difficoltà e, questi tempi non aiutano.
Le prove sono ancora decisamente complesse per chi ha sempre creduto nel prossimo, negli insegnamenti pacifisti, negli atteggiamenti di solidarietà specie verso i più umili, verso chi ha più bisogno e, pur avendone bisogno lui stesso, non è mai retrocesso di un millimetro rispetto al suo credo.

Angela raggiunge Vincenzo nel suo paese ed è li che continuano la loro vita a due e nella loro attività altruistica, malgrado le asperità. Iniziano anche a prestare la loro opera presso la locale sezione della protezione civile. La vita di coppia funziona, e questi affetti forse restituiscono un briciolo di serenità a chi ha comunque incontrate molte difficoltà, suo malgrado. Emerge quindi il desiderio di regolarizzare la loro posizione e, parallelamente iniziano a sognare un matrimonio, di quelli classici, con i riti come da tradizione, abito bianco per lei, funzione in chiesa, messa cantata con regolare coro, foto, amici, pranzo nuziale con torta e bomboniere, baci, abbracci, risate, cori e danze fino a tardi.
I sogni restano sogni tutte le volte che le risorse sono scarse e sembrerebbe questa la sorte anche dei desideri di Vincenzo ed Angela. Nel paese però, questo desiderio, in qualche modo viene raccolto da persone sensibili e che amano essere utili e conoscono anche quali sono i tasti giusti da accarezzare per avere gli aiuti dagli altri concittadini affinché il desiderio di Vincenzo ed Angela si possa realizzare.

il paese accompagna la sposa in chiesa

Come nelle più belle storie, si riuscirà a completare nel migliore dei modi la cerimonia. In tanti collaborano, ognuno per le proprie competenze e, chi non ha artigianalità da mettere a disposizione, partecipa in modo che non si sentano disagi. Sarti, fotografi, ristoratori, produttori di confetti, nella zona si tratta di attività di eccellenza, si mettono a disposizione gratuitamente. La cerimonia non sarà possibile celebrarla nel santuario lesionato dal terremoto, ma una chiesa ancora più antica ne accoglierà la funzione con corredo adeguato di invitati festanti. Angela che non ha parenti, può contare su un accompagnatore all’altare tra i più eleganti e rappresentativi, Roberto che è orgoglioso del compito che gli viene riservato.

Lei è emozionata, come tutte le spose forse anche di più perché gli anni della gioventù sono andati da un pezzo come per il consorte. Indossa raggiante un abito bianco, vaporoso, sapientemente confezionato da valenti sarte che hanno saputo utilizzare le stoffe, facendo miracoli, che avevano a disposizione e motivandosi insieme alle truccatrici e parrucchiere che anche loro, per puro altruismo, hanno contribuito alla bellezza della sposa. Vincenzo trasuda gioia e senso di gratitudine come mai gli è capitato nella vita.

Il bacio all'uscita dalla chiesa

All’uscita della chiesa, spumante e noccioline a ricordo dell’antica lotta per la sopravvivenza che lo sposo ha ingaggiato nella sua vita di piccolo commerciante. All’uscita dai vicoletti del centro storico non sono mancati i mezzi della protezione civile con sirene e lampeggianti che salutavano gli sposi. Per tutti: il ristorante, le foto, la torta, lo spumante e festeggiamenti fino a tardi ed il grande insegnamento di quanto possa essere soddisfacente essere solidali. Resteranno anche, ad accompagnare tutti, le parole del celebrante ”… altro che cottura che vale! questo è un matrimonio che vale!”.
Emidio Maria Di Loreto

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