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Mister Decidere è come viene chiamato Luigi Lamonica dopo il grande successo, anche in termini di beneficenza erogata alla onlus L’Aquila per la vita, della sua pubblicazione: Decidere. Arrivò tardi tra i professionisti, aveva 28 anni e proveniva da buoni risultati nei campionati giovanili come atleta. Sandro D’Incecco lo ricorda come ”… una guardia dalle discrete potenzialità, che non ebbe come il fratello Giovanni le opportunità migliori, ma che già allora mostrava indiscusso carattere”. Erano i tempi dell’Amatori Pescara verso la fine degli anni ‘70, quando i ragazzi erano avviati alla pratica della pallacanestro sui mitici campetti in cemento della Stella Maris alla pineta e su quelli dell’Antoniana di Padre Giorgio. E Sandro D’Incecco era uno degli allenatori di quei tempi.

Luigi Lamonica Orsa Maggiore a Pescara con i vecchi amici Bruno Pace a destra e Sandro D’Incecco a sx. Foto Emidio Maria Di Loreto

Su consiglio paterno, Luigi tredicenne, iniziò ad arbitrare e partì una carriera che inizialmente ebbe dei tempi stentati, tra il dubbio se fosse possibile giocare ed arbitrare, come si faceva all’epoca, oppure esercitare la scelta tra le due attività. Nessuno però ha tentennamenti nel ricordare che già allora era chiara la figura carismatica del futuro referee internazionale. All’Orsa Maggiore, il playground estivo per eccellenza a Pescara, Sandro D’Incecco e Bruno Pace, vite spese a fianco della pallacanestro e presenti all’incontro con Luigi, me l’hanno immediatamente ricordato quanto il nostro fosse un predestinato. Lo si capiva, dicono, dal modo di decidere, e dalla mancata voglia, di chi subiva il fischio, di contestare la decisione sia che si trattasse di amichevoli che di gare ufficiali.

Luigi Lamonica terzo in basso da sinistra con un giovane Sandro D’Incecco al campetto della Stella Maris. Foto Archivio privato Sandro D’Incecco

La svolta dice Luigi, forse arrivò quando fisiologicamente, in un torneo amichevole, gli organizzatori si erano dimenticati di ottenere gli arbitri dalla federazione. Fu allora che gli fu chiesto di improvvisare e lui scoprì di avere, per qualche recondita ragione, dimestichezza naturale con la simbologia delle infrazioni da sanzionare e la gestualità derivante. Anche i fischi erano appropriati e lo diventarono sempre di più perché “…si impara esercitando l’arbitraggio, e si impara ancora di più quando si innalza l’asticella nella difficoltà delle gare”, ed è così che si dovrebbe fare con la formazione dei nuovi arbitri.
Emerge, e si deduce dalla chiacchierata, che sarebbe indispensabile che i talenti meritevoli abbiano la possibilità di cimentarsi in prove più sfidanti senza dover attendere che per limiti di età si liberi lo spazio per avere la propria chance.
Il limite di età a cinquant’anni favorirebbe l’entrata dei nuovi arbitri, ma priva questi ultimi di godere, per la loro crescita e preparazione, di guide esperte. Inoltre il limite impedisce a chi ha superato i cinquant’anni ed ha ancora tanto da dare ed è assistito dal proprio fisico, di poter arbitrare la nostra serie A. Non accade invece in Eurolega, magari anche in final four come è capitato, con successo, per sette volte al nostro. Ancor di più in NBA, dove la velocità di gioco implica condizioni fisiche ottimali, ma non si rinuncia all’esperienza degli arbitri che, nel caso più eclatante, hanno praticato fino a 74 anni, e la scelta di smettere non è stata imposta ma è stata fatta direttamente dall’interessato.

Luigi Lamonica e Luigi Datome nella finale Euroleague Berlino 2016. Foto Giulio Ciamillo

Strada percorsa ricca di successi quindi quella di Luigi, con qualche dispiacere, ad esempio come per l’avversione che subisce in Croazia, ma anche con le soddisfazioni per aver gustato il sapore dello spirito olimpico avendovi arbitrato in due edizioni. Avrebbero potuto essere anche tre, con altissima probabilità di essere designato per la finale si disse, se su Rio non fossero state prese altre decisioni. Lui non lo dice, ma noi ricordiamo che la stampa all’epoca parlò di un … baratto, tra quella mancata convocazione e la successiva assegnazione del Preolimpico a Torino. Una lettura che chi conosce quegli ambienti reputa molto pertinente.
Tra un ricordo e l’altro, e gli innumerevoli saluti e abbracci che vengono tributati a Luigi, non si evitano argomenti più attuali come la recentissima esperienza di arbitro nella NBA Summer League di Las Vegas che, al momento, significa una gran considerazione verso la scuola arbitrale italiana. Nel futuro invece potrà aprire scenari che al momento è consentito solo sognare per il movimento. Quanto accade conferma il trend di crescita, in considerazione USA, del movimento cestistico europeo, arbitri compresi. È già realtà negli atleti professionisti NBA un contagioso atteggiamento competitivo, stile europeo, altrimenti riservato esclusivamente per gli eventi che contano. Emerge anche che, al punto in cui siamo, potrebbe non essere difficile ipotizzare che il primo allenatore europeo in NBA possa essere il nostro Ettore Messina. E il primo arbitro europeo in NBA, sarà Luigi Lamonica?

Oltre ai giusti entusiasmi per i possibili progressi, occorre però non perdere di vista che bisogna continuare a pensare ad una sana programmazione di crescita, mentre purtroppo arrivano segnali che rispondono più alla politica della conservazione del proprio orticello che a una visione globale, anche in tema arbitrale. È quanto si è indotti a pensare dalla recente promozione di 20 arbitri dalla serie C alla B: 18 di questi sono statisticamente disseminati sul territorio come le nostre regioni. Viene immediatamente da chiedersi: è possibile che i migliori talenti rispondano alla distribuzione delle regioni sul territorio, come le Federazioni? Che strana casualità!
In un arbitro che ha raggiunto certi livelli ci sono sicuramente stati insegnamenti ai quali riferirsi e che lo hanno segnato. Lamonica ci ha raccontato dell’incontro con Pierluigi Collina, altro internazionale dal grande successo in altra disciplina, del quale confessa di avere ben scolpita nella sua mente la frase che raccolse in un loro incontro: “…Se farete un lavoro che vi piace, potrete dire un giorno di non aver mai lavorato…”. Un’interpretazione che ha fatto sua e che non è difficile capire essere da lui molto partecipata. Lo si avverte dagli atteggiamenti, dagli occhi, dalle posture che assume nel raccontare, gli stessi segni che sul parquet gli conferiscono quella autorevolezza alla quale deve i suoi successi.
Nella nostra chiacchierata scorrono i tanti ricordi di fischi importanti e di consultazione di instant replay non consentite, ma effettuate per la giusta decisione, e per questo anche sanzionate da regolamenti ineccepibili che solo dopo sono stati modificati proprio in virtù di questa scelta. L’emozione, ed anche qualcosa di più, che si vive e si maschera dovendo “decidere” in un palazzetto da 25.000 posti come la Belgrado Arena ed ancora di più nella Pionir Arena, i palazzetti più impattanti, i più caldi, con Partizan e Stella Rossa che rendono le gare, con i loro tifosi, sempre uno spettacolo unico. Anche in questi casi bisogna rimanere concentrati per valutare che i livelli di adrenalina degli atleti restino sempre nella sostenibilità. Non che la Erdem Arena ad Istanbul, la Oaka Arena di Atene o la Magasport Arena di Mosca, siano da meno, ma Belgrado… .
Questa dell’adrenalina poi è un altro aspetto che rende l’arbitro esperto … assimilabile ad un analizzatore clinico, sempre pronto a percepire quando i livelli di concentrazione di questo ormone stanno traboccando inducendo l’atleta a commettere qualcosa di più di un fallo. In una frazione di secondo, prima che accada, l’arbitro esperto, rischiando anche di prendersi qualche spiacevole colpo non a lui destinato, si frappone tra i contendenti impedendo che si concretizzi un’azione dagli esiti preoccupanti.
Prima di avere una simile esperienza, un arbitro deve passare obbligatoriamente per decisioni da prendere anche in campetti con i tifosi addosso, dove, oltre alle palle di carta e alle monetine, può arrivare qualcos’altro di sgradevole per decisioni non condivise.
Le decisioni sono influenzate dalla velocità delle azioni, dai contesti e dagli stati d’animo. Il fischio, proprio quel fischio, può decidere su un futuro, una svolta nella vita che non presenterà un’altra opportunità, sia che decida sulla conquista di un titolo o più semplicemente su un contratto professionale.
Esistono poi decisioni smaccatamente difficili da digerire, come quell’antisportivo fischiato da Larroca alla Zandalasini che ha segnato gara e partecipazione ai Mondiali per il basket femminile italiano. E che sia difficile prendere una decisione lo si deduce quando Luigi dice “ …io non lo avrei fischiato, seduto sul divano e con replay da 3 angolazioni diverse“. Parallelamente per chiarire i concetti che stiamo esprimendo è utile rileggere la lettera di Giorgia Sottana [1], una delle atlete azzurre che hanno subito quel fischio e che in poche righe condensa tutto il significato di cosa vi è in gioco.
Tra i tanti aneddoti il ricordo va al mito del basket greco ed internazionale, Panagiotis Giannakis, detto The Dragon, il quale alla fine di un arbitraggio gli riservò: “Per favore non cambiare mai”. E poi come non ricordare la consuetudine poco conosciuta che al momento dell’assegnazione delle maglie per gli incontri della nazionale maggiore, ogni atleta per il suo numero di maglia offre una cifra che sarà devoluta in beneficenza.

Il mondo del basket è in evoluzione e non sappiamo che direzione prenderanno i cambiamenti: se avranno successo i grandi investimenti della IMG (International Management Group) con l’Eurolega o se Fiba riuscirà a garantire con un nuovo calendario la stessa qualità e interesse per il tifoso. Difficile prevedere se tale evoluzione comporterà la diffusione dei tentacoli spettacolari della NBA in Europa oppure in Cina, come sembrerebbe più imminente. A noi piace comunque ricordare l’epoca della pallacanestro più romantica come quella di alcuni ricordi citati.
Nel caso qualcuno volesse “misurare” la considerazione avuta nella sua attività da Luigi Lamonica consiglieremmo di consultare il suo palmares. Ha arbitrato oltre 698 gare in Italia ed oltre 900 in competizioni Internazionali, 2 Olimpiadi ( Pechino 2008; Londra 2012), 2 Mondiali (Turchia 2010; Spagna 2014), 6 Europei ( Svezia 2003; Serbia 2005; Spagna 2007; Lituania 2011; Slovenia 2013; Francia 2015); 1 Torneo Americano ( Porto Rico 2009) 7 Final four Eurolega; 3 Finali Eurocup; 3 Final Four Fiba Euroleague; 1 Torneo preolimpico nelle Filippine ed almeno 24 gare internazionali tra le più importanti.
la copertina del libro Decidere di Luigi LamonicaQuesta è una storia internazionale, ma soprattutto italiana e abruzzese, di cui essere orgogliosi, che ci è piaciuta molto da sempre, ma che sublima a sentirla raccontare dal protagonista senza trasmettere apparentemente emozioni; è come un arbitraggio di Lamonica alla Kombank Arena dove le sensazioni tumultuose potrebbero travolgerti ed invece bisogna mascherarle perché è utile per garantire l’applicazione delle regole. Possiamo però rendergli merito chiudendo con gli stessi ringraziamenti che Luigi dedica nella sua pubblicazione: “…a papà Sebastiano e a mamma Iride, primi tifosi e Angeli custodi, a Giovanni, perché il sangue non è acqua, a Vittoria, Elvira e Nazzareno, perché ci sono sempre stati, a Matteo, Davide, Marta e Valentina, i miei piccoli tifosi. A tutti gli arbitri, ufficiali di campo, commissari, istruttori che rendono possibile il gioco del basket nel rispetto delle regole
Emidio Maria Di Loreto

In copertina Final Four Eurolega 2006-07 Luigi Lamonica Foto Giulio Ciamillo

Luigi Lamonica
Decidere 
Fischi e fiaschi olimpici, mondiali ed europei di un arbitro di basket
Carsa Edizioni, 2011
pag. 168
€ 22

[1] La lettera di Giorgia Sottana all’arbitro di Italia-Lettonia: https://sport.sky.it/basket/2017/06/24/eurobasket-2017-giorgia-sottana-lettera.html

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