A Ostia con poesia, teoria e prassi dei beni comuni


Categoria: DIRITTI COMUNI

sabato, 30 aprile 2011

Laboratorio sui beni comuni/pubblici. Un incontro allargato. Una riflessione partecipata sui beni  comuni. Un attraversamento tra teoria e pratica dove le indagini filosofiche, giuridiche, economiche, cliniche, culturali hanno avuto il contraltare delle esperienze sul territorio, esso stesso risorsa comune.

Ostia, Italia 2008. Il lungomare sequestrato dal traffico. Foto Leonardo Ragozzino 

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Il territorio è Ostia, con il suo <<mare sequestrato>>, il luogo ospitante la biblioteca Elsa Morante e l’organizzazione di Transform Italia con la regia puntuale di Leonardo Ragozzino. Una regia che ha introdotto le incursioni poetiche dell’attrice Cloris Brosca. Una scelta apprezzata e, più che destinata ad alleggerire gli interventi (mai troppo dilatati), ha aiutato, grazie all’interpretazione dell’artista ad accrescere la coscienza e il coinvolgimento del pubblico. Quasi un format da replicare.

…in due si pensa meglio
si va più lontano.
” [1]

E’ stato anche un momento di denuncia della Comunità della Foce del Tevere. Con pacata dignità ha ricordato come dal 23 febbraio 2010, quando con pratiche da rastrellamento, una quarantina di famiglie sono state sgombrate dalle forze dell’ordine dall’area dell’Idroscalo, ritenuto abusivo per far posto a probabili speculazioni, nulla è cambiato. Questi cittadini di serie “b” continuano a vivere nei residence e non c’è una soluzione in vista.
Denuncia dell’ulteriore scempio che del territorio con la sua natura potrà essere perpetrato con gli interventi presentati agli Stati Generali di Roma. Paola De Jesus urbanista ha spiegato l’insensatezza, sotto ogni punto di vista, di progetti come la Città dell’acqua, la Città dei giochi e della Scienza, la Città del benessere con i suoi shopping center, le strutture per trattamenti termali, centri fitness fino ad arrivare alle onde artificiali per il surf o alle piste da sci per sulle dune. Inutili colate di cemento che servono gli interessi di pochi e l’ennesima privatizzazione del territorio con il corollario di una natura che scompare. Senza dimenticare i rischi di infiltrazioni mafiose e camorristiche, tema peraltro sollevato in numerosi interventi.
E’ in discussione una legge che potrebbe consentire una deregulation totale e quindi il Piano Casa e diventare un’autorizzazione alla costruzione selvaggia. Non basta più un piano regolatore nato solo per <<sanare>> l’abusivo e favorire il latifondo immobiliare.
Non basta, come ha spiegato Sandro Lorenzatti, aver abusato della terra nella zona Stagni dove la realtà abitativa è sotto il livello del mare e dove le idrovore assicurano che non si vada sott’acqua.
La logica della rapina e dell’asservimento della natura, della mercificazione finisce anche con l’essere controproducente da un punto di vista economico. L’erosione dell’arenile lascia strutture inutilizzate, investimenti bruciati e lavoro perso.
Si dovrebbe superare il binomio pubblico/privato ha spiegato Scipione Semeraro. Scegliere uno spazio intermedio dove gli individui possano cooperare ampliando il significato di democrazia in quanto l’autogestione e l’autorganizzazione implica una partecipazione costante. E con il vantaggio di individuare meglio le responsabilità che diventano sempre meno visibili nel privato e nello Stato. �
Uno spazio intermedio che non si vuole dare al Teatro del Lido di Ostia. Occupato da quindici mesi come ha spiegato la coreografa Giorgia Celli e che non riesce più ad essere quella splendida anomalia nel panorama italiano. Un teatro con un modello di gestione partecipata e senza un direttore artistico perché la linea culturale la deve esprimere la comunità del territorio. Brecht diceva che un paese senza teatro è un paese incivile. Quello stesso Brecht che scriveva Lode dell’imparare con l’invito pressante ad apprendere e conquistare il potere e recitata con la forza necessaria

Impara, uomo all’ospizio!
Impara, uomo in prigione!
Impara, donna in cucina!
Impara, sessantenne!

Tu devi prendere il potere.
…” [2]

Spazi invece conquistati da iniziative come quella dell’ASL Roma D che da lavoro a disabili che dovrebbero essere assistiti, coniugando etica e impresa assistenza e produzione o del Parco della Madonnetta dove un orto di tremila mq. è lavorato da disabili che altrimenti sarebbero a rischio esclusione.
Altro esempio di gestione partecipata e recupero di spazi e territori è quella dell’area a Ostia Ponente, un tempo inavvicinabile,  dove ora c’è uno spazio scolastico dato in convenzione a dei ragazzi di zona e dove c’è una delle più grandi pista di skateboard d’Europa come ha ricordato Dario Bensi direttore del centro di formazione professionale “Pasolini”.
Come non va dimenticata l’attività sul territorio fatta dall’Associazione Affabulazione che rende disponibili spazi e visibilità alla cultura diffusa sostenendo progetti, nel pieno rispetto delle identità culturali, di singoli artisti, compagnie, gruppi musicali. Proseguire su questa strada è faticoso, ha detto il presidente Filippo Lange, soprattutto perché mancano gli strumenti normativi per questi modelli. Bisogna riappropriarsi dei diritti.

Transform dovrà, con il contributo di tutti, individuare quella strada di mezzo nella gestione dei beni comuni e fondamentali per l’uomo (cultura, terra, salute, acqua, energia…), come ha precisato Marco Berlinguer, che superi il mercato e vada oltre quell’azione statale non più efficace e aperta.
Tommaso Fattori invece ha individuato praticamente per Transform il proseguimento dell’attività di co-ricerca sulle pratiche legate ai beni comuni e della diffusione del sapere rafforzando la capacità di intervenire. Nell’immediato i referendum di giugno sull’acqua e sul nucleare sono un passaggio cruciale.
di Pasquale Esposito