Ancora accuse di brogli per la vittoria alle presidenziali in Messico. Vince Peña Nieto
Categoria:
America Latina, GEOGRAFIA DEI POTERI
Enrique Peña Nieto ha vinto le elezioni presidenziali in Messico. Enrique Peña Nieto alla Fiera internazionale del libro a Guadalajara, alla domanda di un giornalista sui tre libri che hanno influenzato la sua carriera politica, è riuscito a dare solo due nomi e di uno ha sbagliato l’autore.
È l’uomo della televisione. Non perché sua moglie è una famosa attrice di telenovelas ma perché, come ha svelato The Guardian, ha firmato contratti con Televisa – la più grande azienda di telecomunicazioni messicana) che <<prevedono l’occupazione di spazi televisivi per fare propaganda dissimulata, la creazione di notizie ad hoc, l’infiltrazione in programmi di intrattenimento con messaggi contrari al candidato della sinistra Andrés Manuel López Obrador (Amlo)>> [1].
Il Partito rivoluzionario istituzionale con la vittoria di Peña Nieto restaura la “dittatura perfetta” [2] tornando al potere dopo dodici anni e riprendendo il ruolo di dominatore assoluto e ininterrotto avuto durante i 71 anni che vanno dal 1929 al 2000.
Non è nemmeno cambiata la prassi che vede numerose irregolarità o brogli nelle elezioni. Anche questa volta molte le accuse sul corretto andamento della tornata elettorale, provenienti sia dal perdente Obrador sia dai molti osservatori sul campo. A dare per scontata l’elezione di Peña Nieto, prima ancora della chiusura degli scrutini, troviamo un lungo elenco che parte dal vincitore stesso, passa per il presidente uscente Calderón, i governi di Francia, Gran Bretagna, Spagna per finire all’alleato storico del Messico, gli USA il cui presidente Obama ha voluto congratularsi di persona.
Sembra che il rispetto delle formalità, che in questi casi sono sostanza appartengono sempre meno alle democrazie. Comunque adesso sono arrivate le congratulazioni di Hugo Chávez, spesso usato in campagna elettorale come esempio negativo per un’eventuale elezione di Obrador.
Alle elezioni del 1° luglio sono andati a votare più di 50 milioni degli oltre 79 milioni aventi diritto con un astensionismo alto ma inferiore alle previsioni della vigilia. Insieme alle elezioni del Presidente della Repubblica i cittadini hanno votato per l’elezione di 500 deputati della camera bassa del Congresso, 128 senatori, governatori di una decina di Stati e sindaci di più città compreso quello di Città del Messico.
Dopo il nuovo conteggio di una parte delle schede l’Istituto federale elettorale (Ife) ha assegnato come dicevamo la vittoria delle presidenziali a Peña Nieto candidato del Partido Revolucionario Institucional (Pri) con il 38,21% dei voti seguito con il 31,59% delle preferenze da Obrador candidato del Movimiento Progresista. Al terzo posto troviamo la candidata del partito al governo con il 25,41% dei voti: Josefina Vázquez Mota del Partido Acción Nacional (Pan).
Obrador e il suo Movimento non hanno accettato il responso elettorale per brogli e irregolarità diffuse. In particolare sono stati comprati, secondo le accuse, decine di migliaia di persone con beni o per esempio con carte prepagate regalate dal Pri, oltre varia altre tipologie di azioni illegali spaziando dalle minacce <<al furto di interi seggi elettorali, alla presenza intimidatoria di agenti di polizia corrotti; nello stato di Guerrero sono stati sequestrati i funzionari di un seggio, nel municipio di Chalco (Estado de México) sono state trovate schede bruciate, nello stesso stato la polizia ha arrestato degli studenti membri del movimento yo soy 132 e si è resa complice delle intimidazioni dei militanti del Pri, il presidente di un seggio della Baja California si è allontanato portando con sé le urne elettorali>> [3].
La legge del Messico comunque consente, sia pur fino ad un certo importo e registrati, i regali purché non destinati alla compravendita del voto. Quest’ultima un’accusa rimbalzata tra i vari partiti.
Le proteste sono ancora in corso soprattutto nella capitale e quello che resta fare, prima dell’entrata in carica il 1° dicembre, è impugnare i risultati e al quel punto l’ultima parola resta al Tribunale elettorale del potere giudiziario della Federazione (Tepjf) che certificherà il risultato nel mese di settembre.
Dopo l’evidente frode del 2006 Andrés Manuel López Obrador, leader del fronte di sinistra che riunisce il Partido de la Revolución Democrática, il Partido del Trabajo, Movimiento Ciudadano e il movimento popolare il Movimiento de Regeneración Nacional (Morena) non è riuscito a battere la potente macchina del partito della fondazione del Messico indipendente il Pri. Infatti la telegenia e le doti non proprio da leader del candidato Peña Nieto non sarebbero bastate se dietro non ci fossero stati i notabili del partito, la capacità organizzativa, <<una campagna pubblicitaria miliardaria portata avanti dal potente consorzio Televisa, alleato tradizionale del Partito rivoluzionario istituzionale. […], (il) consolidamento e (il) ritorno del Pri in Stati importanti della Federazione, in parlamento e in Comuni strategici, così come alla capacità del partito di “ricostruirsi”>> [4].
A sicuramente contribuito il fallimento del partito al governo e dell’attuale presidente Felipe Calderón che ha incentrato il suo mandato sulla guerra totale al traffico della droga con il risultato di una violenza senza precedenti per un bilancio di diverse decine di migliaia di vittime. E quando e dove la morsa del narcotraffico è riuscito ad allentarla la criminalità è stata esportata nei paesi vicini. Nonostante i suoi proclami e le analisi di alcune Agenzie internazionali nemmeno la crescita economica è stata accettabile secondo la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (Cepal) dell’Onu <<la crescita del Messico sotto Calderón sarebbe stata la minore dai tempi della presidenza di Miguel de la Madrid, tra 1982 1988. Il 7,8% nei primi 5 anni più un 4% nel 2012 fa un 11,8% complessivo, pari all’1,96% per anno: il peggior tasso di crescita della regione dopo l’El Salvador>> [5].
Andres Manuel López Obrador, Amlo come lo chiamano i suoi sostenitori non ce l’ha fatta nonostante l’appoggio di <<buona parte del settore della cultura e dello spettacolo, vari intellettuali apertamente schierati da anni dalla parte dei movimenti sociali e indigeni di sono dichiarati a suo favore, tra questi Paco Ignacio II e Helena Poniatowska>> e nonostante la formazione del suo governo , l’esplicitazione di un programma concreto contro la corruzione, in favore del trasporto pubblico per la ricostruzione del sistema ferroviario, per lo smantellamento dei monopoli privati nella telefonia e nella televisione e per una nuova politica nelle relazioni con gli indigeni [6].
La forza e gli strumenti, legali e non, dell’avversario principale hanno menomato il risultato, ma forse l’aver dato l’impressione che la sua campagna fosse sostanzialmente “contro” condita di una certa dose di retorica e di non essere riuscito a smarcarsi, a torto o a ragione, dall’immagine del nuovo Chávez che gli è stata affibbiata non lo ha certamente aiutato.
Come dice Jorge Garcia Castillo <<è difficile governare un paese dove c’è una povertà crescente, insicurezza e violenza estrema. Peña Nieto riceve in eredità una nazione ferita e frammentata. Ma la colpa di questo è anche del partito che rappresenta>> [7].
Pasquale Esposito
[1] Gianni Proiettis, “Con Peña Nieto ritorna il dinosauro”, il manifesto pag. 8, 3 luglio 2012
[2] “dittatura perfetta” è la definizione che diede il politico e scrittore peruviano Premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa al Messico per il dominio assoluto e immarcescibile del Partito rivoluzionario.
[3] Maria Benciolini e Gregorio Serafino, “Messico, l’odore dei brogli”, www.ilmegafonoquotidiano.it
[4] Jorge Garcia Castillo, “PEÑA NIETO PRESIDENTE, I PERCHÉ DI UNA VITTORIA”, www.misna.org, 3 luglio 2012
[5] Maurizio Stefanini, “Peña Nieto presidente di un Messico diviso”, temi.repubblica.it, 2 luglio 2012
[6] Maria Benciolini, “Messico, la speranza Amlo”, www.ilmegafonoquotidiano.it, 11 Luglio 2012. Articolo tratto da http://ventanasmexicanas.wordpress.com/
[7] Jorge Garcia Castillo, “PEÑA NIETO PRESIDENTE, I PERCHÉ DI UNA VITTORIA”, www.misna.org, 3 luglio 2012

