Australia. La sinistra al potere, promesse per un cambio di linea


Categoria: GEOGRAFIA DEI POTERI, Oceania

13 gennaioo 2008

Dopo 12 anni di governo conservatore con a capo John Howard l’Australia ha scelto nettamente i Laburisti, i suoi alleati Verdi e, con loro, il cinquantenne ex-diplomatico leader dei Laburisti Kevin Rudd. Per la prima volta nella storia del Paese ci sarà una donna come vice primo ministro. Una vittoria che ha portato la maggioranza a 86 seggi contro i 63 dell’opposizione. Un maggioranza che, per alcuni, sembra presagire fin d’ora un doppio mandato [1].

E’ convinzione diffusa che questa vittoria sia innanzitutto dovuta al rifiuto degli australiani delle ostinate scelte compiute da Howard e che hanno spaziato dall’ecologicamente insostenibile all’appiattimento sulle posizioni dell’amministazione americana in politica estera fino a una politica del lavoro ingiusta.

L’ex-premier si è sempre rifiutato di ratificare il Protocollo di Kyoto e, mentre l’Australia soffriva per un lungo periodo di siccità che danneggiava gravemente l’agricoltura, non si è mai opposto seriamente alle lobby del carbone e dell’uranio [2]. Il tutto aggravato dal totale spregio del giudizio dell’opinione pubblica, il 71% della quale, già in un sondaggio di fine 2006 << era convinto che l’emergenza climatica richiedesse una risposta tempestiva, altrimenti sarebbe stato troppo tardi>> [3].

La liberalizzazione del mercato del lavoro è stata uno dei cavalli di battaglia usato da Howard per giustificare un considerevole aumento dell’occupazione. Le cosiddette work choices hanno cancellato la contrattazione collettiva e circoscritto pesantemente il diritto di sciopero. Questa posizione <<non ha funzionato con chi ha visto i propri figli sfruttati da lavori precari e ha visto in pericolo anche il suo salario e le sue condizioni di lavoro >> [4]. E non è bastata la promessa, in campagna elettorale, per un ulteriore taglio alle tasse, taglio che, a dire la verità, è stato rincorso anche dai laburisti sia pur inquadrato in un disegno di maggiore equità. Il Paese non gradiva più nemmeno l’eccessivo coinvolgimento nella guerra in Iraq – dove ancora oggi sono presenti 1.600 soldati – e una serie di misure antiterrorismo che hanno contribuito ad alimentare preoccupazioni per il clima xenofobo interno e per le relazioni esterne.Kevin Rudd ha promesso una nuova politica ambientale a cominciare dalla ratifica del Protocollo di Kyoto e dall’impegno a ridurre gas nocivi del 60% entro il 2050. A Bali durante la Conferenza sul Clima, pochi giorni dopo la sua elezione, ha fatto la sua parte. Anche sul fronte del lavoro ha promesso di mettere mano alla legislazione smaccatamente favorevole alle aziende. Mentre dovrebbe provvedere al ritiro di 850 soldati dall’Iraq.

E’ pur vero, però, che il nuovo premier non ruoterà a 360 gradi la politica del precedente governo. In economia ha chiarito che non pensa ad aumenti della spesa pubblica e, quindi, delle tasse. La sua politica economica prevede sempre una buona dose di libertà nel mercato del lavoro – per continuare a favorire la crescita dell’occupazione – per pensare ad una riscrittura completa delle work choice. Non solo, ma deve tener conto che il Senato avrà ancora la vecchia maggioranza fino alla metà dell’anno [5].

La collocazione della politica di Rudd verrà colorata da interventi concreti su altri due temi affrontati in campagna elettorale. Il primo è quello delle politiche di immigrazione che con il precedente governo, hanno sconfinato nella deportazione e detenzione, su alcune isole, di tutti coloro che erano bloccati in acque australiane (la cosiddetta Pacific Solution) senza dar loro alcun diritto di appello. Pur avendo concesso qualche giorno fa asilo politico a sette rifugiati birmani e in generale una revisione della Pacific Solution il nuovo governo non intende nè allentare i controlli per intercettare le navi nè chiudere tutti i centri di permanenza temporanei. E il signor Evans, nuovo Ministro per l’Immigrazione, commentando il rimpatrio di sedici pescatori indonesiani ha precisato che << la gente di altri Paesi non ha il diritto di rimanere in Australia solo perché qui starebbe meglio economicamente>> [6].

L’altro banco di prova, per Ruud, sono gli Aborigeni. Tra i punti del programma del premier ci sono le scuse ufficiali del governo per tutte le vittime della politica di “integrazione” adottata in passato (dal 1915 al 1969) quando bambini di famiglie aborigene furono sottratti ai loro genitori per consegnarli a famiglie di bianchi [7]. In generale c’è la volontà di affrontare in maniera sistematica e concreta l’emarginazione sociale, economica e culturale delle comunità aborigene a lungo violentate nei loro diritti e nella loro integrità fisica e morale. Ma alla prima richiesta di risarcimento, da accompagnare alle scuse ufficiali, la Ministro per gli Affari Indigeni Jenny Macklin ha sostenuto che gli investimenti saranno per tutte quelle iniziative che, dalla sanità all’educazione, dovranno migliorare le aspettative di vita degli Aborigeni. E questo ha fatto dire all’attivista per i diritti degli aborigeni Sam Watson che non è cambiata la politica da quella del precedente governo [8]. Forse la posizione è provocatoria, ma Rudd nell’ultimo discorso elettorale non ha mai pronunciato <<le parole sindacati, aborigeni, nativi, scuse, profughi e multiculturalismo>> [9].

di Pasquale Esposito

[1]Gli errori di Howard, The Australian, nella traduzione de L’Internazionale 30 novembre 2007, pag. 23

[2]Barbara Pezzetti, Vittoria laburista in Australia: il premier Howard perde anche il seggio parlamentare, www.ilsole24ore.com, 24 novembre 2007

[3]Niccolò Locatelli, Il governo Howard la prima vittima del cambio climatico, limes.espresso.repubblica.it, 28 Novembre 2007; tra l’altro, Locatelli nel suo articolo ci ricorda che l’Australia, per emissioni pro capite, è il Paese più inquinante al mondo

[4]Gli errori di Howard, idem

[5]Gli errori di Howard, idem; Aria nuova in Australia, The Age, nella traduzione de L’Internazionale 30 novembre 2007, pag. 21; Paul Sheehan, La sinistra in soffitta, The Sidney Morning Herald, nella traduzione de L’Internazionale 30 novembre 2007; Claudio Landi, La sinistra italiana e la ricetta australiana, lettera22.it 4 dicembre 2007

[6]Alessandro Ursic, Un po’ più pacifica. L’Australia concede asilo a sette rifugiati birmani da un anno a Nauru, abbandonando la politica di Howard, peacereporter.net 11 dicembre 2007

[7]Su bbc.co.uk si può leggere la storia di Bruce Trevorrow, raccolta dal corrispondente Nick Bryant, che da bambino fu sottratto alla sua famiglia ed è stato il primo della Australian Stolen Generation a vincere una causa.

[8]No payout for ‘stolen’ Aborigines, bbc.co.uk 7 gennaio 2008

[9] Paul Sheehan, idem