Bangladesh. I politici di sempre alla prova dei fatti


Categoria: Asia, GEOGRAFIA DEI POTERI

lunedì, 5 gennaio 2009

Le elezioni del 29 dicembre scorso in Bangladesh sono state un successo sia per la grande affluenza alle urne sia per lo svolgimento pacifico e senza brogli. Il tutto certificato dalla comunità internazionale. Su una popolazione che sfiora i 160 milioni di abitanti gli aventi diritto erano circa 81 milioni, l’86% dei quali si è recato alle urne.
Le elezioni avrebbero dovuto tenersi nel gennaio del 2007 quando i militari presero il potere, proclamarono lo stato di emergenza e nominarono un governo provvisorio presieduto dall’ex governatore della banca centrale Fakhruddin Ahmed.
L’ultimo rinvio era stato decretato dalla Commissione elettorale che su richiesta dei due maggiori partiti aveva posticipato di undici giorni la data [1].

La competizione elettorale è avvenuta sostanzialmente tra due compagini: la Four Party Alliance, nazionalista  e più attenta alle esigenze della comunità religiosa, capeggiata dal Bangladesh National Party (BNP) e la Grand Alliance (laica e di centro-sinistra), composta da 14 partiti e con a capo l’Awami League (AL) e il Jatiya Party, dell’ex presidente Hossain Mohammed Ershad.
Il Parlamento (Jatiyo Shangshad) è composto da 300 rappresentanti eletti in altrettante circoscrizioni e da 45 donne, per una quota decisa per legge, elette dai parlamentari stessi [2].
Con queste elezioni sono stati assegnati 299 seggi in quanto in una circoscrizione per la morte di un candidato è stata rimandata la votazione al 12 gennaio.
Il risultato elettorale vede ripartiti i seggi come segue:
262 per  Grand Alliance (AL 230, JP 27, Jativa Samajtantrik (JSD) 3 e Worker Party 2)
32 per Four Party Alliance (BNP 29, Jamaat-e Islami 2 e Bangladesh Jativa Party 1)
1 per il Liberal Democratic Party
4 per candidati indipendenti.

Già dallo scorso agosto, con la vittoria alle elezioni municipali, si ipotizzava un successo di AL, ma non era preventivabile uno scarto di queste dimensioni.
In effetti lo scontro, come accade da un ventennio è stato tra le due donne a capo dei due partiti maggiori e che si alternano al governo del paese dagli anni novanta. Si tratta di Sheikh Hasina Wajed per AL e primo ministro dal 1996 al 2001 e di Khaleda Zia per BNP primo ministro nelle legislature 1991-96 e 2001-06. La prima figlia del leader dell’indipendenza del Bangladesh e la seconda vedova del primo ministro in carica prima della sua ascesa al governo.

Insieme ai loro partiti le due donne si sono combattute aspramente in una spirale di odio che ha messo da parte gli interessi del paese stesso. E anche il dopo elezioni avrebbe potuto essere burrascoso, secondo alcuni analisti, con la possibilità del mancato riconoscimento della vittoria da parte di una delle due contendenti [3]. Fortunatamente nulla di tutto ciò è accaduto fino ad ora.

La violenza diffusa nel paese e il cancro della corruzione furono le motivazioni con le quali a gennaio del 2007 i militari bloccarono il regolare svolgimento della vita civile nel Paese decretando la legge marziale. Naturalmente tutte le manifestazioni di protesta sono state represse anche quando del tutte pacifiche come quella dell’agosto scorso da parte di alcuni professori dell’Università di Mamun della facoltà ‘Media e Comunicazione’ della università Raishahi nella capitale. Durante il 2007 secondo il Ministero dell’Interno sono state arrestate oltre 440.000 persone e di queste <<solo>> 200.000 riconducibili a proteste [4].

Tra gli arresti ci sono state anche quelli di Khaleda Zia e Sheikh Hasina a testimonianza, secondo il governo, dell’efficacia della lotta alla corruzione. La strategia del governo provvisorio era quella di escluderle dalla vita politica e provare ad avviare un processo di riforma. Ma tutto ciò non è avvenuto per la resistenza opposta dai due partiti e dalle rispettive leader [5].I politici interrogati o arrestati sono stati parecchie centinaia e ancora oggi una parte aspetta un processo. Un precedente ministro ha subito una condanna a tredici anni di carcere. Ma non è convinzione di tutti che questi arresti abbiano sradicato la corruzione dalla cultura politica dei maggiori partiti [6].

Un’analisi delle ragioni immediate della presa di potere dei militari ce la fornisce Nozrul Islam:<<Quando il governo ad interim prese il potere l’11 gennaio 2007, si voleva di fatto evitare che la coalizione guidata dal BPN (partito nazionalista di centro destra, alleato con due partiti islamici) rimanesse al potere con elezioni troppo palesemente truccate, che avrebbero fatto infuriare la gente e screditato il Paese nella comunità internazionale. Allo stesso tempo si è impedito alla coalizione guidata dall’Awami League (centro sinistra, secolare, alleata con piccoli partiti marxisti) di vincere le elezioni sull’onda della rabbia popolare per le malefatte del BNP. Il piano era dunque quello di ripulire il BNP dai personaggi più corrotti (fra cui vi è il figlio di Khaleda Zia, Tareque); scompaginare l’Awami League; organizzare elezioni che riportassero al potere il BNP e i musulmani in modo “più presentabile”.>> [7].

Forse l’unico successo del governo provvisorio è stato quello di essere riuscito a far svolgere in maniera regolare le elezioni con un dispiegamento massiccio dei militari sul territorio, annullando undici milioni di carte d’identità false e consentendo la presenza di osservatori neutrali.

Tornando alla inequivocabile e straripante vittoria di Sheikh Hasina Wajed le motivazioni di questo successo vanno ricercate da una parte in un messaggio, come sostengono alcuni, <<moderno e mirato ai giovani, con la promessa di far avanzare il Paese, eliminando terrorismo, facendo diminuire i prezzi degli alimenti e invitando gli stranieri ad investire in Bangladesh. Khaleda Zia ha invece sostenuto una campagna elettorale basata su temi più tradizionali, con risvolti religiosi e fondamentalisti>> [8] e dall’altra secondo altre analisi perché gli elettori hanno votato contro il livello insostenibile della corruzione e l’incapacità a governare del BNP sprezzante per esempio nei confronti dei problemi dei piccoli agricoltori o della crisi per l’elettricità [9].

Il nuovo governo che sta per formarsi ha davanti delle sfide notevoli da affrontare a cominciare dalla povertà diffusa perché oltre il 40% dei bangladesi vive al di sotto della soglia di povertà e dove il 90% della popolazione non ha goduto della crescita economica [10] che si è registrata in questi ultimi anni [11] e ha patito l’alta inflazione che tra l’altro non dovrebbe diminuire nei prossimi dodici mesi secondo gli esperti. La crisi economica mondiale potrebbe farsi sentire pesantemente per alcuni punti di debolezza come la concentrazione delle esportazioni che per oltre il 60% sono composte da manufatti tessili e quasi un quarto di tutte le esportazioni sono dirette negli USA. In più occorre tener sotto osservazione l’andamento delle rimesse degli emigranti. Pur non fidandosi delle previsioni di questi tempi gli analisti continuano a dare ritmi di crescita significativi al Bangladesh. Stabilità politica e salari molto bassi (e questa una delle ragioni dell’indigenza) potrebbero continuare ad attrarre investimenti [12]. Il governo dovrà assicurare efficienza nella scelta delle sue iniziative economiche. Per farlo dovrà estirpare la cultura della corruzione e preparare riforme che rendano trasparente la relazione con il cittadino. Il Bangladesh nella graduatoria 2007 relativa all’Indice di percezione della corruzione si trova al 162mo posto su 180 paesi monitorati.

Senza voler enfatizzare il fenomeno come si tende a fare in quest’ultimo decennio in giro per il mondo il governo non potrà tener fuori dall’agenda il tema del fondamentalismo o peggio ancora del terrorismo perché provocherebbero instabilità all’interno e innescare risvolti negativi nelle relazioni internazionali [13].
di Pasquale Esposito

[1] “Bangladesh rinvia elezioni, si terranno il 29 dicembre”, http://it.reuters.com, 23 novembre 2008
[2] www.parliamentofbangladesh.org
[3] “Bangladesh verso voto, arrestati militanti e sequestrate armi” http://it.reuters.com, 25 dicembre 2008
[4] Gianluca Urini, “Da Guinness dei primati”, www.peacereporter.it, 12 dicembre 2007
[5] “Scarcerata, la ex premier Hasina parte per gli Usa”, www.asianews.it, 12/06/2008
[6] “Q&A: Bangladesh elections”, www.bbc.co.uk, 17 dicembre 2008
[7] Nozrul Islam, “Tolto lo stato di emergenza, presto le elezioni in Bangladesh”, www.asianews.it,  17/12/2008
[8] “Hasina e l’Awami League stravincono in Bangladesh”, www.asianews.it, 30 dicembre 2009
[9] M. Saidul Islam, “Election 2008: A Reflection of People’s Power”, www.thebangladeshtoday.com, gennaio 2009
[10] “Un prezzo troppo alto”, Star Weekend, 9 maggio 2008; Il Bangladesh potrebbe essere autosufficiente ma di fatto esporta una grossa fetta dei prodotti agricoli.
[11] Tra il 2003 e il 2007 si è registrata una crescita media del 6,1% annuo, Economist Intelligence Unit, www.economist.com, 19 dicembre 2008
[12] Jyoti Rahman, “What’s In Store for a New Government?”, www.dailystar.net, dicembre 2008
[13] <<… Ma in mano ai moralizzatori della vita pubblica, il territorio bengalese può diventare la nuova zona franca per l’addestramento di varie reti terroristiche; lo dice un rapporto dei servizi segreti indiani in collaborazione con i colleghi dell’M16 inglese. Il referto apre scenari innovativi sulle roccaforti  che il terrorismo di matrice jihadista e maoista cerca di conquistare ad est, visto che i rifugi un tempo sicuri in Afganistan e Pakistan sono sotto il tiro degli eserciti occidentali.
Un rapporto lasciato trapelare dai servizi inglesi alla stampa britannica ha avuto risalto in alcuni articoli del ‘The Guardian’ a inizio di luglio [2007, ndr], riecheggiando vecchie fissazioni dei servizi indiani, ossia che il vicino Bangladesh, musulmano, offre da anni ospitalità a gruppi terroristici che minano la stabilità dello stato Indiano, con la copertura del potentissimo Isi (Inter Services Intelligence) pachistano… A insospettire i servizi inglesi e indiani, c’è da riportare anche l’accoglienza fornita da un partito islamico presente al Governo, Jamaat Islamiya a vari esponenti radicali dell’omonimo movimento in Indocina, che vuole instaurare un grande stato islamico tra Singapore, Indonesia Malesia Thailandia e Filippine
.>>, Gianluca Urini, “Il discount del terrore?”, www.peacereporter.it, 13 luglio 2007; va anche detto che anche di recente ci sono stati arresti e sequestri di materiale esplosivi appartenenti a gruppi fuorilegge, “Bangladesh verso voto, arrestati militanti e sequestrate armi” http://it.reuters.com, 25 dicembre 2008