Bimbi Belli al Nuovo Sacher. Nono film: “20 sigarette” di Aureliano Amadei


Categoria: Festival & Mostre, SCHERMI

giovedì, 21 luglio 2011

Nono appuntamento della rassegna “Bimbi Belli – Esordi nel cinema italiano”: “20 sigarette” di Aureliano Amadei.
Il 12 novembre 2003 Aureliano Amadei è l’unico sopravvissuto di un attentato in cui trovano la morte

19 italiani e 9 iracheni. Tra i morti italiani ci sono 2 civili, uno dei due è il regista Stefano Rolla che era lì con Aureliano Amadei per girare uno sceneggiato intorno alla missione italiana in Iraq.  “Eravamo lì per girare una marchetta” dice  Amadei durante il dibattito condotto da Nanni Moretti a seguito della proiezione.
Amadei quindi porta sul grande schermo la sua drammatica esperienza che già aveva raccontato in un libro (Venti sigarette a Nassyria, Einaudi). Il film si muove su un doppio binario, quello della commedia e quello del dramma. Quindi si ride ma non si può non rimanere emotivamente colpiti da questa drammatica storia in cui, tra l’altro, l’autore del film è direttamente il protagonista (interpretato da Vinicio Marchioni). A tal proposito, durante il dibattito, Amadei sottolinea che non vuole essere compatito e che preferisce  essere considerato “testa pensante” prima ancora che “testimone”. Di conseguenza è doveroso analizzare le caratteristiche intrinseche della pellicola mettendo da parte il dramma personale dell’autore.

Non convince la convenzionalità delle scelte stilistiche relative al registro drammatico. Nei momenti emotivamente più forti non si rinuncia mai a primi piani e dettagli, ad una musica toccante e a movimenti all’indietro della macchina che parte da un primo piano per restituirci l’insieme. In ciò il film è fortemente limitato perché, data la drammaticità in sé della vicenda, non si capisce da dove sia nata l’esigenza di voler emozionare lo spettatore con mezzi e tecniche ormai codificati e consolidati nel cinema. Inoltre l’ambiente che ruota attorno ad Amadei, dai genitori fricchettoni ai centri sociali antagonisti, è delineato in modo semplicistico. Più riuscita è la soluzione stilistica con cui racconta il momento dell’attentato: “una soggettiva del mio punto di vista mi è sembrato il modo più corretto ed onesto con cui ricordare quel drammatico momento” risponde Amadei ad una domanda di Nanni Moretti.

Rocco Silano