Cipro. Un comunista abbatterà il muro?


Categoria: Europa, GEOGRAFIA DEI POTERI

3 marzo 2008

In Europa, in questi giorni, Cipro sembra essere il paese delle novità politiche e delle speranze per approcci diversi e soluzioni pacificamente consenzienti di conflitti e separazioni.

La novità politica è che l’isola, nei prossimi cinque anni, sarà governata da un presidente comunista. Il primo a Cipro e unico presidente comunista in Europa [1].
Infatti il 24 febbraio scorso Demetris Christofias, leader del partito comunista Akel, ha vinto le elezioni con più del 53% dei voti sconfiggendo un ex ministro degli esteri e capo del partito di destra Unione Democratica (Disy) Ioannis Kasoulides.
Quest’ultimo appoggiato dall’arcivescovo greco-ortodosso Chrisostomos II che <<aveva invitato i pope e i fedeli a sostenerlo. Non certo per una chiara scelta di schieramento politico, ma perché si era convinto che Christofias avesse intenzione di togliere l’ insegnamento della religione nelle scuole. Ipotesi che il futuro vincitore aveva definito “una sciocchezza”>>[2].
Il neo presidente è stato sostenuto da più partiti. Prima di tutto dal Partito democratico (Diko) – dopo estenuanti trattative – terminate con la garanzia di non <<accettare, in caso di nuovi colloqui per la questione cipriota, un piano di pace Onu simile a quello presentato quattro anni fa, e la promessa di offrire ministeri – tra cui gli esteri – nel nuovo governo>>. Hanno votato per lui sia i socialdemocratici (Edek) sia  i verdi-ecologisti, mentre la Confederazione dei lavoratori (Sek) ha votato per il candidato della destra. Questo a dimostrazione di quanto centrale sia a Cipro la questione della separazione [3].
La sconfitta del presidente uscente Papadoupoulos è attribuibile principalmente alla sua intransigenza verso qualsiasi forma di negoziato per la soluzione del dossier separazione nonostante un buon successo in campo economico, l’entrata in Europa e l’adozione dell’euro come moneta dal primo gennaio di quest’anno. La sua è un’opposizione che viene da lontano e ha un punto focale nell’essere stato uno degli artefici del “no” al referendum per il piano di riunificazione dell’isola ideato da Annan e accettato dalla popolazione della Repubblica Turca di Cipro del Nord [4].

Intorno a questa presidenza si stanno coagulando le speranze per una soluzione pacifica ed equa della devastante divisione, una zona greca e l’altra turca, dell’isola dopo l’occupazione turca del 1974 successiva al colpo di stato organizzato ai danni del presidente Makarios e che prefigurava l’annessione di Cipro alla Grecia da estremisti greco-ciprioti sostenuti dalla giunta militare greca [5].
E’ un passo ostinato e contrario a quanto si continua a registrare drammaticamente in giro per il mondo e nel Vecchio Continente dove il recente il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo rappresenta un triste esempio.
Prima di esplicitare le posizioni che sembrano convergere verso l’avvio di una soluzione definitiva e le eventuali difficoltà bisogna ricordare brevemente che circa il quaranta per cento del territorio è sotto il governo della Repubblica Turca di Cipro del Nord riconosciuta solo dalla Turchia e dove sono di stanza non meno di trentamila militari turchi. Il resto dell’isola è sotto il governo della Repubblica di Cipro dove ci sono due basi militari britanniche, retaggio dell’impero, e da decenni una forza di interposizione (United Nations Peacekeeping Force in Cyprus). A Nicosia mentre nelle due parti periferiche del centro, all’interno delle mura veneziane, tutto si svolge all’insegna di una vita normale con un fiorire di attività commerciali, nella zona cuscinetto, controllata da caschi blu e da soldati turchi e greci, <<la ridente Nicosia si trasforma in una città dal paesaggio lunare. Una zona dove nessuno si fida ad investire, nonostante i milioni di euro stanziati dall’Unione Europea per la riqualificazione della città. L’eredità della guerra è evidente negli edifici cadenti, senza porte e con le finestre distrutte, abitati solo da gatti e cani randagi>> [6].

All’indomani delle elezioni sono state esplicitamente dichiarate disponibilità da tutte le parti a cominciare dall’interlocutore diretto, il presidente della parte turco-cipriota Mehmet Ali Talat che si è augurato che le negoziazioni possano cominciare al più presto [7].
Anche il leader sconfitto si è reso disponibile a collaborare. Non sono mancate dichiarazioni di supporto del Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso che ha chiesto di andare avanti sotto l’egida dell’ONU. L’ambasciatore USA a Nicosia ha offerto collaborazione mentre il ministro degli esteri britannico David Miliband ha espresso ottimismo. Il sostegno è venuto anche dal premier greco Costas Caramanlis per la ripresa delle negoziazioni con la parte turca. [8].
E a proposito di Grecia e Turchia che ovviamente hanno un ruolo primario per Cipro, si può affermare di passi in avanti almeno nel “clima” confermato dalla storica visita ad Ankara, nel mese scorso, del primo ministro greco. Se è vero che non sono stati portati a risoluzione i vari problemi tra le parti come la sovranità su alcuni isolotti di fronte alla Turchia, gli interessi economici (l’appoggio greco a Smirne per l’Esposizione Universale) sembrano intrecciarsi sempre più favorendo la risoluzione del problema Cipro [9].
Del resto uno dei passaggi cruciali per l’entrata della Turchia in Europa dovrà essere la fine della presenza delle sue truppe nell’isola.

Se il clima è favorevole e il neo presidente è impegnato a trovare una soluzione pacifica forse entro il 2008 grazie anche dall’essere già stato “oltre cortina” ad incontrare il suo interlocutore, i problemi sul tappeto da affrontare e risolvere non sono pochi. A cominciare da quale piattaforma utilizzare. Se da una parte Christofias ha dichiarato di voler coinvolgere l’ONU dall’altra la semplice ripresa del piano Annan non è possibile visto che la popolazione l’ha bocciato e lo ritiene ingiusto come spiega l’analista di Nicosia Hubert Faustman e non bisogna dimenticare che Christofias ha votato no al referendum sul piano Annan[10].
Va aggiunto anche il fatto che l’elezione è il frutto di accordi con il centro che è stato sempre poco disponibile a negoziare su basi concrete, a maggior ragione, in assenza di una proposta condivisa in partenza. Infatti le questioni inerenti le rivendicazioni territoriali, il ritorno delle proprietà da ambo le parti e l’organizzazione costituzionale del nuovo stato potrebbero essere motivo di ulteriori rimandi.
di Pasquale Esposito

[1] Christofias finora presidente della Camera è <<figlio di un muratore, fiero delle proprie origini proletarie e laureato all’ università di Mosca in scienze sociali>>, Ferrari Antonio “Cipro, eletto l’ ultimo comunista d’ Europa”, Corriere della Sera 25 febbraio 2008, pag. 14
[2]Ferrari Antonio, “Cipro, eletto l’ ultimo comunista d’ Europa”, Corriere della Sera 25 febbraio 2008, pag. 14
[3]Pavlos Nerantzis, “Un comunista nel voto di Cipro”, Il manifesto 24 febbraio 2008, pag. 9
[4] cfr. “Cypriot President Loses in First Round”, The Associated Press, 18 febbraio 2008; Alessandro Ursic, “Una nuova speranza per Cipro”, Peacereporter.net 25 febbraio 2008; Guillaume Terrier, “Elu président de Chypre, Demetris Christofias tend la main aux Chypriotes turcs”, le monde.fr 25 febbraio 2008. Per quanto riguarda il Piano prevedeva la Repubblica Unita di Cipro con governo federale composto da due stati costituenti; un senato federale di 48 membri equamente divisi tra le due comunità. Il Presidente greco e il suo Vice turco.
[5]William I. Hitchcock, Il continente diviso, Carocci Editore 2003, pag. 357
[6] “Cipro, un altro passo verso la pace”, peacereporter.net 9 marzo 2007
[7] “New Cyprus Leader Seeks to Meet Turkish Cypriots”, reuters.com 25 febbraio 2008
[8] “L’élection de Demetris Christofias relance les espoirs de réunification de Chypre“, lemonde.fr 25 febbraio 2008
[9]<<Ma cosa avrebbero ottenuto i greci in cambio del clamoroso appoggio a Smirne? Sembra che dietro la svolta del pragmatico e abile premier Caramanlis ci sia l’assicurazione di sempre più stretti rapporti economici, apertura alle aziende greche in vista delle prossime privatizzazioni, un accordo per lo sfruttamento di gas e petrolio dei giacimenti del Mar Egeo, una garanzia che il gasdotto Itg appena inaugurato a novembre (e che nel 2012 arriverà fino alle sponde pugliesi di Otranto) non subirà riduzione dei flussi in caso di crisi energetiche e, infine, un nuovo impegno per trovare in termini ragionevoli una soluzione del complesso conflitto di Cipro.
Senza dimenticare che Smirne è vicinissima alle isole greche, che potrebbero così avvantaggiarsi delle maxi entrate di valuta legate ai flussi dei 29 milioni di turisti previsti per la manifestazione.
>>, Vittorio Da Rold, “La Grecia vota Smirne“, ilsole24ore.com, 31 gennaio 2008.
[10] Tabitha Morgan, “Can Christofias heal the Cyprus divide?”, bbc.co.uk 24 febbraio 2008