Contadini, lavoratori, associazioni provano a difendere l’Amazzonia


Categoria: MOVIMENTO TERRA

lunedì, 29 agosto 2011,

Il polmone verde del mondo, un  patrimonio inestimabile di biodiversità e terra natia di molte popolazioni, l’Amazzonia rischia di ricevere un colpo mortale. Prima di entrare nel dettaglio della legge brasiliana che, se definitivamente approvata, metterà in pericolo la sopravvivenza di vaste aree della foresta, con tutto ciò che ne consegue per la sopravvivenza vegetale e animale, vale la pena riportare un po’ di cifre che inquadrano la vastità del problema.
Stiamo parlando di un’area estesa quanto un continente (circa 6,5 milioni di kmq.) dove vivono più di 300 specie di mammiferi, un migliaio di uccelli e circa 60.000 specie di piante. Accoglie circa il 10% delle specie animali viventi sulla Terra.
Il 20% dell’ossigeno e un quinto dell’acqua dolce di tutto il mondo dipendono da questa zona. Nell’Amazzonia brasiliana vivono anche centinaia di migliaia di indigeni ed alcuni di loro non sono mai venuti in contatto con i “colonizzatori”.
Tra il 2000 e il 2007 quasi 20.000 kmq. venivano distrutti (nel periodo è andata in fumo un’area quanto la Grecia), mentre con l’arrivo di Lula sono scesi fino ai 6.500  del 2009-2010. Negli stati del Mato Grosso (vi si coltiva la soia) e del Para dal luglio 2010 al luglio 2011 la grande foresta pluviale ha perso 2.654 chilometri quadrati [1].
L’incendio è lo strumento principale per la deforestazione contribuendo a fare del Brasile la quarta nazione per emissioni di CO2 nel mondo.

Il verde dell’Amazzonia che scompare. Francesco Liguori 2011

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La Camera dei deputati brasiliana ha approvato una legge, proposta da Vice Rebelo, che da mesi provoca critiche e manifestazioni anche dure. Tra i punti più contestati c’è la modifica del Codice Forestale in vigore dal 1965.  Il Codice forestale  obbliga, tra l’altro, i proprietari a mantenere una percentuale (varia dal 20% nella foresta costiera della Mata Atlantica all’80% nella regione Amazzonica ) di foresta nativa nella loro proprietà che non può essere abbattuta.  Sempre lo stesso  Codice prevede la categoria di aree protette permanenti (PPA) per le foreste come gli argini dei fiumi o i pendii collinari. Secondo una stima dell’Istituto di ricerca economica applicata (Ipea) se la legge venisse approvata definitivamente (l’ultima parola spetta alla presidente Dilma Rousseff) con la diminuzione delle aree protette si perderebbero circa 29 milioni di ettari di foresta nativa. Lo steso Istituto spiega nel rapporto come il mantenimento delle riserve legali non preclude lo sviluppo economico come sostengono i sostenitori della legge.
Altro punto che trova molte critiche è la concessione di un’amnistia per tutti coloro i quali abbiano disboscato, al di fuori dei limiti, prima del luglio 2008 che aumenterebbe la spinta all’illegalità in un paese dove gli agricoltori e i produttori di legname sono storicamente portati a decidere del destino di quelle terre indipendentemente da leggi e interessi e diritti altrui.
<<Piuttosto che un Codice Forestale, il Brasile ha bisogno urgentemente di una riforma agraria. È un peccato che questo tema sia assente nell’agenda del Congresso Nazionale. Siamo una nazione di proporzioni continentali, con risorse naturali inestimabili e ineguagliabili, tuttavia conviviamo con la tragedia di circa 4 milioni di famiglie espulse dalle loro terre. L’1% dei proprietari rurali è padrone del 50% del territorio brasiliano!>> [2].
Questi cambiamenti servono all’industria del legno che ha giganteschi interessi in Amazzonia, ai grandi proprietari terrieri che abbattono alberi per creare nuovi pascoli per il bestiame (finanziati anche dalla banca statale brasiliana di sviluppo, BNDES) e quindi per la produzione di carni bovine, alle industrie per  la produzione di biocarburanti e a tutto il settore minerario. La situazione è drammatica perché oltre agli interessi che possono, con attività di lobbying, cambiare le leggi ci sono le violenze messe in atto contro le popolazioni locali, i piccoli contadini e i lavoratori.

Proprio il giorno della prima approvazione della legge il 24 maggio scorso nel sud-est del Parà sono stati assassinati Cláudio José Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espírito Santo, attivisti ambientali nonché leader del Consiglio Nazionale dei Lavoratori estrattivi (CNS) che da sempre combatte la deforestazione della zona. La lista delle intimidazioni violente e di morti è molto lunga. Non solo quasi sempre restano impuniti gli esecutori e i mandanti (i titolari degli interessi terrieri e indusriali).
Secondo la Commissione Pastorale per la Terra dal 2000 al 2010 sono almeno 165 i leader contadini ed ambientalisti che in Brasile sono stati oggetto di minacce di morte e comunque si <<parla di 1.581 omicidi negli ultimi 25 anni per questioni legate allo sfruttamento delle foreste e del territorio brasiliani, di cui 393 tra il 2000 e il 2010>> [3]. Il via libera alla deforestazione totale  potrebbe far esplodere, vista la persistente impunità,  la violenza in tuta la regione e forse estenderla in altre aree del paese.
La maggioranza dei brasiliani è contraria a questa legge, la presidente ha sostenuto di essere contraria alle modifiche del codice , molti politici hanno firmato appelli e l’associazione no-profit e indipendente Avaaz sta raccogliendo le firme per una petizione indirizzata alla presidente: http://www.avaaz.org/it/save_the_amazon_a/?vl. Speriamo basti.

Pasquale Esposito

[1] I dati sono ripresi da www.greenpeace.it
[2] Frei Betto, “Il Brasile rurale: uccidere e deforestare”, http://pl-it.prensa-latina.cu//index.php
[3] Erica Balduzzi, “Amazzonia, la mafia del legno uccide ancora”, www.diritto di critica.com, 6 giugno 2011