Dalla Fao le Linee Guida per combattere l’accaparramento delle terre


Categoria: DIRITTI COMUNI, GEOGRAFIA DEI POTERI

sabato, 19 maggio 2012
La rapina delle terre è una  pratica ignobile, devastante. Si leggono centinaia di storie come quella di <<20.000 persone che dichiarano  di essere state cacciate dalle loro case e dalla loro terra nei distretti di Kiboga e Mubende per fare spazio alle piantagioni della New Forests  Company (NFC) – una compagnia britannica. L’Autorità Forestale Nazionale dell’Uganda (NFA) ha concesso alla NFC le licenze sulle aree da convertire a piantagione nel 2005 e ha autorizzato lo “sfratto” degli abitanti, che è avvenuto a febbraio 2010 a Mubende e dal 2006 al 2010 a Kiboga. La NFA afferma che gli abitanti di quella terra erano abusivi, che sfruttavano le risorse forestali e che per questo gli sfratti erano giustificati>> [1].

Questa pratica dall’11 maggio scorso potrebbe rallentare il suo corso grazie all’approvazione da parte del Comitato di sicurezza alimentare mondiale della Fao, l’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, delle Linee guida su una responsabile gestione delle terre, della pesca e delle foreste. Il documento, faticosamente elaborato dopo anni di negoziati, enuclea i criteri che le autorità nazionali dovrebbe adottare  per la salvaguardia del diritto dei popoli all’accesso alle proprie terre, acque e foreste. Lo scopo di queste norme è di favorire la sicurezza alimentare e uno sviluppo sostenibile consentendo l’accesso sicuro a terre, foreste e acque, proteggendo così milioni di persone poverissime.
Come ha spiegato José Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, si tratta di un punto di partenza e non di arrivo.


Sudafrica. Campi di colza, 2009. Foto Lorena Franzini

Prima di dare alcuni dettagli vediamo dove siamo inquadrando il fenomeno del furto delle terre. Land Grabbing è un termine coniato dall’organizzazione no-profit Grain ed identifica l’accaparramento della terra coperto da un acquisto o da un affitto per lunghi periodi a prezzi ridicoli di terreni fertili da parte di paesi con grandi risorse attraverso fondi sovrani o grandi società private. La corsa alla terra riguarda tutto il mondo, ma è in Africa che assume dimensioni gigantesche come nel caso dell’Etiopa che nel giro di pochi anni ha ceduto ettari per un’estensione assimilabile al territorio dell’Olanda.
Land Matrix Partnership utilizzando molte fonti ha portato a termine una ricerca per cui almeno 227 milioni di ettari, dal 2001 con un accelerazione a partire dal 2008,  sono stati venduti, affittati, o sono in corso di negoziazione. La stessa Land Matrix ha verificato 1.100 accordi per 67 milioni di ettari e metà di questi concernono l’Africa che evidentemente sconta la sua debole forza di fronte a Stati con i loro Fondi sovrani e società private.
Questa corsa all’incetta di terre ha varie spiegazioni prima fra tutte una richiesta crescente di risorse agricole dovute ad un popolazione in crescita e che potrebbe raggiungere i nove miliardi nel 2050 che tra l’altro sta cambiando le abitudini alimentari.
Un altro acceleratore è la crescita economica mondiale che richiede sempre più energia che in maniera massiccia viene prodotta con biocarburanti e quindi brucia terreni destinati alla loro produzione. Non sono pochi i casi di sottrazioni per attività minerarie o per produrre legname, come una società norvegese che ha in progettazione l’impianto, al posto di 7.000 ettari di foresta in Tanzania, di pini e eucalipto per ottenere crediti di anidride carbonica da rivendere al governo della Norvegia [2].
Non mancano casi di speculazione finanziaria pura, attraverso fondi d’investimento o altre istituzioni che, in aree particolarmente critiche, ed è sempre l’Africa la preda più debole, approfittano di governi e funzionari corrotti riuscendo ad accaparrarsi terreni scacciando la popolazione locale. Verrebbe naturale pensare che la terra potrebbe diventare un bene su cui riprendere a far profitti in caso di crisi finanziaria ed economica planetaria, ipotesi non del tutto peregrina visto che dai fallimenti del 2007 non ci si è ancora ripresi.

L’adozione di queste direttive, come si diceva, proveranno a combattere tutto ciò.                                                                                                                                                                                                                                                                             Il Il diritto codificato viene affiancato al diritto consuetudinario per cui vengono difese quelle comunità che da sempre posseggono e coltivano le terre. Sono previsti meccanismi di risoluzione delle dispute sui diritti di proprietà ed è prevista la restituzione delle terre alle persone illegittimamente sfollate. Sono altresì riconosciuti i diritti delle popolazioni indigene.
Sono espressi dubbi sulle grandi acquisizioni che non devono ingenerare ulteriore insicurezza alimentare e attenzione deve essere posta all’espansione delle aree urbane a danno di quelle agricole.                                                                                                                                                                                                                                                                      Si Si poteva comunque fare di più come ha spiegato Andrea Ferrante, portavoce del movimento internazionale contadino Via Campesina: <<dalle normative approvate oggi e nate grazie al fattivo contributo della società civile internazionale manca una ferma condanna del landgrabbing, mancano precisi riferimenti ai diritti dei popoli indigeni e all’acqua quale diritto umano inviolabile e bene comune. Ma il documento della Fao ci consegna uno strumento utile per rivedere il concetto di accesso alle terre, di diritto alla pesca e alle foreste messo negli ultimi decenni in discussione a scapito dei più deboli, soprattutto nei Sud del mondo>> [3]. Adesso spetta ai governi nazionali metterle in pratica.

Pasquale Esposito

[1] È uno degli esempi analizzati  con  rigore  riportando anche le  tesi dell’azienda  e   che di mostra di   processi di   conquista delle terre  nel sud  mondo,  “La nuova corsa all’oro  – Lo scandalo dell’accaparramento delle terre nel Sud del Mondo”, www.oxfamitalia.org/coltiva
[2] Lo racconta l’Oakland Institute riportato in Edoardo Vigna, “2011: l’anno del «land grabbing»”, www.corriere.it
[3] DIRITTO ALLA TERRA, A ROMA UN PASSO AVANTI PER I SUD DEL MONDO, www.misna.org