Dopo la separazione, è guerra per il petrolio tra Sudan e Sud Sudan


Categoria: Africa, GEOGRAFIA DEI POTERI

lunedì, 16 aprile 2012

Guerra. Non si può definire altrimenti quello che sta accadendo tra Sudan e Sud Sudan. Ci sono truppe che invadono territori e bombardamenti aerei con la loro scia di sangue. Se le due parti che hanno già enormi problemi interni non trovano un accordo, dopo  la Somalia, in Africa avremo altri due stati in fallimento.
Il Sud Sudan nasceva con un referendum, separandosi dal Nord, il luglio 2011 dopo una “guerra d’indipendenza” durata un ventina d’anni  e nasceva già con una serie di questioni irrisolte tra i due governi, prodromi di quello che sarebbe accaduto.

Nel contenzioso il petrolio e la sua filiera produttiva sono un capitolo importante,  <<se la produzione è oramai nelle mani di Juba la distribuzione e cioè gli oleodotti sono di proprietà di Khartoum che consentono l’esportazione attraverso Port Sudan, sul Mar Rosso. Anche le poche raffinerie esistenti appartengono al nord. Dovranno essere riaggiornate le percentuali per la suddivisione del ricavato: il nuovo stato chiede di passare dal 50% al 70% a suo favore. Ma soprattutto dovrà essere superato lo scontro su Abyei, una regione di frontiera contesa proprio perché ricca di idrocarburi (anche di sorgenti d’acqua) e che il Sudan considera parte del suo stato>> [1].

A febbraio di quest’anno i due stati avevano firmato nella capitale etiope Addis Abeba un protocollo d’intesa di non aggressione e cooperazione nel tentativo di avere il tempo per avviare a sanare il conflitto. Ma a nulla è valso perché ognuno ha portato avanti le proprie ragioni con la forza. Dopo sole quarantotto ore aerei sudanesi colpivano la periferia di Jau nel Sud Sudan nello stato di Unity. Era la risposta all’azione legale intentata dal governo di Juba con l’obiettivo di recuperare il petrolio preso dal governo di Khartoum a titolo di risarcimento per il mancato pagamento dei dazi doganali per il passaggio del greggio sul territorio del Sudan. Mentre la produzione di greggio si era fermato alla fine di gennaio esacerbando ulteriormente gli animi.
Al momento sono bloccati i negoziati per la definizione dei confini tra i due paesi. E come si diceva all’inizio la parola è passata alle armi. La diplomazia ONU si è mossa con il portavoce di Ban ki-Moon che chiede di organizzare al più presto un vertice presidenziale tra il sud-sudanese Kiir Mayardit e e il sudanese Omar Hassan al-Bashir. Non ci sono passi avanti nonostante le pressioni dell’Union Africana che teme per la stabilità della regione. La partita internazionale è complessa dietro il primo ci sono gli Stati Uniti e Israele e dietro il secondo la Cina anche se non si deve dimenticare il ruolo delle potenze locali come Egitto ed Etipia. E come accade in queste situazioni, sono le popolazioni a pagarne le conseguenze.

Le dispute territoriali riguardano diverse aree, oltre alla già citata regione di Abyei, si parla di Jodah e Almqnas, tra Nilo Bianco e Nilo Azzurro, Kefia Kingi, al confine tra Darfur meridionale e occidentale, Bahr el Ghazal e Kakah, tra il Sud Kordofan e il Nilo Superiore. Alle questioni di confine si sommano le accuse reciproche tra i due governi di finanziare e armare i gruppi ribelli che si combattono i rispettivi governi.
Il 10 aprile c’è stata un’offensiva dell’esercito del Sud Sudan che ha consentito di conquistare Heglig nel  territorio del Nord dove c’è il più importante campo petrolifero del Sudan e, nel frattempo che si prepara la controffensiva, ci sono stati bombardamenti a Bentiu capitale dello stato dell’Unità nel Sud, altro luogo importante  per il petrolio.
Intanto nel campo profughi di Jamam, nello Stato del Nilo Superiore del Sud Sudan <<continua a riempirsi di gente disperata che, con temperature che superano i 45 gradi, scava la terra rossa e secca alla ricerca di acqua, soprattutto donne che cercano di evitare le risse che si scatenano durante la distribuzione di acqua con i camion. […]  In Sudan, dall’altro lato della frontiera, la situazione è ancora peggiore nello Stato del Nilo Blu i bombardamenti proseguono da giorni e le persone sono fuggite dai villaggi per rifugiarsi nella savana, oppure in Etiopia per cercare di raggiungere il Sud Sudan ma vengono bloccati dai militari sudanesi>>[2].

Pasquale Esposito

[1] Pasquale Esposito, “Sud Suda.Dopo la secessione inizia un difficile cammino”, http://www.mentinfuga.com/web/index.php/sud-sudan-dopo-la-secessione-inizia-un-difficile-cammino/, 24 luglio 2011
[2] “La guerra del petrolio del Sud Sudan e i profughi dimenticati e assetati dell’inferno di Jamam”, www.greenreport.it, 11 aprile 2012