El Cijo. Bonjour My Love. Folk contemporaneo dalla tradizione americana


Categoria: Esordi, SPARTITI DI MASSA

mercoledì, 10 marzo 2009

L’uscita di Bonjour My Love ha rappresentato un doppio esordio. E’ stata infatti la prima pubblicazione sia per gli El Cijo sia per l’etichetta emiliana Fizzy Records. Nessuno di loro è finito sulla copertina che XL ha dedicato a quel vasto mondo un po’ lontano dai riflettori del circo musicale che conta (nel senso di quattrinoi e visibilità). E non sono nemmeno finiti nel disco voluto dagli Afterhours Il paese è reale [1]. Ma come per altri lo potrebbero meritare per quello che si ascolta, piaccia o meno, e per quello che si legge.

Il sestetto di Ancona ha impiegato quasi un anno per arrivare a pubblicare l’album che per la maggior parte è frutto del lavoro in studio. Non è stato difficile arrangiarlo nonostante la quantità di strumenti, mentre qualche difficoltà l’hanno incontrata nel coordinare bene il suono di tutto il gruppo secondo quanto dichiarato da loro stessi. Va ricordato che tutti maneggiano più di uno strumento.

Il loro bagaglio sonoro pesca tutto fuori dal nostro paese e si potrebbe dire che possono entrare nel filone Fleet Foxes [2]. Non inganni il loro nome che se suona adatto al loro sound significa ciglio in dialetto anconetano. Un ciglio che suona frontiera, limite,  e la città marchigiana lo è per la sua vicinanza con l’est.

Le recensioni insistono sulla capacità del gruppo di maneggiare e modellare generi diversi su un impianto di grandi tradizioni con risultati considerati sempre positivamente.

Proprio su questi aspetti si sofferma Cacchioli che sottolinea anche le doti di strumentisti individuando nel momenti più blues quelli country blues come in Every Woman, Uh Uh Uh Uh, Not Even My Clothes e Everything. La lunghezza del lavoro ne fa perdere un po’ in incisività [3].

La lunghezza che <<si avverte per lo più in certi momenti di intimismo celebrale>> è l’unico appunto anche di Sartor sia pur in una recensione migliore rispetto alla precedente.
Un disco che può essere la colonna sonora di un viaggio attraverso il paese e che ripercorre con immediatezza e originalità i generi della musica americana anche attraverso strumenti come banjo, rhodes e glockespiel. Vi si trovano anche poderosi riferimenti alle sonorità cinematografiche come accade per esempio in An Island With No Ocean Around. <<Un vero capolavoro di metodo… un sincero lavoro di strada, fatto di puro  rock ‘n’roll, folk, jazz, psichedelica, ma allo stesso tempo trattasi di un disco pragmatico come ci suggerisce l’ oscuro rock blues di Uh Uh Uh Uh, un condensato musicale radicale e punk, che rimbalza continuamente tra Cash ed Elvis>> [4]

Per Amendola invece i limiti di questo che è per lo più un  ottimo album sono alcuni momenti dove sembrano sperimentare casualmente<<suoni giocattolo e beat elettronici>> in sovrapposizione a quelli classici [5].
Bianchi è decisamente impressionato dall’ascolto del disco composto da un mix di country folk jazz acustico e dove sono eccellenti le doti di scrittori e strumentisti. Si viaggia rasentando John Martyn e Van Morrison o i Violent Femmes, i Tyrannosaurus Rex,  i Calexico fino vedere lo  <<spettro di Tim Buckley che passa davanti cantando la sua Blue Melody>> in Anniversary on Monday [6].

I Violent Femmes ma in accoppiata con la Penguin Cafe Orchestra sono il paragone per Guglielmi che usa aggettivi come <<curiosa, spiazzante, estrosa, spiazzante>> quando descrive la loro musica. L’acustica dominata dalle corde riesce a incontrarsi con <<sobri fraseggi di tromba, piano rhodes e glockenspiel>> e qualche tocco di elettronica il tutto con un uso poco tradizionale delle voci. Citazione per The Guy Of Yellow Grain [7].

Riveda, sempre nel sottolineare i generi che si incrociano nelle sonorità del sestetto, vi aggiunge la cameristica il tutto condito da un approccio lo-fi per dare limpidezza ai suoni. Un buon lavoro che risente, anche per lui, di qualche problema di lunghezza eccessiva e che denota limiti nella produzione. La parte migliore è quella fatta da canzoni country-blues con ritmi veloci e movimentati come Every Woman, Uh Uh Uh Uh, Not Even My Clothes e Everything con <<un ottima affinità tra le chitarre acustiche e un’energia che a tratti richiama la frenesia gypsy dei Gogol Bordello>> [8].
E chiudiamo con gli elogi di Apa per la capacità di ripercorrere con abilità la strada della tradizione americana che parte da Woody Guthrie e rilegge <<con perizia il canovaccio folk (Blackbird Messenger) per innaffiarlo di acidità danzereccia che ha il sapore dei Violent Femmes (Uh Uh Uh Uh), la polvere del blues’n’roll (Calamari In Frack) e il romanticismo crepuscolare del country-pop acustico (Coach Coming)>> [9]
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: folk
El Cijo
Bonjour My Love
etichetta: Fizzy Records
data di pubblicazione: 24 ottobre 2008
brani: 16
durata: 54:17
cd: singolo

[1] Si tratta di una compilation che contiene la canzone degli Afterhours, presentata e bistrattata a Sanremo, ed altre 18 di artisti che spesso hanno visibilità marginale tra i media che contano per la diffusione della musica. Il disco costa solo 9,9 euro.
Ad onor del vero Mtv qualche spazio lo ha concesso a questo esordio.
[2] cfr. l’intervista a cura di George su www.troublezine.it, 1 febbraio 2009�
[3] Marco Cacchioli, “Ancona a stelle e strisce”, www.loudvision.it, 13 Gennaio 2009
[4] Vito Sartor, www.mescalina.it, 27 febbraio 2009�
[5] Enrico “Sachiel” Amendola, www.indieforbunnies.com, 12 Dicembre 2008
[6] Stefano I. Bianchi, BLOW UP., novembre 2008, pag. 78
[7] Federico Guglielmi, Il Mucchio, dicembre 2008, pag. 69
[8] Eugenio Riveda, www.indie-rock.it
[9] Ester Apa, www.rockit.it, dicembre 2008