Federer ko in Australia con “lacrime amare”


Categoria: RIMESSA DAL FONDO

di Claudio La Torre

lunedì, 2 febbraio 2009
Un po’ di tempo fa erano solo lacrime di gioia quelle di Roger Federer. Adesso non più, sono lacrime di rabbia che lo svizzero ha versato dopo quattro ore di battaglia in una epica finale con persa con il punteggio di 7-5 3-6 7-6 (3) 3-6 6-2 contro il “solito” avversario , vale a dire lo spagnolo Rafael Nadal che,  da pochi anni a questa parte, oltre ad averlo scalzato dal gradino più alto del ranking mondiale sta anche offuscando questa fetta di carriera pur brillante.

La vigilia della finale vedeva lo svizzero partire con il favore dei pronostici in virtù del match maratona di Nadal disputato contro il mancino e connazionale Verdasco, durato 5 ore e 14 minuti record di durata di un incontro nello stesso torneo. Nadal Segundo [1] veniva da un’impressionante, anche per il caldo torrido, doppietta ai danni di Murray e Tsonga finalista dello scorso anno.

Le eccellenti prestazioni fornite dallo svizzero, maturate in modo assai netto ai danni dell’argentino Del Potro ai quarti e poi in semifinale contro l’ex n. uno del mondo Andy Roddick, avevano fatto presagire una sua vittoria, la quattordicesima in un torneo dello Slam ad eguagliare l’americano Pete Sampras ancora detentore di questo record.

Evidentemente un po’ di sudditanza psicologica gioca a favore del maiorchino, nettamente in vantaggio per 13-6 nel testa a testa degli incontri disputati, e soprattutto alla luce degli ultimi cinque match di fila persi. Quando affronta Nadal Federer sembra smarrire la giusta lucidità nei colpi, in special modo, durante i punti cruciali, quella lucidità che gli ha consentito di sbarazzarsi facilmente dei suoi precedenti avversari.

La finale è stata tanto avvincente quanto bella: colpi eccellenti provenienti dall’intero repertorio dei due fuoriclasse, con break e contro break cominciati già nei giochi d’apertura. La chiave dell’incontro che ha spianato la strada della vittoria per lo spagnolo è avvenuta al quarto gioco del quinto set, quando Nadal ha strappato il servizio all’avversario portandosi sul 3-1.  Federer ha anche annullato due match point, ma al terzo è avvenuta la resa.

Come raramente accadeva nelle precedenti storiche rivalità a fine incontro non sono mancati i complimenti a vicenda per la profonda stima che caratterizza il loro rapporto.

Il torneo ha visto anche polemiche più del solito, complice il caldo che con le temperature elevatissime ha portato al ritiro anzi tempo di qualche giocatrice e soprattutto ha scatenato l’ira del campione uscente Novak Djokovic ritiratosi nei quarti di finale contro Roddick al quarto set senza forze e scagliandosi contro gli organizzatori colpevoli di far disputare in orari assurdi le partite per pressioni provenienti dai dirigenti delle emittenti Tv.

In campo femminile un piccolo zoom  merita il gradito ritorno della tennista prodigio, ormai venticinquenne della serba naturalizzata australiana Jelena Dokic che terminati i rapporti burrascosi col padre (per molti colpevole della sua parabola discendente) raggiunge le semifinali proprio nella sua Australia battuta dalla russa Safina sorella di Marat.

Il torneo femminile decreta la bella vittoria della statunitense Serena Williams, già vincitrice del doppio femminile in coppia con la sorella Venus.  Con il netto punteggio di 6-0 6-3 demolisce Dinara Safina in un match a senso unico durato soltanto 59 minuti, dove i 58 punti conquistati dalla statunitense contro i 28 della russa  sono la prova schiacciante di una superiorità in lungo e in largo.

Grazie a questo successo maturato oltre al corrispondente di un milione di euro la statunitense lunedì nelle nuove classifiche WTA  sarà di nuovo la numero uno del ranking.
Claudio La Torre

[1] è il soprannome che Clerici ha scelto per lui, cfr. Gianni Clerici, “Quanti numeri per Verdasco la Spagna vede un altro Nadal”, La Repubblica, 29 gennaio 2009