Giardini di Mirò. Good Luck. Rock di ricerca per canzoni internazionali


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [E-I]

martedì, 27 marzo 2012

<<Ci è sempre piaciuto pensare ai Giardini come a un gruppo europeo ed internazionale: volevamo giocare a quel tipo di campionato>>, è quanto ha dichiarato di recente Jukka Reverberi in un’intervista concessa ai loro amici Offlaga Disco Pax sulla rivista Rumore [1]. A leggere le varie recensioni quel campionato con Good Luck possono concluderlo ai posti d’onore. E nonostante un cambio di formazione che ha visto la sostituzione nel ruolo di batterista Francesco Donadello – per la verità ha suonato comunque in molti brani – con Andrea Mancin. Come in passato, la banda ha visto rinforzi d’eccezione: quest’anno tra gli altri Angela Baraldi e Sara Lov.

Il sestetto di Reggio Emilia pubblica quest’album dopo due anni da Il Fuoco e cinque da Dividing Opinions. Buona fortuna a noi, al mondo che attraversa un’epoca che  rischia di far esplodere le contraddizioni e buona fortuna a loro perché <<a dieci giorni dall’inizio del tour: io [Reverberi, ndr] sono appena stato ricoverato per calcoli, Corrado è reduce da un intervento odontoiatrico che lo fa assomigliare ad un Supertele rosa, Mirko ha il nervo della spalla sinistra infiammato>> [2].
I pezzi del disco si sono ulteriormente diretti verso la forma canzone attenuando gli elementi post-rock che hanno impresso tanta della loro musica. Una maggiore cura ed evidenza ai testi, melodie che si presentano con maggiore frequenza ma forse è inutile cercare di dfinire la cifra stilistica o il genere. “Rock di ricerca” è questo il senso di Good Luck come Corrado Nuccini ha dichiarato in un’altra intervista ascoltata su Isoradio.

Passiamo ora a presentare quanto si è detto i questi giorni del loro lavoro.
La recensione di Marilù Iannone mi sembra raccontare di un coinvolgimento personale, dell’animo, che l’autrice avverte. Quasi quell’augurio, speranza che Good Luck potrebbe rappresentare sia indirizzato e accolto da anche da lei. Una musica magica, intessuta di capolavori. Sensazioni personali che vengono a galla, inquietudini comprese. I brani citati nell’articolo sono Memories, Spurious Love in cui i <<fantasmi indisturbati di Ian Curtis aleggiano in  donandole quell’aspetto uniforme che ci avvolge a spirale su noi stessi>>, There Is A Place, Good Luck, Rome e Time On Time [3].

Dopo una breve introduzione sul passato con l’annotazione che i nostri non sono più riconducibili ad una sorta di Mogwai italiani Emanuele Barletta riconosce a pieno che l’album è un altro tassello che consolida il ruolo dei GdM nel rock italiano. La grandezza del disco, con una linea melodica in rilievo, si esprime con la capacità di <<mischiare le carte, nell’alternare momenti di robusto post rock di ispirazione “alternativa” […] a passaggi più liquidi>>. Note per There Is A Place e per Spurious Love, la migliore per l’equilibrio <<in tutte le sue componenti>> [4].

E l’equilibrio è uno degli aggettivi che mi pare meglio riassumere l’articolo di Roberto Paviglianiti per Good Luck che si immette nella linea ideale proveniente da Dividing Opinions dove comunque è immediata la riconoscibilità dell’impianto sonoro, <<post-rock ricco di melodie>>, dei Giardini di Mirò.
Un album omogeneo nella <<varietà di atmosfere>> dove i migliori momenti sembrano segnalati in Rome e Spurious Love <<in cui il flusso musicale si incanala in maniera corposa, mutevole e inevitabilmente coinvolgente>>. Qualche perplessità sull’ospite Angela Baraldi <<meno incisiva e tagliente>> del passato [5].

Rome insieme a Flat Heart Society sono le due canzoni che suscitano una completa adesione nella recensione di Vincenzo Riggio. Per il resto è un album senza la verve giovanile e con brani <<felicemente perdibili>> che spesso virano nel pop [6].

Per Stefano Fasti oramai abbiamo di fronte un gruppo musicalmente irriconoscibile rispetto alla grandiosità dei primi anni, complici forse, i cambiamenti nella band tra cui quello del batterista Francesco Donadello. Comunque bisogna estraniarsi da tutte le sovrastrutture musicali dei primi GdM per seguire questo loro nuovo lavoro. Una lunga recensione che mette a fuoco i legami con i Piano Magic in Spurious Love e nella <<splendida ballad>> There Is A Place o che parla di Rome come di <<un dialogo interiore lambito dai flutti dark-sentimentali del Nick Cave, quando ancora era un vate crepuscolare illuminato più dall’oscurità che dai riflettori della ribalta>> o del sublime Flat Heart Society brano immortalato <<da un andamento sofferto e insonne, perfettamente interpretato dalle ritmiche, che conduce verso frastagliate aperture soniche>>[7].

Non meno corposa l’analisi che ne fa Nicola Orlandino che arriva a paragonare i Giardini di Mirò ai Radiohead per <<l’attitudine al cambiamento>>, allo squadernare spartiti già definiti, e cioè quella che fin dall’inizio è stata la traccia dei GdM. È un album senza cadute e <<pieno di spunti per il futuro: varietà di stili, cura brillante degli arrangiamenti, l’eleganza che sprigiona ogni singola traccia>>. È difficile annotare i pezzi migliori. Tra gli altri riporto There Is A Place dove nel finale una <<tromba solenne farebbe crollare qualsiasi muro emozionale>>, Flat Heart Society per la dimostrazione all’apertura in cui si avvicendano <<momenti sospesi e impalpabili a accelerazioni e progressioni più “fisiche”>> e infine Rome (la più interessante) che <<dopo un inizio teso caratterizzato da rintocchi di chitarra, un violino tagliente e il fantasma del piano elettrico, il suono si evolve, si irrobustisce e si lancia una progressione distorta da brividi>> [8].

Adesione totale anche con l’articolo di Maurizio Blatto. Good Luck è dentro tutto il loro cammino, spesso fuori confine, fino all’ultimo lavoro. C’è spazio, distanza, <<non unitarietà>> tra le canzoni ma tutto è leggibile con  favore. Forse l’emblema di questa varietà, di musica distante è Spurious Love <<ballata a due con Angela Baraldi e la chitarra di Stefano Pilia che spicca prima e dentro la crescita emotiva nel finale>> [9].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: rock
Giardini di Mirò
Good Luck
etichetta: Santeria/Audioglobe
data di pubblicazione: 23 marzo 2012
brani: 8
durata: 39:00
cd: singolo

[1] “Offlaga Disco Pax vs Giardini di Mirò”, Rumore, marzo 2012, pagg. 28-29
[2] Andrea Pomini, “Tornano i Giardini Di Mirò: il video di Time On Time”, www.wired.it, 21 marzo 2012
[3] Marilù Iannone, www.impattosonoro.it, 13 marzo 2012    d
[4] Emanuele Barletta,  “Giardini di Mirò – “Good Luck”. Post rock in salsa emiliana”, www.roarmagazine.it
[5] Roberto Paviglianiti, www.sentireascoltare.com, 8 marzo 2012
[6] Vincenzo Riggio, www.rockshock.it, 15 marzo 2012
[7] Stefano Fasti, www.storiadellamusica.it
[8] Nicola Orlandino, www.paperstreet.it
[9] Maurizio Blatto, Rumore, marzo 2012, pag. 29