Gorillaz. Plastic Beach. Varietà di suoni plasticamente orchestrati


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [E-I]

mercoledì, 31 marzo 2010

Sedici brani compongono il ritorno dei Gorillaz con una copiosa e variegata compagnia di ospiti. Sulla spiaggia immaginata da Damon Albarn e disegnata dalla matita di Jamie Hewlett incontrereteSnoop Dogg, Kano & Bashy, Bobby Womack, Mos Def, Gruff Rhys dei Super Furry Animals, De La Soul, Little Dragon, Mark E. Smith dei Fall, Lou Reed, Hypnotic Brass Ensemble, i due ex Clash Mick Jones e Paul Simonon e anche alcune orchestre.
Plastic Beach è il terzo album e giunge dopo cinque anni di assenza dalle scene. Un ritorno in grande stile a cominciare dal singolo Stylo accompagnato dal video con Bruce Willis.
Una delle considerazioni comuni alle recensioni è che il lavoro presenta elementi di novità e discontinuità rispetto al passato al di là dei giudizi di merito.

Gentile scrive che il gruppo è riuscito ancora una volta a miscelare generi con <<maestria>> producendo un disco <<divertente, black, intelligente, pop, elettronico e alternativo>>.
I risultati migliori sono rappresentati dal <<capolavoro>> Stylo e White Flag (registrata con la National Orchestra for Arabic Music e poi riarrangiata con le voci rap di Kano & Bashy) <<una perfetta miscela di world music, black, electro-pop. Da brividi>> [1].

Per Nalon l’ingrediente principe di questo disco è l’hip-hop con momenti di genuina versatilità a comporre una sequenza di brani con un’anima pop. Il limite è forse la scarsa compattezza dei singoli.
Un esempio delle mutazioni sonore sono Empire Ants che <<parte ballata tenue e lievemente psichedelica, ma poi evapora e lascia il posto a una coda dance memore dei Washed Out>> e On Melancholy Hill che <<trova l’equilibrio perfetto tra zucchero e malinconia, o nell’indecifrabile miscuglio di surf e hip-hop della title track>> [2].

Di diverso avviso l’opinione di Santoferrara che nota una <<propensione – e un’evoluzione – figurativa-sonora da ‘concept album’ che forse mancava nei lavori precedenti>>. Non solo ma l’album <<più che sul trip-hip-rock sembra … virare, come sonorità, molto più sul folk-rock orchestrale dei The Good, the Bad and the Ugly, riarrangiato astutamente in chiave elettro-pop>>.
Non manca un riconoscimento alla voce di Albarn in mezzo agli innumerevoli artisti che vi partecipano [3].

Bertoncelli sembra sostenere che con la solidità di quest’album siamo di fronte alla definitiva chiusura del progetto Blur da parte di Albarn che, da solo o accompagnando gli altri ospiti, contribuisce alla sua riuscita. E’ il variare <<dall’hip hop all’electro disco, dall’etnica qui solennemente rappresentata dalla National Orchestra For Arabic Music a variopinti brandelli del fu Brit Pop>> a fare del disco un bella tavolozza di suoni. Forse il pezzo più bello è Sweepstakes [4].

Anche per Romagnoli è un album riuscito come non accadeva da tempo grazie alla <<omogeneità del sound>>. Un sound ottenuto dosando sapientemente e con pesi diversi, in ogni brano, la parte hip-hop  <<appaiata a basi electro riprese dagli anni Ottanta più stilizzati … e a tinte esotiche che conferiscono alla tela una visione policroma>>.
Tra le segnalazioni c’è Empire Ants divisa a metà <<fra un’intro lounge-pop per chitarra acustica e delicati riflessi pianoforte, e un’imponente esplosione sintetica che la trasforma in un labirinto di cristalli, custodito dalla voce aliena di Yukimi Nagano>>. Rare le cadute come per esempio Superfast Jellyfish [5].

I Gorillaz hanno modellato un mix di suoni – ottenuto riciclando, riassemblando, selezionando – che conduce ad un album coeso nella sua  <<sorprendente plasticità pop>>. Parole che esplicitano tutta l’ammirazione di Canei per questo lavoro.
Un lavoro che nelle liriche spesso assume i contenuti dell’ambientalismo per il riferimento alla spiaggia di plastica e contemporaneamente la musica che nel processo di globalizzazione raccoglie e fonde sonorità.
Tra le varie canzoni riprese Some Kind of Nature <<ospita, su una sdraio minimalista di rudimentali tastierino, beat programmati e coretti, il più improbabile degli animatori da spiaggia: Lou Reed che rimugina sornione>> [6].

E come scrive Valtorta la spiaggia di plastica e di pattume dei Gorillaz è piena di vita. Abitata da tanti personaggi oltre a quelli della line up da tanti vacanzieri, anche un po’ avanti negli anni, che trovano il loro spazio per esprimersi al meglio [7].
Non vi curate di noi e ascoltate! di Ciro Ardiglione

genere: pop
GORILLAZ
Plastic Beach
etichetta: Parlophone
data di pubblicazione: marzo 2010
brani: 16
durata: 56:46
cd: singolo

[1] Ercole Gentile, www.rockol.it, 5 marzo 2010
[2] Alessandro Nalon, www.ondarock.it, 8 marzo 2010
[3] Diego Santoferrara, www.delrock.it, marzo 2010
[4] Riccardo Bertoncelli, www.delrock.it, 07 marzo 2010
[5] Federico Romagnoli, www.mpnews.it, 21 marzo 2010
[6] Pier Andrea Canei, “Gorillaz, pop di plastica doc“, Il Sole 24 ore, 7 marzo 2010, pag. 50
[7] Luca Valtorta, “Nel mondo virtuale dei Gorillaz, dove le spiagge sono di plastica”, Il Venerdì di Repubblica, 19 marzo 2010, pag. 73