Il canto stonato della Sirena di Monica Florio


Categoria: SCRITTURE

mercoledì, 16 maggio  2012

Il Canto stonato della Sirena, Racconti di una città smarrita è una raccolta di racconti di Monica Florio (napoletana, scrittrice, giornalista pubblicista, Press Office/Comunication & Pr Manager).

Il libro si apre con un gioco forse casuale, forse voluto: “Ultimo” è, infatti, il primo dei racconti. Questo titolo e questa posizione ci invitano a rileggere dopo aver letto? A ripercorrere dopo aver percorso? Il punto di domanda può essere superato pensando alla città in cui i racconti si snodano: Napoli, quella città di cui tutti parlano e che sembra sfuggire sempre alla definizione.
Non sarà dunque un caso se lo spazio immaginario che colloca la città di Napoli nella letteratura, si apre e si chiude con due enormi figure femminili, dell’inquietudine e della sfida: la Sirena e la Sibilla.
La sirena Partenope è vinta e sconfitta; giunge a Megaride con sofferenza: è già memoria, più che canto ammaliante e tentatore.
Un mito così avvicina alla storia di Napoli in maniera seducente e la sirena riesce comunque nel suo intento: condizionare il percorso del navigante che, credendola già vinta, non prende le giuste precauzioni. L’episodio di Ulisse e le sirene è noto a tutti e con tutta la gamma delle possibili interpretazioni.
Nella prosa di Kafka possiamo recuperare un passaggio ben più eccentrico: il silenzio delle sirene e l’impossibilità a sottarsi al loro potere. Al suono suadente della sirena, Ulisse almeno seppe trovare il giusto rimedio; al silenzio delle sirene, ipotizzato come segno della vittoria, non è dato sottarsi. Crediamo di aver vinto senza in realtà aver vissuto: il monito è doloroso.


Monica Florio

Il sottotitolo ci ricorda che sono “racconti di una città smarrita”. Chi si smarrisce nella città smarrita? E chi trova, che cosa trova? La ricerca di una verità riporta a una parte perduta, eppure sempre evocata – ricordate “l’armonia perduta” di La Capria? Il gioco fra letteratura e storia comporta sempre una Napoli che fu e una Napoli che dovrà essere.
Monica Florio è consapevole del rischio che corre, inseguendo la città della sirena Partenope: Napoli può trasformarsi nell’unica vera protagonista.
L’autrice, cosciente di questo rischio, rifugge da ogni stereotipo e da ogni indulgenza; costruisce gli sfondi e gli scenari con garbo e misura; avvolge il lettore con la delicatezza del suo stile, con parole anche forti ma misurate ed essenziali.
Il lettore allora si scopre grato per racconti che lo riportano a casa. Il lettore vive un processo di estraniamento e di riconoscimento: entra ed esce da un luogo noto e lo vede diverso, cambiato e animato di presenze inattese. Napoli, incredibilmente, non assomiglia a se stessa ma a una qualunque grande città. Sembra poco? O è moltissimo?
Quando il suono della Sirena si propaga per la città di Napoli che effetto fa su chi lo ascolta? I protagonisti dei racconti, chiusi in casa o erranti lungo il mondo, ascoltano un canto stonato che determina sempre un movimento inatteso, una reazione brusca.
Nomi, situazioni, degrado, solitudine e cinismo: non pensate a un elenco; pensate piuttosto a una miscela che Monica Florio maneggia con calma e con cura. Una miscela esplosiva che potrebbe innescare processi senza ritorno.
Che cosa cercano questi personaggi così dolenti, così laterali, così dimessi?
Queste donne e questi uomini vorrebbero scomparire, annullarsi in un ricordo, in un gesto mancato, in una parola non detta; questi personaggi vorrebbero il dono più folle che possano chiedere: non vorrebbero essere, non vorrebbero poter sperare ancora una volta, parlare ancora una volta, fumare ancora una volta e così via.
La Sirena è però ancora da qualche parte e vite piatte e sciatte possono concentrarsi in un secondo, in un evento. La miseria di azioni ripetute, il senso di una colpa da espiare, il complotto della rassegnazione possono chiudere ogni porta, ogni finestra e consegnare i protagonisti dei racconti della Florio a una solitudine senza redenzione. La colpa o la gioia stanno allora – e qui torna la sirena stonata – in un ultimo bagliore, in un ultimo sapore, in un’ultima frase, in un’ultima sigaretta che, mentre vince il torpore di un’esistenza che si dichiara persa, riaccende il filo sotterraneo di una speranza che non può dirsi mai vinta del tutto. Racconto dopo racconto, pagina dopo pagina, s’intravede nella raccolta un progetto e una linearità di alto spessore letterario. Mentre si conosce il dolore delle singole storie, delle piccole miserie quotidiane non si può non riconoscere l’affettuosa cura con cui Monica Florio segue i propri personaggi senza lusinghe, senza eccessi né d’amore né d’odio. La carrellata di personaggi non si trasforma nella lotta tra buoni e cattivi: tutti siamo chiamati a seguire il flusso della vita e a conservare, anche quando non lo vorremmo, il dolce suono della speranza, il dolce suono di una sirena stonata che ancora si propaga da qualche parte.

Antonio Fresa

 

Monica Florio
Il Canto stonato della Sirena. Racconti di una città smarrita
Ilmondodisuklibri – 2012
144 pagine – 13 euro