Il generatore accende Roma


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [T-Z]

giovedì, 31 marzo 2011

Ci sono due tipi di reunion: quelle che non hanno un senso  e quelle che, invece, un senso ce l’hanno come per i Van der Graaf Generator con A Grounding in Numbers e il loro tour italiano che vedremo all’Auditorium di Roma.

separa_didascalia.gif

L’ultimo decennio ci ha abituato a fare i conti con ritorni del primo tipo…tournée celebrative ed improbabili che lasciano il tempo che trovano…i Queen senza Freddy Mercury e con Paul Rodgers (sebbene un amico mi abbia confessato di aver speso volentieri i soldi del carissimo biglietto solo per alzare le braccia e battere le mani in Radio Gaga). Io stesso mi sono arrampicato, qualche anno fa, sui monti del frusinate, per assistere in una splendida piazza medievale ad un’ora e mezzo di onesto blues rock suonato dai mitici Iron Butterfly della sigla di Supersonic, di cui il batterista era il solo membro originale superstite, solo per provare il brivido di cavalcare una chilometrica In A Gadda Da Vida. Oppure eventi estemporanei, puri sogni ad occhi aperti, l’hic et nunc supremo…i Pink Floyd al Live8 o i Led Zeppelin alla O2 Arena, destinati a non avere seguito e a lasciare tanti rimpianti…o sberleffi onesti e palesi, i Sex Pistols di Filthy Lucre,  “lo facciamo solo per i soldi”, tranne poi scoprire che i pezzi dei bis sono brani della storia del rock che all’epoca dei furori del punk non si potevano confessare e mentre il cerchio si chiude, tutto riacquista un senso di continuità nel fluire della musica moderna.
Altri invece ritornano per riprendere un discorso interrotto un  tempo per conflitti di personalità, per divaricazioni di traiettorie e prospettive, per desiderio di esplorare altri suoni o semplicemente perché si era esaurita la proposta artistica…poi si ritrovano dopo trent’anni e la magia c’è ancora per riavviare il cammino interrotto, per riaccendere il generatore.

I Van der Graaf Generator sono ritornati insieme nel 2005 e da allora con tre dischi e diverse tournée, molto acclamate, hanno dato continuità ad un percorso artistico iniziato nei primi anni settanta, nel periodo in cui il rock esplorava nuovi territori  e si dava velleità letterarie, tanto da spingere la critica, sempre alla ricerca di etichette con cui cercare di definire l’indefinibile, a coniare il termine di rock progressivo. Genere musicale di grande fortuna in Italia, prontissima a riconoscere il talento di gruppi come King Crimson, Genesis, Yes, Gentle Giant, veri architetti di sonorità complesse  e trame emozionali  suggestive. Genere musicale tuttora in voga, non solo presso gli appassionati dell’epoca, ma anche presso i figli, a guardare i siti internet, i blog, i social networks che prosperano  e mantengono vivo il fuoco di questa musica.

Dischi come The Aerosol Grey Machine, H to He, Pawn Hearts, con le loro copertine multicolori ed oniriche, sono scolpiti nei cuori e nelle menti e ci riportano ad un’epoca in cui un’opera era un insieme inscindibile di suoni ed immagini, viveva e cresceva  in un tempo dilatato e pretendeva la sua giusta importanza…per questo sono opere nel tempo e senza tempo.
Perso per strada nel frattempo Dave Jackson, grande fiatista e membro storico del gruppo, ormai in pianta stabile nei napoletani Osanna , il cantante e frontman Peter Hammill, mai fermo negli ultimi trent’anni e titolare di una carriera solista alquanto corposa e significativa (narrano le leggende che un Johnny Rotten amareggiato e ferito dopo l’implosione dei Sex Pistols, passasse giornate solitarie nel buio della sua stanza ad ascoltare i dischi di Hammill) ha riorganizzato le geometrie sonore del gruppo dando più spazio alle chitarre e dando una concisione davvero stupefacente rispetto alle infinite suite degli anni passati. Il risultato è l’ultimo disco A Grounding in Numbers che i VdGG presenteranno in concerto  in un tour italiano. Un disco allo stesso tempo antico e suggestivo nelle splendide melodie tipicamente inglesi  e nei meravigliosi fraseggi alle tastiere di Hugh Banton, ma che non disdegna ritmiche più incalzanti in certi momenti e brani quasi ambient supportati dal beat torrenziale e jazzato di Guy Evans.
Con tre picchi che entrano a pieno titolo nella compilation immaginaria del gruppo: Mathematics, Snake Oil e Mr. Sands, zampate di vecchi leoni, a cui il tempo, che è galantuomo, ridona il giusto posto nell’olimpo del rock.
E  quando inserite il cd nel lettore e vi giungono come prime parole “your time starts now”, cos’è se non un invito a reinventarsi sempre?
Mario Barricella