Io provo a volare! Omaggio a Domenico Modugno


Categoria: SCHERMI, Teatro

mercoledì, 11 gennaio 2011

Non invidiare. Imita! E’ quello che compare scritto su una maglietta rossa sventolata a fine spettacolo dal protagonista della serata Gianfranco Berardi. È quello che dovrebbero fare in tanti andando ad assistere [Roma, Teatro Ambra alla Garbatella fino al 22 gennaio, il 10 Marzo a Romanengo – CR,
dal 15 al 18 Marzo a Bologna e il 25 marzo a Massafra -TA] a questo racconto di vita accompagnato dalle canzoni di Domenico Modugno.

Io provo a volare è ciò che si può fare impedendo alla cruda realtà della propria condizione, alla comunità che ti circonda, agli schemi culturali in cui spesso ci si trova costretti, di sopraffarti. È la lezione che il nostro protagonista apprende dai dischi in vinile di Modugno che lo scemo del paese gli ha lasciato, in due enormi buste nere della spazzatura.  E così decide di non poter <<più stare in un posto così>> e prende un treno per il nord dove inseguirà il sogno di una carriera di attore che nella finzione scenica non vedrà compiersi ma nella recitazione, spesso danzata, si estrinseca tutta.
Nella finzione la prima e l’unica parte che gli viene proposta e che accetta, pur di lavorare, è quella di scimmia in un circo. Ma la sua breve esperienza da attore lo farà finire nella gabbia dei leoni. Nemmeno quando rientrerà in paese, per l’impossibilità di costruire la sua vita di attore, il becero responsabile della cultura gli darà la possibilità di calcare le scene di un teatro ristrutturato, con plastiche e palcoscenico di marmo, e chiuso in attesa delle prossime elezioni politiche.
Il racconto è popolare perché la sua storia è quella di tanti, perché le sue parole sono dirette, di significato immediato, quando necessario con l’intonazione e le espressioni del natio dialetto pugliese. Popolare perché i testi esprimono l’amarezza di una condizione da cui ci si vorrebbe affrancare. Popolare perché la narrazione è sostenuta da momenti di ironia, battute che colpiscono nel segno senza banalità perché continuano ad interpretare la metafora di Modugno artista popolare, testimone della sua terra d’origine, che si è insinuato nella mente. Recitare <<la presunzione, il cieco perseguimento delle proprie idee, la dura e spesso ipocrita realtà con cui scontrarsi>>.

In scena accompagnano Gianfranco Berardi , con grazia e moderna semplicità, il fratello Davide Berardi (voce solista e chitarra) e Giancarlo Pagliara (fisarmonica) guidati dalla regia di Gabriella Casolari.
In direzione ostinata e contraria a tutte quelle donne e quegli uomini che all’arte hanno dedicato la propria esistenza, provandoci.
Ciro Ardiglione