Killer Elite di Gary McKendry: una lotta all’ultimo sangue tra killer spietati


Categoria: Cinema, SCHERMI

giovedì, 31 maggio 2012

Killer Elite di Gary McKendry, basato sul romanzo “The Feather Men” di Ranulph Fiennes, racconta fatti realmente accaduti, sebbene mai confermati o resi ufficiali per motivi di segretezza di Stato; è la storia di un gruppo di killer su commissione (Jason Statham nella parte del protagonista Danny, De Niro in quella del suo mentore Hunter, Dominic Purcell nel ruolo del fidatissimo amico Davies) che deve portare a termine una vendetta voluta dal sultano dell’Oman, deciso a vendicare i suoi tre figli uccisi dai SAS (Servizi Aerei Speciali Britannici) al tempo della guerra segreta tra Gran Bretagna ed Oman.

Hunter, cui inizialmente era stato affidato il compito e che aveva accettato per meri motivi di soldi (6 milioni di dollari!) cambia idea e tenta di fuggire, ma il sultano dell’Oman lo cattura e lo tiene prigioniero. Per questo è costretto a rientrare nei giochi Danny, il quale in realtà si sarebbe ritirato in Australia e tenterebbe di costruirsi una nuova vita, cercando di dimenticare il suo oscuro passato di killer. Eseguire gli omicidi degli ex SAS per vendicare i figli del sultano e senza dare nell’occhio, cercando di farli passare per incidenti, non è però un compito facile perché essi sono protetti da un gruppo speciale di killer spietati ed addestratissimi denominati i “Feather Man”, capitanati da Spike (Clive Owen), il cui lavoro consiste appunto nel proteggere gli ex o attuali membri dei SAS.

Killer Elite è dunque un film di pura azione che potrebbe essere riassunto in una riga: alcuni killer si scontrano con altri killer. Il regista nord irlandese non riesce a dare la giusta consistenza e spessore ad un progetto che, almeno sulla carta ed anche dalle dichiarazioni di McKendry stesso, avrebbe avuto l’intento di unire all’azione anche il lato psicologico dei personaggi: il loro senso di colpa, la dicotomia tra ciò che fanno per mestiere e ciò che sono veramente, il forte senso di fedeltà che li lega gli uni agli altri, il rispetto di un codice morale pur all’interno di una prassi spietata. Gary McKendry ha infatti così dichiarato: “Sicuramente è un film d’azione, sicuramente è un thriller, ma i personaggi sono ispirati a persone realmente esistite, e ciò che eravamo interessati ad esplorare era il lato umano di questi personaggi.”.

Purtroppo invece tutto questo nel film non c’è, a meno che per “costruzione” di un personaggio e resa filmica di ciò che è enunciato nello script non si intenda far pronunciare agli attori alcune battute che suonano più come parodia di una serie di luoghi comuni di un film di genere che non come espressione del carattere di un personaggio: “io ho chiuso con gli omicidi” – afferma Danny – “ma gli omicidi non hanno chiuso con te”, risponde il mandante dell’incarico ; in un’altra scena -“io faccio il killer, ma quello che sono è altro”;  e poi ancora “il difficile non è uccidere, ma conviverci”, e così via nel tentativo di far comprendere quanto questi personaggi abbiano una loro dimensione interiore ed una loro morale che non collidono con quanto sono disposti ad eseguire per mestiere.  Le immagini però non raccontano altro al di fuori della pura azione, peraltro, questa sì, ottimamente riuscita: inseguimenti, scontri corpo a corpo – molte scene sono “in camera”, ossia gli attori sono interamente visibili nelle inquadrature e questo certamente ha richiesto una preparazione e sforzi adeguati – salti da un palazzo all’altro, sparatorie e così via, tutti elementi che però non è sufficiente spezzare con qualche dialogo o battuta con ricerca d’effetto per riuscire ad arricchirli di uno spessore che rimandi a significati e tematiche più profondi. La parte drammatica – anche nella storia d’amore tra Danny e Anne (l’australiana Yvonne Strahovski) – proprio non riesce ad emergere. Un paio di colpi di scena, un finale che appena appena mette in rilievo la moralità ed il senso dell’onore di questi killer, tutto questo non è sufficiente a connotare il film di un vero elemento drammaturgico.
In più, un’enorme occasione mancata: sullo sfondo dunque c’è la guerra segreta che avvenne tra Inghilterra ed Oman negli anni settanta ed il romanzo di Fiennes, ex membro SAS (una nota almeno divertente è che lo scrittore ed il romanzo si trasformano in elementi di metacinematografia e di fatto vengono citati nel film e fungono anche da snodo narrativo ad un certo punto della storia) nasce come atto di denuncia – pur se non abbiamo modo di sapere quanto di ciò che scrive sia effettivamente accaduto oppure in parte romanzato; il lato oscuro delle forze britanniche e della loro politica estera nel film è invece appena enunciato, o meglio, dedotto ma non esplicitamente dichiarato. Certo, McKendry un film d’azione aveva in mente ed un film d’azione ha realizzato, ma mancare così totalmente qualsiasi elemento che avrebbe potuto essere sfruttato drammaturgicamente è, a mio avviso, un difetto troppo vistoso per rendere questo lavoro apprezzabile a chi in una pellicola cerca qualcosa in più dell’azione.

Per queste ragioni mi sento di consigliare questo film unicamente a chi predilige l’azione pura perché, se visto in questa ottica, qualche elemento positivo tutto sommato non manca: le scene, pur in un’esagerazione tipica del genere, contengono una loro estetica visiva, specialmente grazie ad una fotografia molto realistica, funzionale anche a connotare in maniera distintiva le diverse ambientazioni narrative; la storia si svolge infatti tra l’Australia, Londra, Parigi e l’Oman (anche se poi le scene sono state quasi tutte girate in locations scelte tra Australia, Giordania e Galles) ed ogni luogo è connotato da una fotografia che vira dai colori caldi delle terre australiane a quelli lividi di Londra ed accecanti dell’Oman e del deserto.
Si può dunque affermare che Killer Elite sia una pellicola che ha il suo maggior pregio nelle scene d’azione, ma l’evidente sproporzione che c’è tra queste e tutto il resto –  specialmente a livello di sceneggiatura dove si intuisce il tentativo di voler contemplare anche il dramma interiore, ma non si trova la maniera di saperlo adeguatamente rappresentare – costituisce anche il suo peggior difetto.

Rita Ciatti

Scheda del Film

Titolo: Killer Elite – Regia: Gary McKendry– Sceneggiatura: Matt Sherring  (tratto dal romanzo “The Feather Men” di Ranulph Fiennes) –  Genere: azione –  Durata: 116′ – Produzione: Sigurion Sighvatsson, Steven Chasman, Michael Boughen, Tony Winley– Fotografia: Simon Duggan A.C.S. –  Montaggio: John Gilbert A.C.E. – Colonna Sonora: Johnny Kumek, Reinhold Heil  – Scenografia: Michelle McGahey – Attori Principali: Jason Statham, Clive Owen, Robert De Niro, Dominic Purcell, Yvonne Strahovski.