La Propaganda. Napoli, centododici anni fa
Categoria:
SCRITTURE
mercoledì, 19 ottobre 2011
Un romanzo storico, meglio un racconto, viste le dimensioni del volume, quello di Riccardo Brun, che ricalca gli avvenimenti di una Napoli Post-Risorgimentale in un’Italia, soprattutto quella Meridionale, ancora alla ricerca di una propria identità.
Un ragazzo, un qualunque scugnizzo napoletano (anzi, non uno qualunque, ma il cugino di un capintesta della camorra) entra casualmente in contatto con un giovane intellettuale, Arturo Labriola, che gli cambierà la vita. Le differenze tra i due sono evidenti e riflettono la divisione della Napoli del tempo (e non solo): da un lato la microcriminalità di chi vive alla giornata, dall’altra il fermento, la passione, la voglia di cambiare di chi, invece, è alla ricerca di un futuro migliore. Ma c’è anche un’altra Napoli, dietro e sopra di loro. Una Napoli ricca, potente, corrotta, collusa, che in un modo o nell’altro decide delle loro vite.
Mario, lo scugnizzo, si lascia affascinare da suoi nuovi amici. Non sempre capisce quello che gli succede intorno, ma gli è chiaro che quello che gli accade intorno è qualcosa di importante, è una cosa più grande di lui, ma dà una mano come può. E quella sarà la sua via verso la redenzione. E sarà anche la via della redenzione di Napoli, perché grazie alle attività di quei ragazzi si metterà in moto una macchina che condurrà alla vittoria della giustizia e di una rinascita Napoletana.
La storia, anche se molto caratterizzata dal periodo in cui è ambientata, risulta di una sconcertante attualità. Ci si trova a chiedersi, leggendo quelle pagine, perché oggi non si riesca a fare qualcosa del genere. Ma poi ci si rende conto, non senza una certa amarezza, che cose del genere accadono ogni giorno. Sono le reazioni ad essere diverse, per una sorta di rassegnazione/assuefazione che rende tutto più piccolo, più insignificante, più “normale”, compreso corruzione e collusioni con la malavita da parte di politici, centri di potere, media.
La storia è il cuore della narrazione, come dimostra l’incredibile accuratezza con cui i fatti storici vengono narrati. Ma proprio per seguire il corso della Storia, per seguire i fatti, si ha l’impressione che l’autore si dimentichi dei suoi personaggi e, con essi, dell’altra storia, quella con la “s” minuscola. I tre protagonisti, Labriola, Leone e Lucci finiscono per rimanere sullo sfondo, in grigio come nella bella copertina di Carmine Luino. Solo Mario, che non a caso nella copertina sembra più “reale” rispetto agli altri, riesce ad acquisire una certa tridimensionalità, soprattutto nel finale.

Ci sarebbe invece piaciuto sapere di più su questi tre ragazzi che da soli riuscirono a ribaltare una città e un sistema, delle loro emozioni, delle loro passioni, delle loro paure, delle loro ambizioni anche. Ci sarebbe piaciuto respirare l’euforia, la goliardia, l’impegno che arriva a spingersi fino al limite dell’irresponsabilità, l’aria di voglia nuovo che si respirava all’interno della redazione del giornale “La Propaganda”. Invece sono elementi che vengono raccontati, non mostrati, con la freddezza del cronista e non con il calore del narratore, come se si sia voluto privilegiare, nel poco spazio utilizzato, i fatti rispetto ai personaggi, la Storia rispetto alle emozioni. Ed è un vero peccato.
Luigi Costa
Riccardo Brun
“LA PROPAGANDA“
1899,1900: i due anni in cui rivoltammo Napoli
Caracò editore – 2011
49 pagine – 6 Euro
