Le Accise bugiarde, la guerra di Abissinia e il Governo che diminuisce le tasse


Categoria: ECONOMIA

martedì, 26 luglio 2011

In queste settimane si è assistito all’approvazione di una legge finanziaria inevitabile per l’equilibrio dei conti, ma a detta di tutti orribile e iniqua perché aumenta la pressione fiscale a danno solo di alcuni, i soliti! E’ inutile nel clima di questi giorni, sottolineare le incongruità e le ingiustizie, sulle quali si stanno esercitando tutti gli organi di stampa.
Pochi invece si sono accorti del  fatto che una circolare del Direttore delle Dogane, senza clamori, né conferenze stampa, abbia silenziosamente introdotto a cavallo di fine giugno,  in due tempi, due nuove accise sui carburanti che apporteranno annualmente al bilancio statale circa due miliardi di euro, quanto la manovra finanziaria per l’anno in corso.

Roma, l.go Pannonia. Stazione di servizio, 2 luglio 2010. Foto Pasquale Espositosepara_didascalia.gif

La necessità sarebbe dettata dall’emergenza umanitaria conseguente alla crisi Libica. E’ solo una presa in giro, perché le somme realmente dedicate alla politica dell’accoglienza sono 200 milioni, solo il 10% dell’ammontare complessivo del gettito .
Era successo una cosa analoga con l’accisa per il cinema di pochi giorni prima che a fronte di un gettito di un miliardo, dedicava solo 60 milioni alla cinematografia, interpretata dal “Giornale”  con poco buon gusto, come l’idea di finanziare con “le tasse (ora anche quando si va a fare il pieno al distributore) i film di Sergio Rubini o Nanni Moretti

Ma che sono queste accise? Con quali meccanismi funzionano? Come incidono sulla nostra vita?
Sono (o meglio dovrebbero essere) tasse introdotte a termine per una esigenza momentanea e imprevista. Un ciclo  che dopo un periodo dovrebbe cessare: per questo già un esame superficiale lascia sconcertati. Infatti si scopre che alcune sono state …..dimenticate:   come 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935 (0,001 euro)  in vigore da 75 anni;  14 lire per la crisi di Suez del 1956 (0,007 euro) in vigore da 54 anni; 10 lire per il disastro del Vajont del 1963 (0,005 euro) in vigore da 47 anni; 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966 (0,005 euro) in vigore da 44 anni; 10 lire per il terremoto del Belice del 1968 (0,005 euro) in vigore da 42 anni; 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976 (0,051 euro) in vigore da 34 anni;  75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980 (0,039 euro) in vigore da 30 anni; 205 lire per la missione in Libano del 1983 (0,106 euro) in vigore da 27 anni; si tratta della prima Spadolini premier, che pochi ormai ricordano 22 lire per la missione in Bosnia del 1996 (0,011 euro) in vigore da 14 anni. La continuità del prelievo è paradossale come l’insussistenza della motivazione iniziale. La storia ha cambiato tutto ma le accise bugiarde permangono
Come se questo non bastasse come riferito sopra, nel 2011 questo governo votato per abbassare le tasse ( e che per carità! non mette le mani nelle tasche degli italiani) , in un momento difficile per il costo delle materie prime e del petrolio, ha avuto il coraggio di introdurne altre tre: una per finanziare lo spettacolo (0,0071 €) e, nelle ultime settimane, ben due per l’emergenza umanitaria, (cosiddetta) costituita dagli immigrati dalla Libia (0,040 euro e 0,002 euro)
Complessivamente 0,26 euro (503 lire), ovviamente IVA esclusa. Totale 0,31 euro.
In Italia, ogni giorno, vengono erogati circa 110 milioni di litri di carburante, e questo vuole dire che circa trentacinque miliardi di euro del bilancio statale annuale sono legati a questi balzelli. Solo gli aggravi delle ultime settimane, permetteranno il prelievo di oltre 7 miliardi di euro nei prossimi 4 anni, con effetti dirompenti sull’inflazione che ormai viaggia tranquilla e sicura oltre il 3% tendenziale. Basti pensare che  l’aumento di 10 centesimi al litro (200 vecchie lire) che si è consolidato è andato per il 60% in tasse e per il resto ha beneficiato i petrolieri. La situazione è grave perché è evidente che il costo del carburante incide sui trasporti e sui costi di tutti i beni.
Inoltre il decreto mille proroghe ha confermato la possibilità per tutti gli enti locali di inserire addizionali locali (sempre a tempo e per scopi precisi!!!!…..). E il federalismo fiscale porterà altre Regioni a seguire l’esempio della Regione Piemonte che  vuole porre un’addizionale, per coprire i danni legati a recenti eventi atmosferici di circa 2,58 centesimi al litro. Il provvedimento porterà nelle casse regionali 27 milioni l’anno. Ma non solo la governance leghista si è mossa, la Puglia  fa da battistrada( ha il prezzo medio più alto) e l’addizionale regionale è già presente in altre regioni con giunte di vario colore (Campania – prima a inserire l’addizionale, Abruzzo, Marche, Liguria, Molise, Calabria) con un’addizionale di 2 centesimi o più( generalmente 2,582) .
Il settore dei carburanti in Italia è già un problema per i consumatori perché le compagnie detengono il 90 % degli impianti  di distribuzione, per cui fanno il comodo proprio e tengono costantemente i prezzi ai massimi livelli Europei. 23.800 impianti  di distribuzione carburanti  62.000 addetti  2.500 abitanti per impianto;negli ultimi mesi i carburanti sono aumentati di circa il 20 % (il 19 la benzina e oltre il 23 il gasolio) e le accise incrementano gli aggravi (per il gasolio l’aumento è il  12 % ulteriore sui precedenti valori di accisa).
Un decreto  del ministero dello sviluppo economico ha anche aumentato i margini di elasticità per i gestori, che precedentemente per ogni 20 litri erogati poteva largheggiare a proprio vantaggio di 15 centesimi, adesso può rubarne 23, di centesimi, senza incorrere nelle maglie della legge. Gestori che, svolgono gratuitamente una funzione di esazione a loro rischio e pericolo, rifondendo eventuali somme sparite in seguito a furti o ad altri eventi.
Il sistema è folle, è stato paragonato a un bancomat. Lo stato e gli altri enti pubblici. possono prelevare quando (e più o meno quanto credono). E costa ai consumatori e agli utenti professionali del servizio anche perché ha come contraltare il controllo dei prezzi affidato ai veri titolari della filiera; motivo per cui accise a parte paghiamo oggi i carburanti 10 centesimi in più di quando i costi del petrolio erano molto più alti (barile brent a 150$ contro i 100 $ odierni) e il cambio euro dollaro meno favorevole.

La speranza come al solito è la società civile, infatti oggi lunedì 25 luglio è sta indetta l’iniziativa”suoniamo il clacson!”. Varie organizzazioni sindacali rappresentative di categorie di piccoli e medi imprenditori dei trasporti ( dai tassisti, ai noleggiatori, ai trasportatori di merci) indicono una protesta contro le “accise”con i sindacati di gestori di impianti e federazione dei consumatori  alzano la voce, suonano il clacson e si riuniscono in comitato ( battezzato “25 Luglio”) per analizzare ed evidenziare le discrepanze e per proporre  di impegnare la cifra imponente derivante dalle tasse,  per i problemi della mobilità.
Sarà la volta buona? E’ molto difficile! 35 miliardi all’anno sono troppi di questi tempi!

Francesco de Majo