Leggi liberticide e repressione non fermano le proteste studentesche in Quebéc


Categoria: GEOGRAFIA DEI POTERI

sabato, 4 agosto 2012

Non si era mai visto nulla di simile. Nel Québec dal 13 febbraio scorso centinaia di migliaia di studenti universitari della provincia e di 14 dei 48 istituti pre-universitari (Cegep – i due anni preparatori all’università) scioperano e manifestano ininterrottamente contro l’aumento delle tasse universitarie.
La grande maggioranza delle proteste è stata pacifica, solo qua e là qualche vetrina di banche e negozi infrante da qualche manifestante a volto coperto.
Con il  “pretesto” dell’equilibrio di bilancio delle finanze pubbliche il governo – sostenuto dal Partito liberale del Québec – ha deciso l’aumento delle tasse universitarie nell’ordine del 75% , portando così le rette fino a 3.800 dollari l’anno. Solo dopo due mesi di sciopero il governo di Jean Charest ha accettato di incontrare le associazioni studentesche precisando però di non voler negoziare sul tema dei costi. La proposta del 27 aprile è stata quella di migliorare le condizioni di accesso ai prestiti e alle borse pubbliche e di scaglioni di spesa annui meno pesanti. La proposta è stata respinta al mittente.

Se per alcuni analisti si tratta di richieste fatte da giovani abituati ad avere tutto, resta indubbio che l’aumento del 75% delle rette complicherà, e non poco, l’accesso all’università a chi a già contratto prestiti e a chi lavora per finanziarsi gli studi. In generale si tratta di un altro colpo al diritto all’istruzione in sintonia con  quanto accade nel resto del mondo alle prese con la crisi. È un attacco al futuro delle generazioni perché se lo studio diventa una questione puramente economica molti giovani di famiglie a basso reddito non avranno né una possibilità di crescere culturalmente né di migliorare il proprio status.
Gli studi universitari nel Québec poco costosi hanno fatto si che i giovani scolarizzati a tempo pieno tra i 15 e 24 anni siano oltre l’80% e che il 45% degli studenti del Québec (la più alta del Canada) provengano da famiglie in cui nessuno aveva frequentato l’università [1]. L’economicità degli studi a fatto si che arrivassero studenti anche dal resto del Canada e che si iscrivessero molti francesi.

La forza di questo movimento che continua a fronteggiare efficacemente l’esecutivo ha più di una  spiegazione. La prima è la sua leadership che ben rappresenta gli studenti che si oppongono (non tutti hanno aderito) cambiando quasi ogni settimana e che condivide <<la provenienza dalla classe media, gli ottimi voti, l’ostinazione e le capacità oratorie>> [2]. La seconda è correlata al modello stesso delle organizzazioni studentesche che fin dagli anni ’80 sono riconosciute dalla legge e assimilabili ai  sindacati anche per il versamento  delle quote rendendole ricche e potenti. La terza e forse più importante è una causa esogena e cioè l’allargamento della protesta con il sostegno di molti cittadini anch’essi toccati dai continui aumenti dei costi dei servizi pubblici. Un quadrato di tessuto rosso apposto su un  indumento e qualche volta direttamente sul corpo fa bella mostra sui manifestanti che quotidianamente gridano il loro rifiuto alle nuove leggi.
È diventata di tale potenza che il governo vacilla. Il 14 maggio il ministro dell’istruzione del Québec Line Beauchamp si dimette e quattro giorni dopo la repressione prende corpo con la legge speciale 78. In base alla legge devono  sospendersi le lezioni fino ad agosto, ma soprattutto vengono vietate le manifestazioni per le quali  non viene comunicato  il percorso con almeno otto ore di anticipo. Il ministro dell’istruzione può cambiare le altre leggi per adattarle alla 78 e lo stesso ministro può togliere i finanziamenti alle associazioni se qualcuno degli aderenti infrange la  legge.
Oltre all’inasprirsi delle proteste il risultato è  stato il via libera ad una repressione più dura che a fine maggio ha portato a centinaia di arresti a Montréal  e Québec quando <<sono stati fermati anche dei minorenni e persone anziane del tutto estranee ai  fatti>> [3]. La semplice esibizione del quadrato rosso, in occasione del Gran Premio di Formula 1, ha portato ad arresti preventivi.

A proposito della legge 78 un importante gruppo di storici ha detto che <<raramente si è vista un’aggressione ai diritti fondamentali che da decenni sono alla base dell’azione sociale e politica in Québec>> [4].
L’ennesima dimostrazione che, come scrive Serge Halimi, <<senza autoritarismo non è più possibile imporre una politica “austeritaria”>> [5].
Pasquale Esposito

[1] Pascale Dufour, “Québec, la tenacia degli studenti”, le Monde diplomatique/Il Manifesto, giugno 2012, pag. 6
[2] Martine Jacot, “L’onda rossa di Montréal”, L’Internazionale, 13/19 luglio 2012, pag. 52
[3] Martine Jacot, ibidem, pag. 53
[4] Pascale Dufour, ibidem, pag. 6
[5] Serge Halimi, “Radicalizzazione”, le Monde diplomatique/Il Manifesto, giugno 2012, pag. 1