L’ultima guerra indiana è per il controllo dell’acqua


Categoria: GEOGRAFIA DEI POTERI, Stati Uniti

sabato 23 aprile 2011

All’epoca dei coloni era per impossessarsi della terra e dell’oro. Durante la Guerra Fredda la ragione risiedeva nell’enorme quantità di uranio nascosta nel sottosuolo. Ora, è per una delle risorse più preziose del nostro paese: l’acqua.

Non sembra esserci pace per i nativi americani che, ancora una volta, si trovano a fronteggiare il nemico di sempre, l’uomo bianco il quale, senza tanti complimenti, sta cercando di impossessarsi di alcune riserve d’acqua situate in Oklahoma.

Monument Valley, Utah, 2007. Foto Massimo Brescia 

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Protagoniste dell’ennesima epica battaglia tra “indiani e cowboys” – come si diceva una volta –  sono le tribù Choctaw e Chiakasaw esiliate dalle Giubbe Blu nella regione di Tuskahoma oltre 175 anni fa.

Quest’area sta vivendo un processo di urbanizzazione rapido altrettanto rapidamente sta crescendo la richiesta di poter accedere a un fonte di approvvigionamento d’acqua sicura e relativamente vicina.

Il lago Sardis, famoso in tutto lo stato per la pesca è stato identificato da tre città – Oklahoma City, la capitale dello stato Edmond e addirittura la lontana Fort Worth nel Texas – come luogo ideale per costruire un acquedotto tanto che il comune di Edmond sembra abbia già deciso di emettere obbligazioni di cento milioni di dollari complessivi per la sua costruzione [1].

E qui iniziano le complicazioni. Le tribù rivendicano l’uso esclusivo delle acque del lago, come sancito da una sentenza della Corte Suprema nel lontano 1903, emessa proprio per tutelare i nativi americani contro la confisca dell’acqua in base alle leggi statali. Questa sentenza, chiamata “Winters doctrine” afferma in modo inequivocabile a chi spetta la proprietà dell’acqua: <<l’acqua che sgorga su una riserva indiana o la attraversa appartiene al Popolo, che la usi o meno >>. [2]

Le autorità cittadine, di contro, affermano che il territorio dove risiedono i Choctaw e Chiakasaw non può considerarsi una vera e propria riserva indiana in quanto, all’inizio del 1900, fu spezzettato per essere assegnato alle singole famiglie e quindi il monopolio del lago non sussiste. 

Cherockee Trail of Tears Museum, Hopkinsville KY, 2010. Foto Massimo Brescia 

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Sebbene nessun negoziato formale tra le autorità e le tribù sia ancora iniziato, i Choctaw e i  Chiakasaw si stanno già attivando per essere riconosciute almeno come proprietari congiunti del lago, assieme alle autorità cittadine. Gregory Pyle, capo della nazione Choctaw ha annunciato che arriverà fino in tribunale per non perdere i diritti sull’acqua del lago Sardis: <<Tutta quest’acqua era controllata in origine delle popolazioni indiane che abitavano quest’area. E’ tutta acqua dei Choctaw e Chiakasaw >>. [3].

La disputa per i diritti dei nativi americani sull’acqua non è un tema nuovo per il Ministero degli Interni americano che sta cercando di mediare. Certamente un eventuale pronunciamento a favore dei Choctaw e dei Chiakasaw costituirebbe un precedente importante per le altre trattative in corso, attualmente diciotto con altrettante tribù indiane in stati come lo Utah, il Nuovo Messico e il Montana [4].

E a questo proposito Daniel McCool, direttore degli studi ambientali all’università dello Utah lancia un grido d’allarme <<più le nazioni indiane chiederanno di veder riconosciuti i propri diritti sull’acqua più correranno il rischio che le corti federali – in particolare la Corte Suprema – possano intervenire e cambiare sentenze molto vecchie a favore proprio delle tribù >>. [5]

A supporto di questa sua teoria McCool cita il caso di due comuni del Nuovo Messico, Bloomfield e Aztec, che hanno fatto ricorso contro una decisione del Congresso, peraltro ratificata dal presidente Obama, che assegna alla Nazione Navajo l’uso esclusivo di un affluente del fiume Colorado [6]

E’ chiaro come il progressivo riscaldamento del pianeta, associato al processo di urbanizzazione che stanno vivendo le Grandi Pianure americane, contribuiscano a far aumentare velocemente la richiesta di acqua. 

E proprio il pericolo di una sua improvvisa scarsità è la preoccupazione più grande di Gregory Pyle: << Prima che l’acqua abbandoni la nostra area dovrà esserci uno studio accurato delle nostre necessità. Comunque vada a finire questa storia, voglio che qui ci sia acqua sufficiente per tutti noi>> [7].

Elizabeth Minter

[1] www.corriere.it “Gli indiani un guerra per “l’oro blu” – Ennio Caretto
[2] Stan Steiner – “Uomo bianco scomparirai”, pag. 107
[3]; [4]; [5]; [6]; [7]  www.nytimes.com “ Indians Join Fight for an Oklahoma Lake’s Flow”