Marta sui Tubi. Carne con gli occhi. Umorismo, ironia e sarcasmo in uno spartito anarchico


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [J-O]

domenica, 17 aprile 2011

L’impatto è duro. La potenza espressiva invadente. Comincia dalla distesa di rosso e nero della grafica, dal lenzuolo invaso dai testi delle canzoni senza soluzioni di continuità, un’immensa pagina bianca dove qualche volta si può perdere il discorso ma non il senso. Ma già con la copertina, con quel suo collare penzolante, si intuisce la forza che sostiene ancora i Marta sui Tubi.

Marta sui Tubi,  Foto ©Alice Pedroletti 2010

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Il cappio simboleggia tutto ciò che dà fastidio, in qualsiasi ambiente ci si trovi, <<dietro un guinzaglio, o un cappio, c’è sempre carne, e ci sono sempre occhi. Da qui il titolo dell’album. Ecco, con questo lavoro invitiamo a liberarsi, a non seguire l’opinione della massa e a trovare la propria strada>> [1]. Carne con gli occhi è un’espressione siciliana che indica quegli individui che non hanno una forte personalità e che finisco no per essere ostaggio degli imbonitori che affollano il mondo.
La band siciliana con Carne con gli occhi è al quarto lavoro con l’etichetta Tamburi Usati, creata nel 2008 in occasione del precedente Sushi & Coca, marcando la loro posizione di indipendenza dalle grandi organizzazioni commerciali. Il nuovo si era già annunciato con degli assaggi tra cui Il commissario composto per la colonna sonora di Romanzo Criminale 2.
Alla produzione Tommaso Colliva che è noto per aver seguito anche Afterhours, Calibro 35 e Muse e che spesso viene ricordato nelle recensioni per il suo ruolo così come si sottolinea l’eclettismo, mai fine a se stesso, nell’uso della voce di Giovanni Gulino. Nel disco il violoncellista Mattia Boschi si è aggiunto, in pianta stabile, a Giovanni, Carmelo Pipitone (chitarra e voce), Ivan Paolini (batteria), Paolo Pischedda (piano e tastiere).

Marta sui Tubi. Foto ©Alice Pedroletti 2011

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Una leggera delusione ci appare colpire Gentile per un gruppo che lo appassiona, ma nonostante qualche dubbio è un ottimo disco, un gradino sotto gli altri. Allargano gli orizzonti e Al guinzaglio ci può aiutare a comprendere, con il suo rock che si scaglia contro coloro che godono di un’Italia sopita “perché il futuro è di tutti sai/ma tu non ti stanchi mai/di sparare in faccia ad i sogni di una generazione…”. Il meglio, però, sembra arrivare da quei brani in cui il gruppo si guarda dentro <<riuscendo a creare canzoni pregne di pura poesia>> come in Coincidenze <<quasi sei minuti stesi su un tappeto di percussioni, chitarra, violoncello, folk e rock>> [2].

Maschio lo definisce un album <<sorprendente>>, <<straordinariamente bello>> e <<provocatorio>> in una recensione incentrata sui testi, sul messaggio che arriva da Carne con gli occhi, <<darsi da fare per cambiare lo status quo>> di una vita che <<non è un’indagine statistica>>. Nell’anarchia dei suoni e degli scarti, dei cambi di ritmi che accompagnano il racconto si odono elementi prog anni ’70 [3].

Zanda scrive di <<smarrimento di una coscienza critica nazionale>> quando rileva il filo conduttore del disco che non tradisce le attese. Se qualche volta non riescono a contenere bene la loro potenza espressiva ciò non evita di produrre <<un concentrato di passione e grazia, […], tra accelerate furiose e ballad anomale>>. Le sonorità non hanno confini, temerari saliscendi, <<un miscuglio di cantautorato acustico e derive prog-noise-blues, sviluppi armonici dal respiro cameristico e intermezzi dada stridenti e corrosivi>> [4].

Un album che non delude neppure Solventi che ci sembra di segnalare una voglia di darsi un tono più maturo per allargare lo spettro del proprio pubblico senza perdere sostanza. Il violoncello di Boschi accentua la densità della trama <<indirizzata verso una ricchezza carica di tensione, una gravità che pesca nell’imprinting del folk mediterraneo per poi andare ad incendiarsi rock>>. Cromatica, Di vino, <<l’art-folk animoso>> de Il traditore, <<l’impeto furibondo>> di Al guinzaglio e Coincidenze i brani migliori del lavoro [5].

Anche in questo disco I Marta sui Tubi riescono a tenere alto il livello. Lo spartito, secondo Lo Giudice, non cambia, e questo forse potrebbe essere, per qualcuno, un piccolo difetto, ma i siciliani <<sanno ormai giocare, con grande maturità, la carta di un virtuosismo tecnico abbracciato a una scrittura pop intelligente ed emozionale>>. Come spesso segnalato da altri autori l’album concede sonorità del prog italiano degli anni d’oro.
Nei a parte, l’album contiene Cristiana il miglior brano tra quelli scritti finora, <<ironica, leggera ma con finale a forti tinte emozionali>> Tra le altre segnalazioni Al guinzaglio dove si può comprendere come la voce di Gulino possa essere <<accostata all’inaccostabile ugola>> di Demetrio Stratos, Di vino, La canzone del labirinto e Cromatica, <<piccolo gioiello con intermezzo da brividi di chitarra, violino e piano>> [6]. Non vi curate di noi e ascoltate! di Ciro Ardiglione

genere: rock
Marta sui Tubi
Carne con gli occhi
etichetta: Tamburi Usati
data di pubblicazione: 15 marzo 2011
brani: 12
durata: 41:31
cd: singolo

[1] E’ quanto dichiara Gulino in un’intervista, Francesca Lombardi, “Marta sui Tubi e “Carne con gli occhi”: quando la musica è senza guinzaglio”, www.gazzettadiparma.it, 25 marzo 2011
[2] Ercole Gentile, www.rockol.it, 28 marzo 2011
[3] Maurizio Maschio, Rockerilla, aprile 2011
[4] Mauro Zanda, BLOW UP., aprile 2011, pag. 86
[5] Stefano Solventi, www.sentireascoltare.com, 22 marzo 2011
[6] Marco Lo Giudice, www.ondarock.it, 14 aprile 2011