Mediazione: problemi di Costituzione? (non solo!)


Categoria: DIRITTI COMUNI

lunedì, 2 luglio 2012

È stata fissata l’udienza per la discussione sulla questione di incostituzionalità della legge sulla mediazione obbligatoria.
Potrebbe essere solo la soluzione parziale in ambito nazionale, ( infatti pende anche un ricorso davanti alla Corte di Giustizia Europea ) ma tutti con il fiato sospeso fino al 23 ottobre 2012, anzi fino a dicembre 2012 data entro la quale sarà resa pubblica la sentenza. Qualcuno sussurra che i tempi sono stati suggeriti dalla opportunità di operare eventuali adeguamenti legislativi che consentirebbero in caso di parziale accoglimento delle tesi del ricorso di non annullare tutto l’impianto e  per evitare  le conseguenze gravissime che si evidenzierebbero sul piano del diritto (come considerare le mediazioni che hanno  prodotto risultati ?) con ricadute pesanti  sugli aspetti economici,  per gli importi versati  dalle parti agli istituti di mediazione e sulle spese di addestramento ( e aggiornamento) che hanno coinvolto migliaia di potenziali “conciliatori”.

La questione di legittimità costituzionale riguarda:
•    l’obbligatorietà del tentativo preliminare del procedimento di mediazione,
•    l’esperimento della mediazione indicato come condizione di procedibilità della domanda giudiziale,
•    il fatto che l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto o rilevata d’ufficio dal giudice,
•    la disposizione relativa agli enti di mediazione (enti pubblici e privati) che diano garanzie di serietà ed efficienza ai quali ci si può rivolgere per gestire il procedimento di mediazione.
È difficile che la Corte  decida in senso contrario all’obbligatorietà, ma speriamo, che sul piano legislativo, si possa  intervenire  per modificare aspetti che si sono dimostrati carenti.
Tenendo ben presente che la mediazione obbligatoria riguarda tutti e non solo gli addetti ai lavori.
La mediazione potrebbe essere più utile e aiutare l’efficienza e la tempestività del giudizio civile, se si  fosse previsto che si potesse  concludere, con una prima “valutazione” circa l’oggetto del contendere, per offrire alle parti, prima del processo, una “indipendente” e “alternativa” valutazione della propria posizione. La mediazione valutativa è adombrata in un articolo della legge che prevede l’utilizzo della proposta di conciliazione  da parte del giudice, ma andrebbe consolidato e ampliato e tenuto in opportuna considerazione dal magistrato di primo grado. Così pure i magistrati di appello potrebbero meglio sfruttare la facoltà che la legge assegna loro di rimettere le parti a un procedimento di conciliazione.

Tutto questo si favorirà solo curando preparazione dei “Mediatori”.
Questi oggi sono tiranneggiati da una obbligatorietà di un pesante tirocinio assistito. Per cui fatto il corso è necessario ottenere l’iscrizione almeno a un organismo e poi effettuare l’assistenza a 20 udienze e poi sostenere un ulteriore corso ogni due anni.
Ma  perfino  il tirocinio spesso diventa un sogno per molti che pure hanno investito almeno un migliaio di euro nel corso, ma che saranno inesorabilmente non confermati, per non aver potuto mai neppure assistere a un procedimento, dopo essere stati  illusi dalla pubblicità di organismi per i quali l’addestramento è il vero affare, che semmai consente l’iscrizione a un elenco ma non l’affidamento di un solo incarico! Altro che 70.000 possibili carriere come recita una ossessiva pubblicità radiofonica!

Gli organismi già operativi e presenti in tutte le province sono 630 con oltre 1500 sedi operative, più difficile calcolare il numero dei mediatori per la possibilità di iscrizione multipla( fino a 5) con un calcolo prudenziale di 10 per sede siamo già a oltre 15000 unità. Il numero più rilevante di pratiche viene affidato attraverso gli avvocati che per lo più si rivolgono all’organismo di mediazione dell’ordine. Nel  periodo marzo 2011 marzo 2012 Si sono registrate ben 60.810 mediazioni di cui 40.162 sono già state definite; il valore medio delle controversie si attesta intorno alla cifra di € 93.700. Mentre non è reso noto il numero degli accordi di mediazione che hanno superato la valutazione di validità del Giudice. Sono le CCia ( 20.000 procedimenti) e gli ordini forensi (stima 35.000 non esistono statistiche ufficiali Italia) a fare la parte del leone nella mediazione obbligatoria, ai 1500 privati restano solo una parte molto residuale.
Il ruolo degli avvocati è preponderante e la presenza anche nella procedura fissa, si intravede il rischio che al momento dell’affidamento della pratica l’affidante possa condizionare l’affidamento dell’incarico, visto il gran numero di enti rispetto alle richieste. Dal momento che la scelta del “Mediatore” è sostanzialmente discrezionale, ed è legittimo che  i soci fondatori e finanziatori, dei vari enti, tendano ad  accaparrarsi le pratiche più interessanti o ad affidarle a persone di fiducia,  e visto il numero ancora esiguo di procedimenti,  a disposizione, la conseguenza è che vengono inesorabilmente tagliati fuori quelli che senza appoggi particolari, partecipando a  un corso di formazione (e una laurea o un iscrizione a un ordine professionale) hanno sperato di trovare uno sbocco professionale. Per alcuni enti il tirocinio già effettuato è necessario per assegnare una mediazione e così  non assegnano mediazioni se non ai soliti noti. Altri gli organismi di  enti pubblici come le Camere di Commercio hanno chiuso le iscrizioni da tempo).

Oggi troppi procedimenti continuano a concludersi senza la presentazione della parta chiamata (e generalmente senza la comparizione della più forte e organizzata che preferisce rimandare a un giudizio che arriverà dopo molti anni!), la statistica ufficiale al 31 marzo riporta solo un 35% di giudizi con la presentazione del  convenuto,  con un 48% di accordi raggiunti alla presenza delle parti.
La scelta di non presentarsi in mediazione è il problema principe, viene scoraggiata dal legislatore, ma inevitabilmente i profili attuali non condizionano sufficientemente la parte più forte e attrezzata, che semmai pur avendo torto,  ma utilizzando qualificate consulenze legali può rimandare di molti anni la conclusione della vicenda. Per questo  il 65 % dei procedimenti si conclude con un sostanziale nulla di fatto, che spesso è solo una proroga di almeno cinque o sei  anni per vedersi riconosciuto un diritto. Cavilli legali permettendo. E non risulta al momento un’azione energica della magistratura per stroncare questo atteggiamento dilatorio, solo così sarà possibile reprimere il fenomeno che danneggia solo chi potrebbe avere ragione.

Francesco de Majo