Offlaga Disco Pax. Gioco di Società. Un matrimonio tra elettronica e racconti epici


Categoria: SPARTITI DI MASSA, Tracce d'artista [J-O]

mercoledì, 23 maggio 2012

Piccola storia ultras è diventato il grimaldello che ha scompaginato l’estetica musicale di un mio amico. Un brano del nuovo album degli Offlaga Disco Pax. La politica e l’impegno sociale nelle canzoni l’avevano ancorato ad una certa tradizione musicale, quasi non fossero più rintracciabili note che accompagnassero la bellezza della profondità delle liriche, parte della colonna sonora personale.
Le idee, la politica, la storia del nostro paese, il calcio e Gheddafi “ripreso a bombardare”, di questo parla Piccola storia ultras su un tappeto di minimalismo elettronico tanto distante dalle sonorità acustiche della tradizione popolare.

Gioco di società arriva quattro anni dopo Bachelite senza che la band sia rimasta ferma tra ep, partecipazioni e video. Un album che – per quanto sia definito da molte parti fedele alla linea del gruppo di Reggio Emilia – è il frutto di una maggiore improvvisazione rispetto al precedente come dice Daniele Carretti in un’intervista <<risultando più liberi e meno legati a schemi, cercando di fare quello che ritenevamo interessante fare>> [1]. Nonostante i campi  aperti il lavoro risulta più <<armonico>> degli altri, <<viviamo i nostri brani come vere e proprie canzoni, in cui le parti strumentali danno forza al declamato e viceversa. Come officiare di volta in volta il matrimonio tra una cosa e l’altra, è la nostra croce e delizia, ma alla fine i divorzi sono stati rarissimi>> [2].

E non c’è traccia di divorzi nelle recensioni sull’album, a dir la verità tante a testimonianza di un’accresciuta attenzione verso gli ODP, che però mostrano un certo appiattimento sul tema dell’univocità e particolarità delle loro canzoni facendo ricorso banalmente al binomio amore/odio nei loro riguardi come premessa o conclusione dell’adesione al loro progetto.

Cominciamo dalla positiva recensione di Stefano Solventi che pur trovando qualche momento di stanca ci spiega di alcune novità del disco, in particolare nell’ambito sonoro, rispetto ai precedenti, <<suoni caldi, cardiaci, tarati sull’emotività della narrazione, mossi da un dinamismo interiore che non cerca l’assalto alla Robespierre>>.
Nelle storie i decenni ’70 e ’80 continuano ad essere presenti, ma si avverte più di un aggancio al presente la cui pesantezza viene <<compensata dal ricorso a riff di tastiera sempre ingegnosi e mai ciarlieri>>. Desistenza e Parlo da solo sono i due brani da cui intravvedere il futuro della band perché forse rappresentano il concetto di canzone più di ogni altra scritta dagli ODP [3].

Di novità ci parla anche Gianluca Ciucci sia per le liriche asciugate e funzione diretta del racconto e sia per il suono anch’esso in correlazione alla storia perché più spesso diventa tappeto che la sostiene. La chitarra si sente meno lasciando spazio al basso e alle tastiere. Qualche nostalgia per l’epica e la drammaticità, non eguagliata, di certe canzoni di Socialismo tascabile e Bachelite, ma sempre  un album di <<ottima fattura>> capace di <<raccontare tratti di vita sublimandoli in brani di epopea. Come avviene in particolare in “A pagare e morire…” e “Tulipani>> In particolare Tulipani che narra del ciclista Johan Van Der Velde che nella corsa solitaria rischiò di morire dal freddo sul Gavia nel Giro d’Italia 1988 [4].

Laura Albergante è di diverso avviso per il confronto con il passato: nulla da invidiare. Sono sempre loro, è sempre Reggio Emilia <<epicentro del bene e del male, di racconti tragicomici e inaspettate aperture emotive – piccolo mondo antico Fogazzaro di tutti noi, alla ricerca di un sollievo dal tempo che scorre. Inesorabile>>. Un’adesione totale per un gruppo che non si muove dalla strada maestra. Come notano in tanti lo spartito sonoro si asciuga e le chitarre che quasi scompaiono rispetto ai precedenti così come i versi colgono qualche momento di intimità in più [5].

La sostanza della recensione di Enrico Gentile non si discosta molto dalla precedente con il loro stile musicale, il cantato, la centralità di Reggio, un minimalismo più evidente. Sono gli inconfondibili Offlaga Disco Pax a venir fuori da Gioco di società con <<le parole, la voce ed i temi di Collini e soci ad attrarre e trasportare nel loro mondo di ieri e di oggi>> [6].

Maurizio Blatto scrive uno dei migliori giudizi sul disco che supera il “conflitto d’interesse” generato dall’essere un fan dagli esordi, <<a Woody Allen Manhattan a noi Reggio nell’Emilia>> scrive il nostro. Un’adesione che pone gli ODP al di sopra del lavoro svolto finora. Elettronica che assume significati nuovi e personali, <<quasi una ragnatela dei corrieri cosmici (Klaus Schulze) sfaldata dalle onde dell’oggi (Oneohtrix e avanti)>>, storie eroiche, profonde, coinvolgenti come  Piccola storia ultras <<bomba ritmica da 11 su 10 nelle pagelle dei quotidiani sportivi e musicali>> [7].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: post-rock
Offlaga Disco Pax
Gioco di società
etichetta: Venus
data di pubblicazione: 6 marzo 2012
brani: 9
durata: 42:03
cd: singolo

[1] Marco Pipitone, www.ilfattoquotidiano.it,  13 marzo 2012
[2] È quanto dichiara Max Collini in un’intervista “concessa” ai Giardini di Mirò, “Gioco di società? Buona Fortuna!”, Rumore, marzo 2012, pag. 27
[3] Stefano  Solventi, www.sentireascoltare.com, 6 marzo 2012
[4] Gianluca Ciucci, www.indieforbunnies.com, 16 marzo 2012
[5] Laura Albergante, www.myword.it
[6] Ercole Gentile,  www.rockol.it, 15 marzo 2012
[7] Maurizio Blatto, Rumore, marzo 2012, pag. 27